Coreografa e performance artist, Stina Fors nasce e si forma nel contesto della danza. Attualmente lavora con la voce e la batteria e l’abbiamo vista nel suo spettacolo A Mouthful of Tongue presentato a Scuola Piccola Zattere di Venezia in occasione del Book Launch A Bocca Chiusa (Piersandra Di Matteo) a cura di Edoardo Lazzari.

Durante l’incontro, prima dell’approfondimento della docente, ricercatrice e curatrice Piersandra Di Matteo sull’arte del ventriloquio, Stina ha raccontato di come utilizzi la pratica del Growl, o voce death, per le sue performance, tecnica vocale che deriva dal metal e l’hardcore punk. Questa tecnica diaframmatica, a differenza di quello che sembra, consiste nel allargamento/rilassamento gutturale nonostante il suono duro e apparentemente dannoso per le corde vocali.

Stina Fors vive e lavora a Vienna, si è formata presso la SNDO (School for New Dance Development) di Amsterdam, dove ha sviluppato una passione per il suono e la voce che l’ha portata a creare un repertorio di performance solistiche, tra cui il suo progetto punk, Stina Force.

In A Mouthful of Tongue la performer crea una relazione con l’audience attivando un dialogo ironico attraverso l’uso della voce, la sua pratica vocale, il ventriloquio e – nel finale – la creazione di un immaginario simpatico attraverso gli organi del corpo, la bocca, la lingua. In un controllo nervoso dell’emotività, presentato palesemente in scena, l’artista inizia instaurando un dialogo sulle ipocondrie e ansie sociali, su noi, mondo contemporaneo. Il suo racconto è letteralmente dentro il reale, come dimostra il continuo check del tempo che l’artista fa in gag controllando il suo orologio e il telefono.

Stina Fors utilizza l’improvvisazione e tecniche che agganciano il pubblico drammaturgicamente, la sua comicità e la spettacolarità del ventriloquio e degli armonici, ci mettono a nostro agio tra risate e complicità. Un suono oscuro e brutale emesso da una voce di testa, che risuona e vibra nel cranio, viene messo in relazione alle azioni del corpo della performer, invece dolci e cadenzate. L’ironia, (come suggerisce Di Matteo nella talk precedente allo spettacolo) è intrinseca al ventriloquio perché dettata dal contrasto tra suono emesso e azioni compiute.

Vedere, ascoltare e ridere con Stina Fors coincide con un momento in cui le tecniche audiosonore della performance (della scena artistica attuale) sono molteplici (pensiamo agli autotune, o meccanismi di campionatura/field recording/loop ecc..) e quindi non prodotte dal meccanismo di fonazione. Ci sorprende ritrovare l’abilità di un corpo senza estensioni tecnologiche, corpo che si mostra efficace in una sua competenza artigianale-sonora diventando una simpatica ed estetica operazione artistica carnale. 

Stina Fors: la voce come corpo tra growl, ventriloquio e ironia