È il 15 giugno 2010 e, finalmente, viene pubblicato Thank me later, l’attesissimo album di debutto di Drake. Reduce dal successo virale del mixtape So far gone, il giovane rapper canadese – allora poco più che ventenne – si affacciava ufficialmente sul mercato discografico con un carico di aspettative enorme.

Originariamente previsto per l’inizio dell’anno, l’album aveva infatti subito diversi rinvii (e anche un leak a inizio giugno…), soprattutto per perfezionare la produzione, considerate anche le numerose collaborazioni con artisti del calibro di Jay-Z e Alicia Keys. La firma con Young Money (etichetta guidata da Lil Wayne) e collaborazioni di così alto profilo significavano solo una cosa: un debutto con gli occhi del music system puntati addosso.

Thank me later nasce quindi in un contesto di grande hype e pressione, coinvolgendo nei lavori in studio produttori d’eccezione come Noah “40” Shebib, Boi-1da, Kanye West e Timbaland. 

E si sa, i diamanti si formano sottoposti a immense pressioni: il risultato è infatti un album sofisticato, fresco e che riflette l’ambizione di Drake di restare nell’orbita della scena rap e non restare una semplice meteora.

Viene distribuito in formato fisico (ve li ricordate i CD?) e digitale, in un’epoca in cui lo streaming iniziava ad affacciarsi, ed esordisce direttamente alla #1 della Billboard 200, vendendo circa 447.000 copie nella prima settimana negli Stati Uniti.

Dal punto di vista sonoro, Thank me later segue il tracciato à la Kanye di So far gone, diventando un emblema dell’emo-rap. Combina sapientemente rap e R&B, generando atmosfere riflessive e sfruttando ritmiche abbastanza minimaliste e beat ovattati. Il tono che ne risulta è infatti molto introspettivo, il che è riflesso da scelte stilistiche di scrittura. Per esempio, Drake decide di utilizzare la prima persona come chiave espressiva centrale: il pronome “I” (io) compare circa 410 volte nell’album, a sottolineare una narrazione profondamente personale e vulnerabile, in bilico tra ego e insicurezza. Questa scelta si distingue chiaramente nel panorama rap degli ultimi anni 00’s, in cui era ancora dominante una narrazione basata sull’ostentazione della ricchezza e del potere. Drake parla esplicitamente dei propri sentimenti e turbamenti in brani come Fireworks (con Alicia Keys), Karaoke o Find Your Love.

La critica fu generalmente accogliente e positiva nei confronti dell’album, definito fluido e solido, anche se non mancarono alcune osservazioni negative legate alla monotonia nei toni e alla mancanza di maturità artistica di un giovanissimo Drake. Ciononostante, l’album venne selezionato nelle top 10 del 2010 da Time e Rolling Stone. Non male per un debutto nella scena mainstream.

Tra le tracce dell’album più iconiche, spicca Over, che si potrebbe quasi definire un manifesto identitario di Drake. Scelto come primo singolo, uscito a marzo 2010, il brano racconta la tensione che Drake prova tra la fama appena conquistata e il desiderio di rimanere ancorato a terra e fedele a sé stesso. Si intravedono già alcuni connotati tipici di quella che sarà la produzione di Drake: l’utilizzo di fiati e archi cinematografici, testi al contempo ansiosi e auto-celebrativi. “I know way too many people here right now that I didn’t know last year” canta Drake nel ritornello, racchiudendo in poche parole l’alienazione dell’ascesa. 

Tra le altre tracce fondamentali dell’album c’è Find Your Love, uscita a maggio 2010 e prodotta da Kanye West. In questo pezzo Drake cantava più che rappare, anticipando la sua abilità nella fusione dei generi. Miss Me (feat. Lil Wayne), pubblicato poco dopo l’uscita dell’album, è un brano con – anche – un alto valore strategico, avendo cementato il sodalizio artistico con il mentore, a capo della Young Money.

Ascoltando oggi Thank me later, capiamo come l’album abbia avuto per Drake un significato che va ben oltre il debutto commerciale di un artista promettente. Le scelte stilistiche e narrative l’hanno reso un elemento fondante di quel punto di svolta in cui è cambiato il modo in cui il rap poteva essere vissuto e raccontato. 

Da un lato, Drake ha contribuito ad ampliare la poetica del rap moderno, includendo introspettività ed emotività nell’equazione. Dall’altro ha sbloccato la figura del crooner nel rap, con le ballad Find Your Love e Karaoke che hanno aperto la strada alla fusione R&B/rap che avrebbe caratterizzato gli anni 2010. Il suo stile introspettivo ha aperto le porte a una nuova generazione di artisti – da The Weeknd a Travis Scott, da Juice WRLD a Rod Wave – che si sarebbero sentiti autorizzati a mostrare e a sfruttare a livello artistico fragilità, romanticismo e autoanalisi.

La scelta di mettersi al centro della propria produzione musicale ha significato per Drake una forte esposizione a scandali, beef e critiche. Dai dissing con Meek Mill a tema ghost writing, a quello con Pusha T relativo al leak del figlio segreto (aggravato dall’utilizzo scorretto della black face), passando per rapporti tesi con Kanye West, frequentazioni controverse con le allora minorenni Millie Bobby Brown e la cantante Billie Eilish, fino a giungere alla recente faida con Kendrick Lamar. Rimanere costantemente al centro della propria arte ha significato per lui rimanere anche personalmente al centro del dibattito della cultura pop, imparando ad usare le polemiche che negli anni si sono generate intorno alla sua figura per alimentare la narrazione personale e artistica, trasformando la vulnerabilità in chiave mediatica.

A quindici anni dalla sua uscita, Thank me later rimane un documento fondamentale dell’era post-808s & Heartbreak, ma con una voce nuova e personale. È l’inizio di una carriera che non ha mai smesso di evolversi e di influenzare profondamente il modo in cui oggi ascoltiamo la musica.

Thank Me Later: 15 anni dopo l’esordio di Drake