Dal 6 al 7 novembre sarà visibile sul sito ufficiale di Aka5ha Talea, il cortometraggio diretto da Simone Peluso che accompagna l’uscita di Rifiorirai, il nuovo album dell’artista bolognese disponibile dal 7 novembre per Tanca. Un doppio racconto – sonoro e visivo – che esplora i cicli della vita, la perdita e la possibilità di rinascere.

In Talea la vita non si spegne: muta, si trasforma e torna a respirare.

Il cortometraggio che si apre come una ferita e sboccia poi come un seme: un frammento di mondo che germoglia dentro il nuovo album di Aka5ha, Rifiorirai, disponibile dal 7 novembre. Ma più che accompagnarlo, il cortometraggio Talea lo completa. È il corpo che dà forma alle sue radici sonore.

Nel dialogo tra Aka5ha e il regista Simone Peluso, la musica si fa materia, e l’immagine diventa terreno fertile per una riflessione sul tempo, sulla perdita, sul bisogno ostinato di rifiorire.

«L’idea di affiancare un cortometraggio nasce da un’esigenza semplice: il tempo», racconta Aka5ha. «Il tempo ti dà spazio per raccontare tutti i movimenti emotivi che un disco contiene, cosa che un videoclip legato a un solo brano raramente permette. Non cercavo un video più lungo con dentro tre canzoni, ma un racconto che accogliesse anche i silenzi e i suoni del mondo reale. Un racconto che respira, con pause e risonanze, dove l’immagine non schiaccia la musica ma le cresce intorno».

Il progetto nasce quindi come un gesto di espansione. Talea non è la semplice trasposizione visiva di un disco, ma la sua prosecuzione naturale. È un tempo dilatato, un luogo dove il suono e la visione si contaminano, dove la musica di Aka5ha diventa corpo, e il cinema di Peluso ne amplifica la vibrazione.

«Il corto è nato da un’intuizione di Matteo (Aka5ha), dopo aver concluso il suo disco», spiega Peluso. «Non voleva fare qualcosa che accompagnasse semplicemente l’uscita, ma qualcosa che potesse restare, con un suo percorso. È nato così un dialogo molto naturale, dove le nostre esigenze creative si sono incontrate e hanno trovato un equilibrio.»

Quel dialogo si è nutrito di fiducia reciproca. Aka5ha ha fornito le coordinate emotive, i temi, una sorta di “mappa interiore”, lasciando però al regista la libertà di far emergere la propria scrittura.
«Gli ho dato linee guida emotive, temi e un macromondo da esplorare», racconta. «Ma volevo che la sua visione emergesse pienamente. Solo nella fase finale ci siamo confrontati per far combaciare la sua narrazione con i brani. Avevamo pensato una mappa tra scene e canzoni, ma in montaggio tutto è cambiato. Abbiamo seguito ciò che l’opera chiamava, invece di forzarla verso una direzione prescritta.»

In questo terreno condiviso si muove Talea: un’opera che parla di ciclicità e di rinascita, ma anche della concretezza del corpo e della materia.
Peluso racconta che tutto è partito da un’immagine semplice, quasi arcaica:

«Una ragazza che trascina un albero secco in una vallata per poi ripiantarlo. Tanto concreta quanto carica di significato. Da lì ho costruito un racconto che unisse realtà e simbolo. Mi interessava il rapporto con ciò che ci circonda: il fatto di dover avere a che fare con un corpo fisico e, allo stesso tempo, la percezione di appartenere a qualcosa di più ampio.»

Quel gesto – sradicare, trasportare, ripiantare – diventa metafora dell’intera opera. È la natura come specchio dell’umano: fragile, ciclica, mutevole.
Per Aka5ha questo legame con la terra è biografico prima ancora che poetico.

«Sono cresciuto nella periferia di Bologna, immerso nella natura, con le sue bellezze e i suoi drammi. Negli ultimi anni ho attraversato cambiamenti profondi, personali e artistici, fino alla scelta di trasferirmi in città. È stata una morte del “me” precedente e una rinascita. La ciclicità della natura è diventata la radice da cui tutto è nato, quasi in automatico.»

“Rinascere” implica tornare alla vita dopo una fine, “rifiorire” sembra invece un processo naturale, ciclico. In “Talea” queste due dimensioni convivono: per te sono sinonimi o raccontano due modi diversi di resistere alla perdita?

«Per me non sono sinonimi. “Rinascere” lo penso spesso in chiave più filosofica; “Rifiorire” appartiene al regno delle piante, è concreto: cicli che tornano, muoiono e ripartono. É un ciclo dentro il ciclo più grande della vita e della morte, dove può esistere la rinascita.
Rifiorire, invece, è la conclusione (o l’inizio) di tutti quei cicli continui che mi guidano nella vita emotiva, nelle relazioni e nella musica e a cui faccio molta attenzione, perché ci sono chiaramente dei momenti in cui vanno fatte certe cose, momenti in cui vanno fatte altre, rendersi conto che la vita ha bisogno di queste onde, di questa dinamica da seguire, aiuta a lasciare andare quando c’è da lasciare andare e a stringere quando c’è da trattenere.»

In Talea queste parole trovano eco in immagini potenti: la carne tagliata, l’aborto, lo sradicamento di un albero. Tre gesti che raccontano la perdita nelle sue forme più elementari — animale, umana, vegetale — ma anche la possibilità di trasformarla in nuovo inizio.

«Se devo scegliere», dice Aka5ha, «è più una riflessione sulla fragilità. Ma ancor di più sul modo di rispondere alla fragilità. Come rifiorire, nonostante tutto. È questo che celebro: la capacità di trasformare, ripartire, rimettere radici nonostante l’estrema fragilità.»

Peluso traduce questa tensione in una regia fisica, materica, che preferisce la lentezza all’effetto.
C’è una scelta estetica molto precisa — nei toni, nella luce, nella fisicità delle immagini. Quali riferimenti visivi o cinematografici ti hanno guidato durante la regia?

«Mi affascina un certo tipo di cinema che si prende il tempo di osservare. Mi interessa creare immagini che restituiscano la realtà per come si manifesta, senza forzarla. Anche per questo ho scelto di girare in pellicola: cercavo un’immagine più organica, viva, legata a un processo reale.»

Il risultato è un film che vive nella soglia tra corpo e spirito, luce e oscurità, presenza e assenza.
Talea non accompagna semplicemente Rifiorirai: ne diventa il riflesso visivo, la traduzione in immagini di un processo di rigenerazione che è insieme personale e universale.

Come una talea recisa per dare vita a un nuovo germoglio, l’opera di Aka5ha e Peluso nasce da una perdita per ritrovare la possibilità del fiore.
Nel loro linguaggio condiviso – fatto di suono, materia, silenzio e respiro – la fragilità non è più un punto di rottura, ma il luogo esatto in cui qualcosa può, ancora una volta, rifiorire.

Talea
Un cortometraggio di Simone Peluso in collaborazione con Aka5ha
Visibile il 6 e 7 novembre sul sito ufficiale di aka5ha.com
Rifiorirai
Il nuovo album di Aka5ha, prodotto insieme a IOSONOUNCANE,
disponibile dal 7 novembre su tutte le piattaforme digitali e in vinile per Tanca.
Live & proiezione
8 novembre – Baumhaus Culture (Bologna)
Presentazione del disco e proiezione del cortometraggio.
Ingresso libero, ore 21.30.

Talea è il cortometraggio di Aka5ha e Simone Peluso che dà corpo a “Rifiorirai”