“Attenzione. La vostra anima sta per essere attraversata, rigirata, ribaltata, esposta, e, forse, guarita”: se ci fosse un trigger warning su This music may contain hope di Raye, dovrebbe riportare più o meno questa dicitura. Perché il nuovo album non è un disco comune, e lo si avverte già dal primo ascolto: è un’esplosione di suoni e stili sapientemente controllati, un racconto-fiume che prende forma come un grande musical hollywoodiano per mettere in scena la storia di un’anima e dei suoi punti vulnerabili, è ecletticità e identità allo stesso tempo, è un lungo intenso viaggio musicale che svuota e riempie l’anima nel giro di poco più di un’ora, lasciandoti tremendamente e semplicemente meravigliato.

Un’epopea emotiva lungo le quattro stagioni
Pubblicato il 27 marzo 2026, il secondo lavoro in studio di Raye, al secolo Rachel Agatha Keen, arriva dopo il successo planetario dell’irresistibile singolo lead Where is my husband!, con il quale l’artista britannica ha dato prova del suo grandissimo talento vocale, di produttrice e performativo. Eppure sarebbe un peccato ridurre This music may contain hope. a contenitore di questo brano. L’album infatti è di più, molto di più.
Innanzitutto è un racconto, che prende le fila dalla grigia stagione autunnale, per attraversare l’inverno gelido e doloroso, fino a rifiorire piano piano con la primavera e lasciarsi andare alla gioia ritrovata dell’estate, secondo quanto spiegato dalla stessa Raye. Questa struttura serve da appoggio e da metafora immediata per l’epopea emotiva costruita con i 17 brani, in cui l’artista crea immagini e scene molto vivide, mescolando pensieri, emozioni e piccoli dettagli quotidiani di vecchie storie d’amore, affetti familiari e giornate significative nella vita di una ragazza nei “late 20s”.


This music may contain hope di Raye: track by track, tra dolore, speranza e felicità
E così si passa attraverso un ventaglio di sensazioni e sentimenti intensi, trasmessi tramite una musicalità altrettanto profonda, con picchi di intensità capaci di toccare corde delicate: ci sono il vuoto, il dolore, l’avvilimento dell’Intro: Girl Under the Grey Cloud. e di I Will Overcome., che diventano qualcosa di più gelido in Winter Woman. e in Click Clack Symphony., terzo singolo estratto dall’album, fregiato della collaborazione con il re delle colonne sonore Hans Zimmer; oppure si tramutano nella disillusione a tratti ironica che troviamo in Beware… The South London Lover Boy. e The Whatsapp Shakespeare., supportata da atmosfere jazz e R&B.


Per uscirne, serve farsi forza, e trovare qualcosa a cui aggrapparsi: Raye lo dice a tutti gli ascoltatori in I Know You’re Hurting. e Life Boat., dove, aiutata dal mantra ripetuto lungo tutto il brano (“I’m not giving up yet”), arriva come un faro nel buio l’ancora di salvezza – la speranza (“Whether you’re going through darkness, there is a future / There’s a way forward / There’s, there’s hope”).
Questa presa di coscienza permette di addolcire parole e pensieri, ed ecco che possono trovare spazio riflessioni sul self-love, come quella contenuta in I Hate the Way I Look Today., la malinconia e la struggente nostalgia di Nightingale Lane. e Goodbye Henry., in cui duetta con la leggenda del gospel Al Green, e il racconto onesto del magico mondo del dating nel 2026 (Skin & Bones.) che porta alla richiesta spazientita “Where Is My Husband!”.
L’ultimo tratto della storia vede la protagonista dell’epopea (sostenuta narrativamente dall’affetto della famiglia con l’introduzione nei brani di messaggi registrati della nonna, il featuring con il nonno Michael in Fields. e con le sorelle Amma e Absolutely) alle prese con l’affermazione di sè, dei propri desideri e della propria strada, che la spingono a lasciarsi andare nella travolgente Joy e nella speranzosa Happier Times Ahead.


Il viaggio musicale di This Music May Contain Hope di Raye
Un vero e proprio viaggio, che non si ferma solo al livello narrativo: la voce di Raye e gli arrangiamenti musicali sono un ottovolante che, tra salite, discese e giri della morte portano l’ascoltatore a vivere atmosfere da jazz club, soul e R&B, mescolate in pieno signature style dell’artista con urban, trap, e tratti più pop e da vera e propria big band. Intenso, profondo, sorprendente: This Music May Contain Hope lascia trasparire il grandissimo sforzo artistico fatto dalla cantante e producer britannica, insieme ai suoi musicisti e al suo team, tutti generosamente citati nel brano di chiusura del disco.

Quando un disco sembra un film: intensità e potenza evocativa di una parabola musicale ed emotiva
Proprio l’ultima traccia, Fin., prende il ruolo dei titoli di coda, da godersi, anche per ritemprarsi e defaticare emotivamente, dopo un album che in effetti ricorda per molti altri aspetti una pellicola cinematografica o un musical della migliore Hollywood: scene rappresentate con dettagli vividi e ambientazioni subito nitide nella mente, testi didascalici che evocano movimenti di scena e coreografie, interruzioni diegetiche della voce narrante e riflessioni meta-musicali come sguardi in camera che rompono la quarta parete, e l’impressione che ci sia una regia che tiene le fila di tutto e sa benissimo dove vuole portarci.
La destinazione è chiara: indagare angoli spigolosi dell’anima per buttare fuori, rendersi onesti e vulnerabili, e trovare consolazione. This music may contain hope di Raye è tanta roba, nella forma, come nella sostanza: è un album musicalmente potente e dalla grande artisticità che parla di speranza e la diffonde allo stesso tempo. É un viaggio di cui tutti dovrebbero fare esperienza almeno una volta, lasciando andare paure e remore, e gettandosi all’avventura, facendo lo sforzo di attraversare generi, mood, emozioni, e percorrere la parabola che dal buio porta ad intravedere la luce.