Ora che il Festival di Sanremo si è concluso, ci è rimasta tutta la sua musica.
Dietro ad ogni brano si celano dei lavori immensi, che prevedono anche la resa dei videoclip ufficiali; ne abbiamo selezionati alcuni che potessero rispecchiare al meglio l’emotività artistica, quelli che secondo noi suscitano una certa balorda nostalgia.
1. Achille Lauro – Incoscienti Giovani / Regia Gabriele Savino
“Incoscienti Giovani” è il cortometraggio vincitore del premio Casa Sanremo – Soundies Awards, diretto da Gabriele Savino – giovane attore e regista di origine pugliese, conosciuto per aver partecipato a Delusion (2022), oltre che co-fondatore dello studio creativo @puroxpuroxpuro.
La narrazione si articola attorno l’alternanza due messe in scena: un palco sul quale performano Achille ed un’orchestra, e le strade di una città tra le quali si muove l’attrice Celeste Dalla Porta. La scelta di girare il videoclip nella suggestiva cornice della Fontana di Trevi non è casuale, quanto un didascalico tributo al film La Dolce Vita di Federico Fellini. ”Ti cercherò in un vecchio film | “Per sempre noi incoscienti giovani” canta Lauro, nel richiamo di atmosfere e simbolismi che hanno reso immortale il cinema italiano, come il bagno notturno di Anita Ekberg e Marcello Mastroianni.
Il contrasto cromatico tra bianco e nero, le inquadrature oniriche e la magnetica presenza dei protagonisti, danno vita a un’estetica sofisticata e nostalgica, capace di evocare immagini sedimentate nella tradizione cinematografica.


2. Brunori Sas – L’albero delle noci / Regia Giacomo Triglia
Come scrive lo stesso Brunori sotto al post dedicato all’uscita del video musicale del brano, L’albero delle noci rappresenta il rapporto armonico del sistema famiglia riprendendo una scena del film Le armonie di Werckmeister (Werckmeister Hármoniák) (2000) diretto da Béla Tarr. Il titolo stesso del film fa riferimento al compositore e organista tedesco Andreas Werckmeister, teorico musicale che coniò il termine “buon temperamento” (in tedesco Wohltemperierte Stimmung), utilizzato per indicare qualsiasi sistema di accordatura che permetta di suonare in tutte le tonalità. È la centralità di questa struttura di legami che – in un gioco tra realtà e referenze cinematografiche – echeggiano i passi e la luce di Fiammetta, e di tutti i pianeti attorno.
Giacomo Triglia, regista e sceneggiatore, firma la direzione del videoclip confermando il sodalizio artistico tra i due. Triglia infatti – oltre ad aver diretto centinaia di video musicali per Sony, Universal e Warner ma anche pubblicità, docufilm e mediometraggi per Mulino Bianco, Dolce & Gabbana, Disney Channel, Sky Arte, RaiPlay, Spotify e RedBull – collabora con Bruniori Sas già nel 2017, curando la regia per un docufilm prodotto da Sky Arte, dal titolo “Brunori Sas – A casa tutto bene”. Lo stesso anno, vinse il premio per il miglior videoclip italiano al Pivi, con “La Verità”, sempre di Brunori Sas.


3. COMA_COSE – CUORICINI
Dall’anima pop ed alternativa – specchio di quella dei Coma_Cose – è il videoclip del brano CUORICINI, diretto da Fausto Lama. Esordiente nel mondo della musica prima come fonico, poi in un progetto cantautorale, Edipo, naufragato, ed infine parte dei duo Coma Cose, con Cuoricini aggiunge una voce alla lista delle precedenti collaborazioni video in POSTI VUOTI e MALAVITA.
Qui, gli artisti si muovono al centro di un quadrato rosa, immersi in uno spazio bianco senza confini. Oltre a cantare e suonare, giocano con una serie di oggetti scenici: due grandi cuori gonfiabili rossi, lettere in plastica lucida, tessuti, corde, un megafono, una carriola e una piccola panca verde.
Grazie a un mix di VFX, effetti fantasma, colori vivaci e un montaggio frenetico, il video assume un’estetica pop vibrante. Le inquadrature variano tra una ricca cornice dorata e una visione dall’alto in formato quadrato, evocando sia la cover del disco che l’adattamento per i social.


4. Fedez – BATTITO / Regia di Byron Rosero
Se si è dibattuto sulla figura di Fedez e sulla (inaspettata) qualità del brano (BATTITO) con il quale ha concorso alla kermesse, il video musicale non si dimostra da meno. Diretto da Byron Rosero – regista e sceneggiatore autodidatta di origine ecuadoriana -, si sviluppa in modo lineare alternando scene dai colori sabbia con altre dai forti contrasti chiaroscuri.
Tuttavia, la scelta d’inserire solo negli ultimi secondi una carrellata velocizzata di spezzoni della vita personale del cantante, non può che echeggiare il circol(ino ndr) mediatico di queste ultime settimane. Non casuali sembrano essere le molteplici clip che lo raffigurano sul palco dell’Arena di Verona (concerto durante il quale fece la proposta di matrimonio a Chiara Ferragni, 4 anni fa) o l’immagine ecografica di un feto, almeno quanto la simbolica caduta di un corpo nell’acqua, l’esplosione di una bomba ed una casa in fiamme. La resa palese del legame tra il brano e la relazione ormai finita trova la sua maggiore didascalità nella presenza dei titoli di giornale – tagliati – che intermezzano i brevi spezzoni video, quali “Fedez la”, “(de)pressione”, “(w)ho are you?”, “(con)tro tutt(i)”, “(Fer)ragni rina(ta) Fedez è ne” e “mentre guai”.


