Dopo il Red Sol Resort, Bofill Taller de Arquitectura cambia linguaggio: il nuovo progetto The Veil prova a mimetizzarsi tra bosco, roccia e mare sulla costa albanese.
Solo poco tempo fa avevamo infatti raccontato il Red Sol Resort, altro progetto firmato da Bofill Taller de Arquitectura sulla costa albanese: un gigantesco complesso color cremisi pensato per imporsi sul paesaggio come una presenza quasi surreale.
Con The Veil, invece, lo studio sembra voler intraprendere la direzione opposta.
Non più l’architettura-fortezza che domina il territorio, ma un intervento che tenta di confondersi con esso, scegliendo colori naturali e una presenza apparentemente più discreta.

Con “The Veil”, il nuovo grande progetto residenziale firmato da Bofill Taller de Arquitectura nel villaggio costiero di Dhërmi, in Albania, lo studio catalano prova a intraprendere una strada diversa: non più imporsi sul territorio, ma cercare, almeno apparentemente, di dissolversi dentro di esso.
Il risultato è un intervento che si muove continuamente tra due tensioni opposte: il desiderio di integrarsi con la natura e l’impossibilità di nascondere davvero la propria scala monumentale.

Un’architettura che si arrampica sulla montagna
Inserito tra il bosco e il mare della costa albanese, The Veil occupa due lotti per un totale di 366 appartamenti e 77 ville distribuite lungo il pendio roccioso. Il progetto segue l’andamento naturale del terreno attraverso una successione di terrazze, gradoni e volumi sovrapposti che sembrano crescere come una formazione organica.
L’impressione è quella di un’architettura che prova a comportarsi come la vegetazione che la circonda: i corpi edilizi si accumulano, si frammentano e si rincorrono cercando luce e aperture verso il paesaggio.
Ma se da lontano il complesso tenta di mimetizzarsi, da vicino rimane riconoscibilissima la grammatica estetica di Bofill. Le geometrie sono ancora severe, modulari, quasi fortificate. Gli spigoli e le masse compatte ricordano chiaramente la logica compositiva che ha reso celebre la Muralla Roja negli anni Settanta.
La differenza principale, questa volta, sta nel colore.

Dal rosso iconico alla palette della terra di The Veil
Negli ultimi anni diversi progetti del Bofill Taller de Arquitectura realizzati tra Spagna e Albania erano stati criticati per il loro impatto visivo molto aggressivo. Architetture rosse, quasi artificiali, capaci di dominare il territorio più che dialogare con esso.
The Veil sembra nascere anche come risposta a quelle osservazioni.
Qui lo studio abbandona le superfici vermiglie che caratterizzavano interventi come Hotel Verne o Red Sol Resort e sceglie invece una palette più morbida, composta da tonalità che richiamano la roccia, il terreno e il bosco mediterraneo.
L’effetto finale è quello di una grande macchia monocromatica verde che, almeno visivamente, tende a essere riassorbita dal paesaggio.
Una scelta che apre inevitabilmente una riflessione contemporanea sull’architettura e sul concetto stesso di integrazione ambientale: basta cambiare colore per rendere un edificio meno invasivo?

Integrazione reale o semplice strategia visiva in The Veil?
È probabilmente questa la domanda più interessante che The Veil porta con sé.
Perché se da una parte il progetto dimostra una sensibilità maggiore verso il contesto naturale, preservando molti alberi esistenti e costruendo attorno alla vegetazione secolare, dall’altra resta comunque un intervento enorme, destinato a modificare in modo radicale il territorio che occupa.
Lo studio racconta di aver definito la composizione proprio in funzione degli alberi presenti sul sito, evitando il taglio di molti esemplari e trasformandoli in elementi centrali di cortili, chiostri e giardini interni.

Un approccio sicuramente più attento rispetto a molte operazioni speculative contemporanee.
Eppure la scala dell’intervento continua a sollevare dubbi. Perché The Veil non smette davvero di essere una “muraglia”: semplicemente sceglie di vestirsi con colori più silenziosi.
Il nome stesso del progetto sembra suggerire questa ambiguità.
Un velo non elimina ciò che copre. Lo attenua.

Il nuovo lusso è diventare invisibili?
Negli ultimi anni l’architettura di fascia alta sembra sempre più attratta dall’idea della sparizione. Resort, ville e complessi residenziali cercano spesso di raccontarsi come “parte del paesaggio”, utilizzando materiali naturali, colori neutri e strategie di mimetizzazione.
Ma dietro questa estetica dell’invisibilità si nasconde spesso una contraddizione evidente: costruire grandi interventi turistici in territori fragili resta comunque un atto di trasformazione potente.
The Veil diventa quindi interessante proprio perché mette in scena questa tensione.
Da una parte rappresenta una possibile evoluzione del linguaggio di Bofill Taller de Arquitectura, meno spettacolare e più contemplativo. Dall’altra lascia aperto il dubbio se questa nuova discrezione sia davvero sostanziale o semplicemente una raffinata operazione estetica.
Una cosa però è certa: anche quando prova a sparire, l’architettura di Bofill continua a farsi notare.
Foto di Bofill Taller de Arquitectura