Era il primo maggio quando è stato pubblicato il disco perfetto nel momento perfetto. I Nu Genea sono tornati, e il loro ultimo lavoro si chiama People of the Moon. Già dal titolo è evidente come le sponde del Golfo di Napoli, attraversate nei precedenti Nuova Napoli e Bar Mediterraneo, sembrano ora più lontane: al loro posto emerge una volontà ancora più internazionale, visionaria e cosmopolita. Massimo Di Lena e Lucio Aquilina compiono non più soltanto un viaggio geografico e culturale nel Mediterraneo, ma un’esplorazione più internazionale e allo stesso tempo interiore.

Il titolo del nuovo album

Il titolo dell’album, così come la copertina e le dichiarazioni del duo, suggeriscono infatti un’idea precisa: la “luna” non è soltanto un luogo immaginario, ma uno spazio mentale, lontano dalle pressioni sociali e dalle convenzioni terrestri. Una dimensione sospesa, quasi onirica, che si riflette in un disco meno “napolicentrico” rispetto ai precedenti, pur mantenendo viva quella sensibilità melodica e ritmica che ha reso i Nu Genea riconoscibili in tutto il mondo. 

La forza di People of the Moon dei Nu Genea sta nella capacità di trasformare la contaminazione in linguaggio naturale. Dialetto napoletano, inglese, spagnolo, arabo e portoghese convivono senza che nulla sembri forzato, così come convivono funk, disco, jazz-fusion, flamenco, sonorità afro e suggestioni mediorientali. Ogni lingua viene trattata come uno strumento ritmico, parte integrante della costruzione sonora. Il groove resta il vero idioma universale del disco: tutto scorre in modo fluido, dando vita a un lavoro stratificato ma incredibilmente accessibile.

L’itinerario della tracklist di People of the Moon dei Nu Genea

Ma quali sono, allora, le terre attraversate dai Nu Genea in questo viaggio? Basta seguire l’itinerario della tracklist.

La prima tappa è l’Andalusia. Ad aprire il disco è infatti María José Llergo con Acelera. I Nu Genea sono in Spagna, e noi siamo lì con loro: si percepisce nelle inflessioni vocali, nelle atmosfere calde e sospese. La cantante andalusa introduce sfumature di flamenco che dialogano perfettamente con l’anima mediterranea del disco. Non è un caso che i primi versi del brano parlino proprio di movimento e smarrimento: “Acelera, ace-acelera, pero no sé a dónde va”. È l’inizio di un viaggio senza coordinate precise, guidato più dalle sensazioni che dalle mappe. María José Llergo ritorna poi a metà album con Celavì, altro brano sospeso tra malinconia e groove.

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Il secondo brano, con la collaborazione di Tom Misch ci porta invece oltre Manica. I Nu Genea assorbono tutta la morbidezza jazz, l’eleganza soul e le sfumature lo-fi caratteristiche del musicista britannico. Il risultato è un brano raffinato, leggero ma profondo, in cui groove e introspezione convivono perfettamente.

Dopo questa tappa londinese si torna a Napoli con la voce di Fabiana Martone, presenza ormai centrale nell’universo Nu Genea. Ma la permanenza dura poco, perché il viaggio riparte subito verso nuove coordinate sonore. Con Shway Shway, realizzata insieme all’artista franco-libanese Celinatique, ci si ritrova improvvisamente a metà tra Portogallo ed Africa… praticamente in mare aperto. Shway Shway è un brano ipnotico, magnetico, costruito su ritmiche liquide e percussioni avvolgenti, con sonorità tipiche della bossa nova.

A chiudere il disco arriva poi Gabriel Prado con Ondas do Mar. Musicista e batterista brasiliano, Prado trascina i Nu Genea oltreoceano, verso il Sud America. Qui Napoli incontra il Brasile in modo naturale, quasi inevitabile: samba, jazz e groove mediterraneo si fondono in una chiusura morbida e luminosa. Rispetto alla solarità quasi balneare di Bar Mediterraneo, People of the Moon dei Nu Genea possiede sfumature più notturne e riflessive. Non rinuncia alla danza, ma questa fa da sottofondo a pensieri profondi. Quello che colpisce davvero è l’equilibrio tra ricerca e spontaneità. I Nu Genea continuano a scavare nella memoria musicale globale ma riescono sempre a evitare l’effetto enciclopedico. Ogni riferimento viene assorbito e trasformato in qualcosa di vivo, personale e contemporaneo.

In un panorama italiano spesso chiuso in formule prevedibili, People of the Moon dei Nu Genea rappresenta una rara idea di pop colto e sofisticato ma capace di far muovere il corpo.

People of the Moon parte dall’Italia, dal Regno di Napoli, per spingersi musicalmente molto più lontano

L’itinerario di viaggio di People of the Moon dei Nu Genea