Fulminacci è diventato la rivelazione del 2026 e Palazzacci, il suo primo tour nei palazzetti, è il prodotto di anni di carriera: non a caso sette, il numero storicamente perfetto. 

È il mio quarto concerto di Fulminacci dal suo esordio nel 2019 e come ogni volta percepisco l’emozione e l’allegria diffuse tra il pubblico, l’energia e la voglia di ballare. 

L’ingresso, i musicisti e il passato teatrale di Fulminacci

L’ingresso su Forte la banda hapresentato al pubblico gli incredibili musicisti della band di Fulminacci: Claudio Bruno alla chitarra, Giuseppe Panico alla tromba, Lorenzo Lupi alla batteria, Riccardo Nebbiosi al sassofono, Riccardo Roia alla tastiera e Roberto Sanguigni al basso, hanno completato maestosamente la serata.  L’accompagnamento musicale è sempre stato il punto di forza dei live di Fulminacci, che negli anni sono cresciuti come lui: dai piccoli club di provincia ai palazzetti, da qualche luce e l’immancabile led a forma di fulmine, a scenografie e visual colorati e sempre diversi. 

Non molti sanno del passato teatrale di Filippo, ma è quello che a mio parere funge da “ingrediente segreto” dell’ottima riuscita dei suoi live: la sua capacità di ballare, performare e cantare in maniera impeccabile sono il prodotto dell’unione delle due arti più antiche e versatili. 

Le staffe da cantautore di una volta

Oltre al saper intrattenere, Fulminacci ha proprio le staffe da cantautore: romano, classe ‘97, due festival di Sanremo alle spalle, ormai strizza l’occhio ai grandi della musica italiana. Le sue canzoni ne sono la prova, perché non stancano mai. Così come il pubblico cantava a squarciagola Baciami baciami,Stupida sfortuna e Maledetto me, la stessa energia si ritrovava in Una sera, San Giovanni, Tommaso e Resistenza, dimostrazione della fedeltà della fanbase di Fulminacci. 

Il concerto ha ritagliato il giusto spazio all’ultimo album Calcinacci che è un contenitore di emozioni diverse. La scaletta era costruita alternando i momenti intimi da torce accese e piantino con L’avventura, che mi ha ricordato un po’ di Lucio Battisti e un po’ di Lucio Dalla, Tutto bene e Nulla di stupefacente, oltre ai capolavori degli album precedenti Le biciclette, Simile, +1 e La siepe, ad altri travolgenti accompagnati dalle sue coreografie con Meno di zero, Indispensabile, Casomai e le storiche Tattica, Niente di particolare, Spacca e Tommaso in versione rockeggiante. 

Concluso il concerto ho subito pensato di voler acquistare un biglietto per il prossimo tour estivo: sicuramente c’entrano i  gusti personali, ma il fatto che non mi stanchi mai di ascoltare dal vivo un artista, penso sia la prova che il suo lo sappia fare davvero.

Fulminacci live a Milano: il primo Forum non si scorda mai