5. Lucio Corsi – Volevo essere un duro / Regia di Tommaso Ottomano
“Volevo essere un duro” è la fiaba che ha incantato questo festival, grazie alla presenza fatata del suo artista, Lucio Corsi, che non poteva esimersi dal donare un piccolo corto cinematografico. La regia del videoclip è di Tommaso Ottomano, quel ragazzo che tanti si sono chiesti perché fosse sempre sul palco con lui: la scena si apre su una cena in famiglia, dove due genitori (Massimo Ceccherini e Laura Locatelli) rimproverano per la disastrosa pagella scolastica il loro figlio Carletto (Alvise Cimatosti) che viene spedito in camera senza cena. Qui comincia la sua ribellione al suono di “Volevo essere un duro”, salta sul letto e fa confusione, tanto che al piano di sotto i suoi genitori sentono dei rumori frastornanti che decidono di chiamare il prete (Leonardo Pieraccioni) per farlo esorcizzare, mentre dal suo poster sul muro della camera di Carletto sbuca Lucio Corsi. Le clip sono tenere ed ironiche e in questo lavoro sofisticato si colgono innumerevoli richiami cinematografici, come “L’Esorcista” o “Ritorno al Futuro”, ma anche ad altri videoclip musicali, come l’inizio di “Black and White” di Michael Jackson o “Walk This Way” degli Aerosmith.


6. Joan Thiele – ECO / Regia di Roberto Ortu
L’ECO di Joan Thiele è delicato, raffinato ed elegante e per rappresentarlo visivamente ha cercato la collaborazione di Roberto Ortu, con il quale ha realizzato molti dei suoi videoclip. L’idea del video nasce da un fantasticare del regista stimolato dai film “Notorious” di Hitchcock e “The Time Is Now” dei Moloko e l’ambientazione si colloca in uno studio di registrazione, bianco candido e dall’arredo un po’ futurista, in cui spicca la figura di Joan, distesa sul pavimento, vestita Chanel e con le sue lunghe trecce, mentre imbraccia la chitarra per richiamare i momenti di jamming con la sua band ed emettere il suo eco.
Roberto Ortu è un professionista nel campo, da anni ha un sodalizio artistico con Marco Mengoni di cui realizzò anche il video ufficiale di “Due Vite”, brano vincitore del Festival di Sanremo del 2023. Ha una visione registica molto analogica e cinematografica, per questo i suoi progetti presentano un mix di elementi vintage e contemporanei.


7. Olly – Balorda Nostalgia / Regia di Giulio Rosati
Il videoclip del brano vincitore di questo Festival vede la regia di Giulio Rosati e per rappresentare al mglio questa “Balorda Nostalgia” viene scelta una pellicola in bianco e nero, con un contrasto accentuato nelle sfumature più scure che omaggia il celebre film “Toro scatenato”. Olly incarna la figura di un pugile acclamato da una folla di tifosi e di fotografi che sul ring si sfida con un avversario immaginario, invisibile; la sceneggiatura si focalizza molto sulla fisicità, sui movimenti di Olly, sui colpi che sferra e su quelli che subisce, visibili solo grazie alla reazione del suo corpo. Alla fine appare tumefatto e sfregiato, privo di forze e quasi k.o. e la prospettiva cambia, diventa più periferica: il finale mostra il campo vuoto, solo con Olly all’interno del ring di combattimento.
Giulio Rosati è da anni un esperto nel video making e i suoi progetti sono caratterizzati da un’eclettica varietà; nel suo piccolo lo possiamo definire un doppio vincitore anche lui, l’anno scorso aveva realizzato anche il videoclip de “La Noia” di Angelina Mango, vincitrice del Festival.


8. Francesca Michielin – Fango in Paradiso / Regia di Giacomo Triglia
L’animo romantico di Francesca Michielin si coglie perfettamente anche nel videoclip del suo brano, “Fango in Paradiso”, con la regia di Giacomo Triglia. La scelta della sceneggiatura è spiccatamente cinematografica, infatti cogliamo una doppia inquadratura che ci mostra diverse fasi della relazione raccontata nella canzone; richiama sicuramente il film “(500) Giorni insieme”, ma anche un po’ “La la land” e “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”.


9. Shablo feat. Guè, Joshua & Tormento – La mia parola / Regia di Enea Colombi
Il videoclip di “La mia parola” di Shablo feat Guè, Joshua e Tormento è un omaggio alla cultura black: ambientato in un club jazz e blues, le persone spiccano con maestria nella pellicola in bianco e nero e le scene corali si alternano a sequenze singole dove appaiono anche gli artisti in gara.
La regia è di Enea Colombi che nei suoi prodotti ha sempre prediletto ambientazioni negli interni o con elementi architettonici, colori sgargianti o contrasti in bianco e nero; spesso si lascia ispirare dalle relazioni simbiotiche tra gli esseri umani e la natura e le sue principali fonti a cui attingere sono l’arte e la moda, campo in cui ha realizzato diverse campagne.


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