Uscito nel bel mezzo del Festival di Sanremo, omonimo della canzone in gara, “L’albero delle noci” di Brunori Sas è un viaggio al centro dell’essere. Un resoconto del proprio vissuto descritto dall’amore puro, che non importa se è male o bene.
Il passaggio da essere figlio ad essere padre, l’impressione è quella di tirare le somme della propria vita. Brunori vuole mettere in risalto il sentimento, prenderlo da tutti i punti di vista e raccontarne ogni sua piccola fattezza. Durante l’ascolto ti accorgerai che le paure, anche quelle più banali, non sono mai semplici, ma l’importante è resistere per sé stessi.
La resilienza, la speranza e l’infanzia sono raccontate attraverso le tradizioni calabresi e i pomeriggi domenicali a casa degli zii. La propria terra d’origine vista quasi come un ricordo lontano per il resto dei connazionali. Per chi, invece, ci ha vissuto è un pozzo di rabbia e d’orgoglio, amore e odio, speranza e rassegnazione. Un posto magico collocato un passo indietro nel passato, dove alcuni modi di dire sono circostanziali, formule molto spesso sempre uguali, ma che racchiudono la vera sincerità:
“Padre Eterno, pigghiati pure a mia / Picch’io senza Maria un ci voglio sta’”.
Attraverso l’ironia ci viene raccontata una Calabria dimenticata dalle istituzioni, dove la rassegnazione ha preso il sopravvento e si vive di quel poco che si ha. Brunori durante le interviste a Sanremo ha messo in risalto usi e costumi calabresi, probabilmente nella speranza d’un futuro vero per la propria regione, con la piena consapevolezza che essa si merita di più.
L’amore è pena e virtù, carnefice e vittima, porta a sbagliare e a non accorgersi dei propri errori, d’altro canto è semplicemente devastante, è puro desiderio, è più acqua che fuoco. Dario ci racconta l’ipocrisia spudorata della nostra società, l’alienazione dalla realtà a favore di un mondo sempre più virtuale, e della strana direzione che sta prendendo la società contemporanea, sempre più difficile da capire e più stretta da vivere. In fondo basterebbe poco, banalmente alzare gli occhi dallo schermo e cercare quel che nel mondo più ci piace, semplicemente viversi il momento.
Ci invita a guardare le stelle e cercare il proprio punto cardinale, ma soprattutto il proprio modo di essere.
Nel “Morso Di Tyson” Brunori ci rivela una grande verità, che forse volersi bene veramente è qualcosa di più grande:
“Meno male che ancora ci vogliamo bene /Ora che sembra impossibile /Persino credere all’amore”;
probabilmente l’amore è semplicemente il punto d’incontro fra le persone, ma soprattutto è l’incontro con il proprio io interiore.
Il disco è coinvolgente, mette in discussione e fortifica, l’ascolto non è leggero e spensierato, ma vale la pena dare un ascolto in più, i dettagli sono molteplici e curati minuziosamente. Brunori è quello che ci dovremmo aspettare dal cantautorato italiano.