Chi è Mark Rothko
È il 25 settembre 1903 quando, a Dvinsk (oggi Daugavpils), nasce Marcus Rothkowitz – in arte Mark Rothko – uno dei nomi di spicco dell’arte americana del secolo scorso. Giunto negli Stati Uniti nel 1913, Rothko frequenta prima Yale, senza laurearsi, e poi l’Art Students League di New York, dove studia con Max Weber; qui entra in contatto con l’ambiente artistico della città, e stringe amicizie con molti dei grandi artisti del periodo, da Milton Avery ad Adolph Gottlieb.
Tra i fondatori del gruppo The Ten, si dedica presto alla ricerca dell’espressione: il suo stile, prima legato alla figura e successivamente alla mitologia e al surrealismo, prima della svolta. Tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta, infatti, si sviluppa lo stile della maturità artistica di Rothko.
Le dramas di Rothko: le sue grandi tele cromatiche
Il pittore inizia a dedicarsi alle emozioni fondamentali, tradotte nei grandi campi cromatici e in forme rettangolari dai bordi sfumati: sono le grandi tele che lui chiama “dramas”. Parlando delle sue sperimentazioni, Rothko le definisce “unknown adventures in an unknown space”. Per capire la sua arte, afferma lui stesso, bisogna accettare di esserne emotivamente coinvolti: le tele sono di grandi dimensioni, pensate per avvolgere l’osservatore, che al dipinto deve avvicinarsi (la distanza ideale per l’esperienza di un Rothko è, secondo l’artista, di eighteen inches, circa quarantasei centimetri).
Nonostante la crescente fama si ritira sempre di più dalla vita mondana. Rothko afferma più volte la sua lontananza dalle grandi correnti artistiche, insieme alla sua visione del colore come strumento: “I’m not an abstractionist. I’m not interested in the relationship of color or form or anything else. I’m interested only in expressing basic human emotions: tragedy, ecstasy, doom, and so on.”
La memoria di Rothko continua ancora oggi
È nel 1970 che, dopo anni segnati da problemi di salute e depressione, l’artista si suicida nel suo studio a New York. La sua morte non interrompe però la fortuna della sua opera: negli anni successivi figli, fondazioni, musei e istituzioni hanno continuato a preservarne e studiarne il lavoro, contribuendo a consolidare la sua memoria. La fortuna critica e di pubblico di Rothko è, sappiamo, quasi leggendaria, e lo ha trasformato in uno degli artisti più costosi al mondo: nel 2014, per esempio, il suo No. 6 (Violet, Green and Red) è stato venduto per ben 186 milioni di dollari.

La carriera di Rothko in 5 opere
Untitled (Seated Woman in Striped Blouse) – 1933
Acquerello su carta, conservato alla National Gallery of Art. una donna, raffigurata a mezzo busto, indossa un abito arancione con strisce verticali. La figura umana è riconoscibile, anche se non trattata in maniera propriamente realistica. Le forme si semplificano, il colore è espressione.
Antigone – 1941
Olio e carboncino su tela, il soggetto rimanda alla mitologia greca: la tragedia non è illustrata, ma sentita. Il mito diventa punto di partenza per indagare emozioni e conflitti umani.
Untitled (No. 1) – 1948
L’opera segna, di fatto, il passaggio all’astrazione. Ampie forme irregolari galleggiano sulla superficie, emergono e si dissolvono. Rothko usa pennellate leggere, dipinge una tela di larghe dimensioni e anticipa i suoi lavori successivi.
No. 61 (Rust and Blue) – 1953
Olio su tela di dimensioni monumentali, oggi conservato al Museum of Contemporary Art di Los Angeles. La composizione è, apparentemente, semplicissima: grandi rettangoli di colori, sovrapposti, hanno bordi irregolari, e il colore è l’unico protagonista della tela.
Black on Gray – 1969
Il dipinto fa parte di una serie, la Black on Gray series, ideata appena un anno prima della morte dell’artista. Conservata al MoMA, la tela è divisa in due grandi zone, una grigia e una nera, con un sottile bordo bianco. Il colore si riduce, il tono è mutato. Rothko, a questo punto della sua ricerca, cerca di eliminare completamente tutti gli ostacoli tra il pittore e l’idea, e tra l’idea e l’osservatore.