Il mese appena passato ha portato con sé una notizia dolorosa per il mondo della musica e non solo: la morte del padre del Neo soul, D’Angelo.

Nato Michael Eugene Archer e figlio di un Pastore pentecostale, era un cantante di chiesa e parte della tradizione secolarizzata del soul, assieme ad Aretha Franklin, James Brown, Marvin Gaye.
Fu uno dei fondatori dei Soulquarians, assieme a Questlove, J Dilla e James Poyser, e di cui facevano parte altri artisti influenti come Erykah Badu, Common, Talib Kweli, Mos Def e Roy Hargrove. Riconosciuti per aver aperto la strada al movimento Neo soul, in un periodo musicale in cui insulti e linguaggio sessista diventano prassi, D’Angelo e i Soulquarians danno spazio ad una nuova mascolinità.

“L’era dell’Acquario è un’era matriarcale e se vogliamo esistere come uomini nel nuovo mondo, molti di noi devono imparare ad abbracciare e nutrire ciò che è femminile con tutto il cuore (cuore-arti).”
D’Angelo e Saul WIlliams, note di copertina per l’album “Voodoo” 

Nella sua carriera, tutti e tre i suoi album sono stati nominati ai Grammy e gli ultimi due hanno vinto il premio miglior album R&B: Brown Sugar(1995), Voodoo (2000) e Black Messiah (2014).

L’uscita del video musicale per il singolo Untitled (How Does It Feel) nel 2000, lo rese un fenomeno per la cultura pop agli occhi di tanti. L’ipersessualizzazione che dovette affrontare però, lo portò ad un decennio di isolamento.

“La musica è più profonda del fare video. Quindi, se mai dovessi arrivare al punto in cui decidessi di smettere di fare video e di esibirmi, non significherebbe che ho smesso di fare musica. La musica sono io. Sarà parte di me fino al giorno della mia morte.”

Anni di pausa, in cui D’Angelo dava il tempo necessario alla sua visione, incarnando la ricerca di autenticità artistica che sfida l’industria del successo.
La sua integrità è sempre stata uno dei punti più forti della sua arte, e la sua attenzione e visione è sempre stata chiara rispetto a che tipo di artista fosse e il tipo di musica che creava.

D’Angelo performa in Gran Bretagna
Foto di Mick Hutson/Redferns

D’Angelo rappresenta ispirazione e l’essere se stessi nella propria espressione artistica. Rappresenta vulnerabilità e forza, per l’anima e per l’arte.
Un polistrumentista, un cantante magistrale, un performer che metteva a nudo l’anima, uno di quei talenti fatti di carisma e autenticità nel modo più virtuoso.

D’Angelo era capace di creare questo spazio espressivo, di intimità inclusiva e amore universale, accogliendo la sua parte femminile e quella della musica, diventando un potentissimo canale d’amore. Con i suoi brani ha esplorato ogni sfumatura di energia sacra che può unire corpi e anime, e nessun altro dopo di lui è riuscito a raccontare la sessualità in un modo così attraente e allo stesso tempo sacro.

Il suo ultimo album “Black Messiah”, uscito nel 2014 durante le proteste nazionali e disordini sociali a causa degli abusi da parte della polizia contro gli afroamericani, è un messaggio contro l’ingiustizia sistemica.
Ci lascia un’eredità di emozioni e innovazione e produzioni senza tempo, che saranno per sempre parte della musica soul e un forte continuum della musica Black, insegnandoci ad unire la sensualità con la spiritualità, la ribellione con il romanticismo, la tradizione con l’innovazione. 

Oggi pochi desiderano e amano nel modo in cui D’Angelo canta. La sua arte ci ricorda che la lotta per l’amore è vitale, e di amare senza remore.

Un’ode a D’Angelo, un mese dopo la sua scomparsa