Short Theatre questโ€™anno si รจ presentato come un habitat contenitore di atmosfere, relazioni e attivitร  โ€œpedagogicheโ€, spazi per il non ancora qualificabile da attraversare piรน come spazio di desiderio piuttosto che prodotto momentaneo. Lโ€™inedito Palazzo dei Congressi allโ€™EUR รจ simbolo di come riqualificare e ri-coreografare gli spazi, ridisegnarne la storia. Abbiamo partecipato agli ultimi quattro giorni di Festival, due alla Pelanda e gli ultimi due al Palazzo delle Esposizioni. Il percorso che desideriamo raccontare si snoda in tre punti, scegliamo tre spettacoli che creano un percorso rappresentativo del momento che stiamo attraversando, accennando agli altri lavori, sfumature necessarie che approfondiremo in un secondo momento. Dopo aver assistito alla performance di Rabih Mrouรฉ, artista che esplicita i meccanismi inimmaginabili di violenza come quello che si perpetua a Gaza, in maniera estenuante, per interessi di un sistema patriarcale e capitalistico, ci siamo spostati da Elena Antoniou, per assistere ad una performance legata al โ€œgazeโ€, lo sguardo, alla necessitร  di uno sguardo diverso e di un ascolto che vadano oltre il linguaggio.

Elena Antoniou – LANDSCAPE

Entriamo. Qualcosa sta giร  accadendo, le luci sono accese, cโ€™รจ un corpo che ci aspetta sopra una piattaforma tra le poltrone in velluto, la gente si accomoda e il corpo continua i suoi movimenti. Non capiamo. A tratti – pronto a scoppiare, eppure non scoppia mai se non nella sensazione accennata dal movimento reiterato del battito  delle mani sul pavimento o del piede.  

Un corpo trattenuto, pronto a esplodere ma che si lascia implodere nei gesti. Un toro che scalcia che batte si alterna ad un felino affusolato, un andirivieni tra il catturare e lโ€™essere catturati, tra chi domina e lโ€™esser dominati, servizievoli e vulnerabili.

Il corpo di Elena Antoniou scarica tensione e abbandono, dominio e sottomissione, vulnerabilitร  e potere. Ogni gesto sembra costruire una drammaturgia personale per chi osserva, ha il potere di creare piccole drammaturgie individuali (se ascoltate) come se lo spettacolo si rigenerasse allโ€™infinito, diverso per ogni sguardo. Unโ€™improvvisazione di sensazioni, quasi biologiche istintive, un corpo che diventa gioco ipersessualizzato o che evoca dinamiche sadomasochiste, che si offre allo sguardo clandestino di un peep show. In questo ribaltamento continuo lo spazio scenico si dissolve e con esso le gerarchie. Una relazione instabile, che tormenta, effimera ma intensa e che invita a partecipare senza poter mai davvero afferrarla.

Il suo obiettivo รจ quello di ribaltare le gerarchie profonde che regolano l’interazione tra spettatore e performer e di azzardare un cambiamento nel modo in cui l’esperienza scenica viene percepita in senso piรน generale.. Questa liberazione dello sguardo significa anche uno spostamento verso esperienze percepite dal corpo nella sua totalitร . La ricerca di Elena Antoniou azzarda un cambio di prospettiva sulle coordinate che regolano lโ€™esperienza scenica, sappiamo che negli anni Settanta il teatro e la danza hanno provato a superare i limiti dello spazio scenico e le rappresentazioni codificate, ancora oggi si cerca di riformulare queste pratiche ma con NUOVE urgenze. Il desiderio รจ di ampliare i confini dellโ€™esperienza scenica, cercando di stimolare lo spettatore non soltanto sul piano emotivo ma soprattutto quello fisico, corporeo, aptico attraverso una liberazione dello sguardo che diventa percezione incarnata.

Antoniou espone cosรฌ il corpo femminile con decisione, senza filtri, oscillando tra corpo desiderante e desiderato, trasformandolo in paesaggio collettivo: lo sovraespone, lo offre intenzionalmente allo sguardo, ne rivendica la complessitร . In LANDSCAPE costruisce dunque uno spazio in cui il corpo politico si rivela in tutta la sua contraddizione: traumatizzato e fragile, ma anche eroticamente seduttivo, ridotto a superficie sessuale. รˆ proprio in questa tensione che la performance trova la sua intensitร , sovrapponendo dimensione intima e collettiva, invitando il pubblico a guardare oltre lโ€™ovvio, a fare esperienza del corpo nella sua totalitร . Una performance che si costruisce da sรฉ, nei movimenti degli altri corpi, dalle scelte intenzionali dei nostri corpi, complici a volte, crudeli altre.

Un corpo come LANDSCAPE: Elena Antoniou a Short Theatre 2025