Now we wake from a dream, well, baby, what was that?
Tutto riprende una forma ben definita, l’alone patinato scompare. Ora la visuale è più nitida, si spalancano le finestre per disperdere quella nube di fumo che l’aveva inghiottita. “Virgin” di Lorde, il nuovo album uscito questo venerdì per la Universal Music Neozelandese, è respiro, rigenerazione e rinascita.

Leggendo i testi dell’artista neozelandese ho pensato subito ad una delle mie favole preferite, la bella addormentata: sì ok, non c’è nessun principe che è corso a salvarla con un bacio, al contrario: Lorde si è svegliata, catapultata con i piedi per terra nel mondo dopo anni di relazione anestetizzanti, chiedendosi se tutto quello che ha vissuto fosse reale. Ed tutto è strano, come se guardandosi intorno ogni spazio fosse un ricordo permanente in cui muoversi. Per cui porta con sé un martello: the Hammer, prima traccia del disco, è ciò che nel film Inception viene chiamato il totem, quell’oggetto che ti permette di riconoscere il sogno dalla realtà. E Lorde lo sta usando continuamente, per schiacciare il dolore e creare un distacco e sganciarsi dalla gravità che la risucchia giù.

But now I’m crying on the phone
Swearing nothing’s wrong

Il suo rapporto con la sessualità, i disturbi alimentari, il coraggio di rimettersi in piedi ed il rapporto con sua mamma: ogni traccia del suo nuovo album “Virgin” è un capitolo del sogno, getta fuori tutto per non lasciare nessuno frame e riconquistare una libertà che le sembra quasi sconosciuta.

Co-prodotto con l’artista Jim-E Stack, “Virgin” è l’album pop-alternative / synth-pop richiesto a gran voce dai tempi di Pure Heroine a cui Lorde ha risposto. Non imitando il passato, ma sfruttando il caos del presente, lo sconvolgimento emotivo che l’ha assalita per creare qualcosa di assolutamente autentico e conquistare, meritatamente, lo scettro fino ad oggi tenuto ben stretto da Charli XCX.

Artwork “Virgin” – Lorde

Già, perché da Girl, so confusing, non aspettavamo altro che questo: come sarà la nuova Lorde in una brat era che ha letteralmente conquistato il mondo intero? E allora via il folk e la lingua maori e largo a brillantini e palette dai toni chiari che urlano a gran voce rigenerazione e libertà. E giovedì, a Glastonbury, li ha sfoggiati prepotentemente.

L’artwork dell’album, poi, not so confusing: una radiografia del suo bacino con una cerniera e una spirale contraccettiva, per non lasciare nessuna parola o pensiero “non detti”, per non nascondersi dietro convenzioni o tabù e spogliarsi letteralmente di tutto. Una stampa assolutamente intima e potente che mostra al mondo ogni singolo pezzo della sua anima e del suo corpo senza paura, con un tocco di blu.

Long story short: Lorde, la tua libertà è la Virgin Summer.  Te la meriti, corri a prendertela.

Svegliarsi da un sogno: Virgin è la rinascita di Lorde