Che suono associamo alla vita lenta? Lo scroscio del mare, il canto degli uccellini, il rumore del vento… Bomba Dischi ha cercato di dare una voce al concept e grazie alla collaborazione di 13 artisti emergenti la lentezza assume un suono inedito.
Lentezza è una parola che non pronunciamo quasi più. Superare i limiti sta diventando il modus operandi per tutti, dove il concetto di scorrere ha perso la s, lasciandoci solo “correre”.


Il concept di Vita Lenta
Verso la metro, per un appuntamento, per i sogni: tutto fatto col cronometro, perché altrimenti sei lento rispetto alle aspettative. Poi, qualche anno fa, Gianvito Fanelli si è fatto testimone di una realtà quasi nascosta e preziosa, mostrandola a tutti, con orgoglio. La Vita Lenta come un mood, uno status, ma è molto più di questo.
È combattere contro i pregiudizi di una società legata alle tradizioni e al “così è”, contro le opportunità che tali non sono, e se ci sono, sono irraggiungibili, vivere in un loop costante fatto di luoghi immutabili ma sinceri. Così, svegliarsi piano piano, impregnarsi dell’odore del ragù e lasciarsi consigliare dai tramonti con i raggi spenti d’inverno, diventano quelle piccole cose in Luoghi dove, nonostante le difficoltà, si è ripagati in emozioni.


Pausa, un momento quasi inconcepibile per i ritmi delle città di oggi, ma non per il sud. Perché pausa non è solo interrompere la concentrazione tra una task e l’altra, ma dedicarsi del tempo per ricordarsi che la vita non è solo doveri, ma è anche vivere, rintocco dopo rintocco.
Il disco Vita Lenta di Bomba Dischi
Il concept vita lenta si è trasformato velocemente (ironia della sorte) in un brand unico e riconoscibile, incastrato di prepotenza in posti dove la lentezza non è mai esistita e, addirittura, spesso criticata. O forse c’è e non si riesce a vederla. Quindi, educare a gustare la vita, con calma: una selezione di electronic / ambient, di artisti da Clap!Clap! a RIP, da Ceri Wax, Bluem, Fenoalteafino a Valerio Bulla che chiude il concept album. Il sussurro del vento, lo scorrere del Po, un coro in lontananza di tifosi allo Stadio Artemio Franchi di Firenze, lo scroscio delle onde del mare di Molfetta sulla riva. Ognuno di loro ha catturato il senso dell’essenzialità in luoghi diversi, sia per morfologia che locazione geografica, regalandoci la semplicità dei suoni che ci circondano ogni giorno ma che diamo fin troppo per scontato.


Un retrogusto dolce/amaro
Sembra del resto già utopico associare un elemento così astratto come la calma a un concreto che sempre più si muove verso una brandizzazione della locuzione. Le conseguenze della viralità delle immagini di vita lenta hanno anche un’accezione negativa e aspra, l’acido che del resto si prova a mangiare un bellissimo e scenografico limone di Sorrento. Sempre di più questa romanticizzazione di luoghi semplici e spesso anche decadenti comporta una gentrificazione del sud Italia, dove panchine fronte mare, piccole botteghe artigianali, stanchi anziani autoctoni diventano attrazioni turistiche e icone macchiettistiche di una ricerca tipizzata di uno stile di vita estremamente romanticizzato.
Sorge quindi il dubbio su un prodotto musicale che effettivamente trasforma in merce 13 momenti di vita lenta, dando prova concreta di come sia diventato prettamente una sensazione associata a un concept.
L’originalità di questo progetto inedito di Bomba Dischi, però, è tangibile: i suoni ambient hanno sempre funzionato e le collaborazioni anche.
Rimane un gusto dolce amaro, di pace dei sensi e di fastidio, di entusiasmo e di rifiuto.
Il concept di vita lenta diventa un racconto non solo del sud ma di tutti, una bussola che punta al nord e oltre, un percorso che ci trasporta ovunque, solo poggiando l’orecchio per un momento e ascoltando.
Un articolo a cura di Emma Pipesso e Anna Rita Miuli