“Tradire” significa soprattutto venire meno a un rapporto di fiducia: rompere una promessa, una fedeltà, un patto morale o affettivo. Può riguardare una persona, un ideale, una patria, un’amicizia, un amore e perfino sé stessi. Nel 2006, con Tradimento, Fabri Fibra non pubblica semplicemente un disco: forza una porta che nessuno aveva nemmeno provato ancora ad aprire. Il rap italiano viveva ancora in una zona ambigua, spesso rispettata nelle nicchie ma guardata con diffidenza dall’industria musicale e dal grande pubblico. Fibra arriva, invece, con un album ruvido, scomodo, disturbante, pieno di rabbia, ironia tossica e immagini crude. Non chiede permesso: entra. Fu la rivoluzione.

Tradimento di Fabri Fibra è uno spartiacque del rap italiano

Il titolo era già una dichiarazione di guerra. Tradimento è il disco di chi viene accusato di aver lasciato l’underground per una major, ma trasforma quell’accusa in identità. Fibra capisce prima di molti altri che il rap italiano può diventare popolare senza per forza diventare educato. Anzi, il suo successo nasce proprio dal contrario: dall’essere ingestibile, spigoloso, televisivamente inadatto e quindi irresistibile. Non c’è consolazione, non c’è romanticismo, non c’è il cantautore che cerca redenzione.

C’è un personaggio paranoico, provocatorio, a tratti respingente, che racconta l’Italia della frustrazione, della provincia, della fama come malattia e della comunicazione come rissa permanente di quei primi ostili anni 2000, quando tutto stava per cambiare. È uno spartiacque. Il rap smette di essere percepito solo come sottocultura e diventa una lingua possibile del mercato italiano, non perché sia stato il primo album rap importante in Italia, ma perché ha dimostrato che il rap poteva occupare il centro della scena restando conflittuale ed abrasivo. Da quel momento non si è più tornati indietro.

C’è una cosa interessante: tradire viene dal latino tradere, che poteva voler dire sia “consegnare / tramandare”, sia “consegnare con inganno al nemico”. Dentro la parola c’è già una doppia faccia: passare qualcosa a qualcuno, oppure consegnare qualcuno alla rovina. Fibra ha fatto esattamente questo: consegnare all’Italia di quel momento il suo testamento per le generazioni future, riscrivendo le regole del gioco. Con l’inganno di chi sapeva cosa stava facendo, mentre nessuno era ancora pronto: né la scena, né il pubblico, né le major.

Avveniristico. A 20 anni di distanza, sono ancora “Applausi per Fibra”. 

Tradimento di Fabri Fibra compie 20 anni