Dal 3 al 6 luglio 2025, il Gazometro Ostiense si trasformerà in una cattedrale digitale, pulsante di luci, suoni e visioni. È Videocittà, festival della visione e della cultura digitale, che quest’anno alza ulteriormente l’asticella: un giorno in più, una rete europea sul cambiamento climatico, e un tema potentissimo — il Sole — simbolo di vita, energia e rinascita, che conclude la quadrilogia avviata nel 2022 (Luna, Terra, Galassia). Il tema è tutt’altro che decorativo: il Sole come energia, rinascita, rischio e possibilità, è il punto da cui ripensare il rapporto tra umanità e tecnologia. Tutto il programma, infatti, sembra orbitare attorno a un’idea di luce come linguaggio, e di corpo come interfaccia.
Immagina: un tramonto sintetico che si ripete in loop sul Gazometro G4, un’alba artificiale che trasforma il metallo in luce. È Solar, l’installazione site-specific firmata da Quayola, che trasforma l’architettura industriale in un corpo celeste, una preghiera laica fatta di laser e meccanica. Dentro il perimetro del Gazometro, decine di bracci robotici proietteranno fasci di luce sincronizzati con la musica in una danza silenziosa che riproduce i fenomeni ottici dei crepuscoli. È un’esperienza a metà tra il rito, il data show e l’ipnosi visiva: non si guarda, si attraversa. E sarà visibile ogni sera, all’imbrunire. Ma è solo l’inizio.

AV Show: l’esperienza è sinestetica
Sul fronte musicale e audiovisivo, la lineup è di altissimo livello. Uno dei momenti più attesi sarà lo spettacolo di Max Cooper, “On Being”, che fonde dati, algoritmi e paesaggi astratti per costruire un’esperienza sinestetica potente. Sarà un’immersione in tempo reale dentro la matematica dell’esistenza, filtrata da beat e visual surreali. Sempre all’incrocio tra intimità ed elettronica si muove Caribou, che con “Honey” porta a Roma il suo nuovo AV show: una sinfonia sensuale e psichedelica che unisce il calore delle melodie alla complessità delle immagini in movimento.
Non mancano le scoperte: okgiorgio, l’enfant prodige dell’elettronica ironica; Noémi Büchi, tra sinfonie digitali e distorsioni classiche; camoufly, artista misterioso dallo stile playful e avanguardista e, per finire, Victoria De Angelis – la bassista dei Måneskin – che abbandona le chitarre per portare in consolle un DJ set visionario, contaminato da elettronica globale e immagini progettate ad hoc. Sarà una delle sorprese più pop e insieme più inaspettate del festival.
Ogni performance è pensata come una mini-opera audiovisiva, spesso inedita, spesso site-specific.




Arte, corpo, macchina: i nuovi confini dell’umano
Ma Videocittà non è solo performance. È anche un osservatorio attivo su come cambia la cultura nel tempo delle intelligenze artificiali, della realtà aumentata e della virtualità percettiva. In questo senso, è da non perdere Onirica(), la performance dei fuse* in cui il corpo si fonde con gli algoritmi, e si trasforma in sogno generativo. Un viaggio dentro il subconscio digitale, in equilibrio tra scienza e poesia.
Una delle proposte più radicali sarà ENO, documentario su Brian Eno che si riscrive ad ogni visione: montaggio e colonna sonora sono prodotti in tempo reale da un software generativo, rendendo ogni proiezione diversa dalla precedente. Una sfida alle narrazioni tradizionali, che diventa manifesto di una nuova grammatica visiva.

La sezione videoarte è densa e affascinante. Ci sarà la prima italiana dell’opera digitale di Lu Yang, che fonde arte religiosa, cultura manga e simulazioni 3D in un universo postumano. E ancora Lawrence Lek, con le sue simulazioni immersive in cui si alternano sogni architettonici e distopie metropolitane. Chi vorrà letteralmente cambiare piano di percezione potrà provare Ayahuasca – Kosmik Journey, un’esperienza VR creata da Jan Kounen, che simula il viaggio lisergico dello sciamanesimo amazzonico. O immergersi in #Alphaloop_VR, performance cyber-sciamanica di Adelin Schweitzer, dove il pubblico diventa parte attiva di un rito digitale.
Non va dimenticato poi il progetto CO‑VISION, piattaforma che coinvolge artisti da 12 Paesi per riflettere sul rapporto tra arte e ambiente. Un’installazione che sarà visibile durante tutto il festival, e che amplia lo sguardo europeo della rassegna. Accanto, l’Agorà Professionale ospiterà produttori, curatori e istituzioni culturali internazionali, in una dimensione che è anche networking e filiera.
Un festival manifesto del presente
Nel dettaglio, ogni serata sarà un mini-festival a sé, un manifesto del presente. Si parte giovedì 3 luglio con l’apertura ufficiale di Solar e Onirica, le prime proiezioni di ENO, e una selezione di videoarte. Venerdì 4 è la serata di Max Cooper e Victoria, sabato 5 tocca a Caribou ed Ela Minus, e domenica 6 chiude Dardust con Franz Rosati in “Urban Impressionism”, a cui seguirà un party globale con Cam Sugar Sound System.
E se state pensando che quattro giorni possano essere troppi o dispersivi, il consiglio è semplice: lasciatevi guidare dalla luce. Arrivate al tramonto, godetevi Solar, e poi scegliete una performance, un talk, o anche solo una passeggiata tra le opere. Perché il vero valore di Videocittà è nel tempo che ti costringe a rallentare, a osservare, a immergerti in un linguaggio nuovo.
In fondo, un festival come questo non è solo un evento: è una soglia. Un’esperienza che ci ricorda come possiamo ancora stupirci, se siamo disposti a guardare diversamente.Videocittà 2025 è molto più di una rassegna. È un manifesto sul rapporto tra tecnologia, arte e natura, che chiude la trilogia avviata nel 2022 e la trasforma in un’ode solare alla luce e alla rigenerazione. E lo fa da un luogo emblematico come il Gazometro, rigenerato anch’esso, simbolo di una Roma che — finalmente — osa guardare al futuro.