THIS THEATRE IS A MORGUE: il dittico esplosivo di Vincent Giampinoย con Greta Francolini

Short Theatre questโ€™anno si รจ presentato come un habitat contenitore di atmosfere, relazioni e attivitร  โ€œpedagogicheโ€, spazi per il non ancora qualificabile da attraversare piรน come spazio di desiderio piuttosto che prodotto momentaneo. Lโ€™inedito Palazzo dei Congressi allโ€™EUR รจ simbolo di come riqualificare e ri-coreografare gli spazi, ridisegnarne la storia.ย Abbiamo partecipato agli ultimi quattro giorni di Festival, due alla Pelanda e gli ultimi due al Palazzo delle Esposizioni. Il percorso che desideriamo raccontare si snoda in tre punti, scegliamo tre spettacoli che creano un percorso rappresentativo del momento che stiamo attraversando, accennando agli altri lavori, sfumature necessarie che approfondiremo in un secondo momento. Dopo aver assistito allaย performance diย Rabih Mrouรฉ,ย artista che esplicita i meccanismi inimmaginabili di violenza come quello che si perpetua a Gaza, in maniera estenuante, per interessi di un sistema patriarcale e capitalistico, ed esserci sposatate daย Elena Antoniou,ย per assistere ad una performance legata al โ€œgazeโ€, lo sguardo, alla necessitร  di uno sguardo diverso e di un ascolto che vadano oltre il linguaggio; abbiamo approfondito per ultimo il lavoro di Vincent Giampino, choreography-maker e performer, che ha portato a Short Theater 2025 “Schau/Stellen”: un dittico coreografico che deriva dal progetto Umlaut.

Schau, che tradotto dal tedesco significa mostra, esposizione, spettacolo, pone una dieresi sullโ€™ inchino, atto del piegarsi a qualcuno, gesto che sancisce lโ€™inizio e la fine di un momento, lโ€™accogliere e il commiato, il ringraziamento e il perdono, la richiesta di grazia e la resa alla condanna.ย 

Attraverso lโ€™indagine e la ripetizione del gesto coreografico, Schau/Stellen svela la natura dello spazio scenico come luogo di dialogo e interdipendenza.

Stellen lavora invece sul dominare e lasciarsi dominare. Una contrattazione costante tra immagine e rappresentazione (in risonanza con LANDSCAPE di Antoniou, vista nello stesso giorno a Short).ย 

Vincent Giampino: SCHAU

Ma partiamo da Schau. Attraverso lโ€™indagine e la ripetizione del gesto coreografico, viene rivelata nuovamente, la natura dello spazio scenico come luogo di dialogo e interdipendenza.

Gambino entra, vestito di nero, in un completo elegante. Unโ€™assistente (Greta Francolini) lo assiste da lontano, quello che sembra voler essere โ€œIL GRAN MAESTROโ€. La performance comincia con un ossessivo piegamento del corpo in avanti, un inchino: la decostruzione dellโ€™atto di inchinarsi.

Significa iniziare dalla fine e creare quella ambivalenza tra il grazie di essere qui e il porre un gesto consuetudinario che in scena attiva in noi la domanda: per cosa ringrazia? Si ringrazia di essere qui? In un tempio; la scena teatrale/ dove il teatro โ€“ esplicitamente anche nella โ€œscenografiaโ€ di un telo calato dallโ€™alto della scalinata con su scritto This Theatre is a Morgue โ€“ รจ morto, รจ un obitorio. Lo diciamo sempre, da sempre e ora รจ nel paradosso di essere in scena. Lโ€™ironia, velata dietro la serietร  di un corpo di marmo, si stanzia su un rullo di tamburi che richiama il Bolero di Ravel, il corpo si irrigidisce in pose che evocano gli scatti di Mapplethorpe, un che di felliniano dentro la cornice astratta del Fregio dellโ€™Agricoltura di Severini del Palazzo.

Lโ€™indagine e la ripetizione del gesto coreografico fanno emergere lo spazio scenico come luogo di scambio e interdipendenza fino al momento in cui, dopo la vestizione di una giacca dalle frange nere arriva lโ€™azione del cantare una canzone pop post punk inchinati, con il cranio che gronda di sudore. La prima parte Parla dunque alle esibizioni che vengono ricevute senza entusiasmo nel pubblico, presentando cosi una critica forte e negativa che indica il teatro come un luogo deprimente e senza vita, un’esperienza noiosa e senza passione.

STELLEN

Lโ€™altra mezzโ€™ora (strettamente connessa) รจ invece Stellen che lavora sullโ€™idea del dominare e lasciarsi dominare. “Stellen” (fare, creare) รจ il secondo articolo di “umlaut”, qui, il corpo, il linguaggio e la scrittura di “schau” si dispiegano, moltiplicandosi all’infinito. Il palcoscenico stesso diventa l’oggetto della scena, spostando il piano della rappresentazione. “Stellen”, o la creazione, รจ dunque la droga di “schau ” .

Attraverso l’indagine e la ripetizione di questi stessi gesti coreografici, Stellen รจ il luogo in cui costruire, manipolare e ribaltare la realtร . La dura rigiditร  dei movimenti nasconde la fragilitร  sempre mascherata dalla durezza, fragilitร  che si espone nellโ€™esaurire il corpo attraverso la violenza del gesto che spezza il fiato, trasuda ed espelle i liquidi manifestando il sangue.ย 

Dal naso di Vincent Giampino inizia a colare del sangue, esperienza che modifica la percezione della realtร  facendoci entrare in una mimesi di vecchio stampo che ci spaventa, apprezzandola. ย Unโ€™azione verosimile si rivela soltanto nel momento in cui anche alla performer-assistente Greta Francolini comincia a uscire sangue dal naso. Tra lo spavento e lโ€™entusiasmo, la performance sembra sfidare le aspettative di un pubblico desiderante sempre di gesti nuovi ed eclatanti, a โ€œeffettiโ€ immediati. Nel linguaggio โ€“ o meglio, nellโ€™oltre-linguaggio โ€“ dei performer si manifesta un atteggiamento di distacco ironico e disincantato: un modo di comunicare che rende evidente come lโ€™atto scenico esista per se stesso, nella propria autonomia, piuttosto che per la gratificazione dello spettatore.

Questa tensione tra apparente vulnerabilitร  fisica e controllo emotivo crea un effetto ambivalente: lo spettatore รจ sospeso tra inquietudine e fascinazione, tra il timore di un reale danno e lโ€™ammirazione per la precisione rituale del gesto. La performance, cosรฌ, si fa specchio di unโ€™ossessione corporea che non cerca applausi, ma si propone come esperienza condivisa, intensa e riflessiva.

Tra emulazione e finzioni: la performance di Vincent Giampino