È il potere della televisione che fin dal suo arrivo negli anni ’50, ha avuto un ruolo fondamentale nel plasmare la nostra visione del mondo, creando modelli di riferimento attraverso cui il pubblico si è identificato o da cui si è voluto distaccare. La TV ha avuto la capacità unica di costruire “storie aspirazionali”, mettendo in scena figure che incarnavano il successo, la felicità, e la realizzazione. Questi personaggi sono diventati esempi da seguire, modelli di vita che ci mostrano come dovremmo essere o come potremmo aspirare a diventare.
Allo stesso tempo, la televisione ha dato vita anche ai “cattivi”, a quei personaggi che, con il loro comportamento negativo, sono diventati il contraltare dei modelli positivi, indicando cosa non essere. In questo modo, la TV ha creato una divisione netta tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, invitando gli spettatori a scegliere da quale parte stare. La costruzione di questi personaggi, sia buoni che cattivi, ha reso la televisione un potente strumento di identificazione sociale, capace di influenzare la percezione di sé e degli altri.

Tutto si divide in buono o cattivo. Non c’è un piano intermedio; ma si sa, la realtà è molto più complessa di quella che si vede in tv. E quindi succede che i buoni non sono più tanto buoni e che le bugie possono essere addirittura dette a fin di bene.
Tuttavia alla gente, e Lucio Corsi lo sa bene avendo dedicato a questa gente un intero album, piace sognare. E quindi, in men che non si dica, gli è bastato salire su un palcoscenico piatto, perché schiacciato dal peso dello schermo, ad averlo plasmato nel “personaggio” con cui il pubblico si può identificare o da cui può prendere le distanze. La televisione, infatti, ha il potere di costruire icone, per lo più esasperate e lontane dalla realtà. E’ così che Lucio Corsi è diventato un personaggio positivo in questa storia attuale, un artista che racconta le sue fragilità, le sue sconfitte, e le sue vittorie senza mai perdere di vista la sua umanità. È un narratore genuino che non ha paura di esporsi, di farsi vulnerabile, e proprio per questo il pubblico finisce per affezionarsi. Ecco perché oggi possiamo dire che Lucio Corsi è diventato molto più che un semplice artista: è una persona con cui ci si può riconoscere, una presenza che lotta per restare vera in un mondo che spesso ci vuole lontani dalla nostra essenza.

Ma passiamo alla musica. Ci siamo presi il nostro tempo per ascoltare attentamente Volevo essere un duro e per immergerci nei suoi suoni, nei suoi racconti. Perché questo non è solo un album, ma un viaggio che inizia con il sorgere del sole e si conclude nel cuore della notte, come a voler raccontare una giornata intera o una vita intera. Ogni brano è un tassello che costruisce un quadro più grande, un mosaico di esperienze, emozioni e riflessioni.
Si inizia con “Tu sei il mattino”, il brano che apre l’album, in cui Lucio ci invita a svegliarci e a guardare il mondo con occhi nuovi. È una canzone che ci fa sentire vivi, in grado di percepire la bellezza di un nuovo inizio. Segue “Sigarette”. Il brano celebra il vizio, inteso sia come piacere che come problema, esplorando quella dimensione ambigua della vita in cui si intrecciano desideri e contraddizioni. Ancora una volta, emerge il tema del contrasto tra il buono e il cattivo, in un equilibrio fragile e spesso difficile da districare.


“Volevo essere un duro”, il brano che dà il titolo all’album, è un’introspezione sulle aspettative e le pressioni che ci imponiamo, sul desiderio di essere forti quando, in realtà, spesso ci sentiamo vulnerabili. È una riflessione sulla crescita, su come la vita ci spinga a cercare di essere qualcun altro, dimenticando chi siamo veramente. È un mix di nostalgia e consapevolezza che si mescola perfettamente con il suo sound rock, richiamando le atmosfere più grintose e malinconiche.
Con “Francis Delacroix”, il disco si tuffa nella fantasia, narrando un’avventura rocambolesca tra riferimenti letterari e surrealisti. Un brano che, pur essendo forse il più sperimentale del disco, non perde mai di vista l’essenza di Corsi: l’arte di raccontare storie. E poi c’è “Let There Be Rocko”, che ci riporta indietro nel tempo con il suo spirito rockettaro, un’ode a quei momenti di ribellione e leggerezza che solo un brano dal titolo così diretto potrebbe rappresentare.

“Il Re del rave” è un tuffo nella festa e nel caos. La vita da adolescente o giovane adulto, fatta di musica, luci stroboscopiche, e una voglia di sentirsi liberi e vivi. La canzone descrive quel desiderio di evasione, di trovare un rifugio nei luoghi dove la confusione diventa liberazione.
Poi arriva “Situazione complicata”, che scava nelle difficoltà relazionali, nelle ambiguità di sentimenti che sembrano non trovare mai una direzione chiara. La canzone esplora l’incertezza dell’amore, della connessione, e di come ogni relazione sia, a suo modo, un puzzle complesso da risolvere.

“Questa vita” è la canzone che diventa una riflessione profonda sull’età della consapevolezza, quella fase della vita in cui finalmente comprendiamo il nostro posto nel mondo, ma nel fare questo incorriamo nuovamente nella contraddizione di una vita che ci schiaccia ma non ha alcun peso.
Infine, il disco si chiude con “Nel cuore della notte”, un brano che porta con sé la leggerezza della chiusura di una lunga giornata. È il momento di fare i conti con se stessi, ma anche quello di ritrovare l’energia per continuare a sognare. Un’ode all’amicizia e alla connessione umana, che ci fa sentire un po’ meno soli nel mondo.
In Volevo essere un duro, Lucio Corsi non solo racconta la sua vita, ma ci invita a riflettere su quelle esperienze che ci accomunano. Dall’infanzia e i primi amori (spesso sbagliati), al “giamburrasca rockettaro” che in ognuno di noi vive, fino ad arrivare alla maturità e alla consapevolezza di “Questa vita”. Con un intreccio di ironia e profondità, Lucio ci offre uno specchio attraverso cui possiamo guardarci e riconoscerci. In un’epoca in cui spesso sembra difficile trovare personaggi positivi, Lucio Corsi riesce a essere una figura che, senza arroganza, sa combattere per la sua verità. Un artista che racconta storie, ma soprattutto le vive.