Il cuore che rimbomba a ritmo della musica, i corpi che si muovono a tempo, insieme. C’è chi è assorto, chi si scatena, chi si stringe, si bacia. L’esperienza della musica live è, da sempre, molto di più di un ascolto collettivo: è un’immersione a tutto tondo nell’universo sonoro, crudo e presente, dell’artista. Ma esiste un modo per rendere quest’esperienza ancora più avvolgente, ed è la creazione di una sinergia con un immaginario visivo che accompagni e guidi il pubblico in questo viaggio liquido: i visual dei concerti.
Fin dall’era della psichedelia, grazie ai visionari concerti dei Pink Floyd negli anni ‘60 e ‘70, o grazie alle innovazioni futuristiche dei Kraftwerk negli anni ‘90, questo incantesimo di luci e suoni ha aiutato ad ampliare ed estendere il vissuto sensoriale dei live. Dagli warehouse arrivano invece i primi VJ (video jockey), mixando laser, fumo e immagini come fossero parte dei beat, sperimentando con la componente visiva in tempo reale.

Dagli anni 2000, la musica elettronica si è servita di queste – e nuove, più tecnologiche – geometrie di suono per ampliare il proprio linguaggio, stabilendo un nuovo immaginario artistico che si è evoluto insieme agli artisti pionieri. Incisivi sono l’utilizzo della grafica, dei glitch e delle strobo degli Underworld, o il palco-piramide dei Daft Punk nel tour svolto tra il 2006 e il 2007. Un altro artista rivoluzionario è Aphex Twin, che, in particolare grazie alla collaborazione con l’artista visivo Weirdcore dal 2009, attraverso l’utilizzo di software in tempo reale e interagendo con l’immagine del pubblico stesso, proietta il proprio volto deformato sugli spettatori, trasformando i suoi show in esperienze surreali.


Negli anni più recenti, l’avanzamento tecnologico ha portato a un salto qualitativo e immersivo anche i visual. Nel 2011, Amon Tobin porta uno dei primi esempi di video mapping su una struttura tridimensionale, portando il pubblico a contatto con un’esperienza astratta e interattiva. Flying Lotus, nel 2017, utilizza invece schermi trasparenti per proiettare figure e ambienti tridimensionali, creando un effetto olografico strabiliante, mentre Oneohtrix Point Never mescola anche l’intelligenza artificiale, creando una performance visiva ipnotica.



E ora, quali saranno le nuove rivoluzioni visuali interattive che si presenteranno nei prossimi anni? Che ruolo avrà, che spazio prenderà l’IA in questo universo? Noi, in ogni caso, non vediamo l’ora di viverle, e farci rapire.