Nel centro storico di Roma, tra saracinesche abbassate e botteghe che sembrano appartenere a un’altra epoca, a Via Dei Banchi Vecchi, esistono ancora spazi capaci di sottrarsi all’omologazione. Luoghi che provano a costruire nuovi modi di abitare la città, partendo da ciò che già esiste. È da questa tensione tra memoria e contemporaneità che nasce Spazio MALA, progetto multidisciplinare indipendente a pochi passi da Piazza Farnese.

Spazio MALA uno spazio fluido
Più che una galleria, più che uno studio, più che un atelier, Spazio MALA è uno spazio fluido. Un ambiente che cambia funzione e configurazione a seconda di chi lo attraversa, ospitando residenze d’artista, esposizioni temporanee, momenti conviviali, ricerca, produzione e sperimentazione. Un indirizzo che riflette una nuova idea di creatività urbana: meno istituzionale, più permeabile.
Dietro al progetto ci sono due figure con percorsi molto diversi ma una visione comune. Da una parte Marta Bevilacqua, architetta romana e co-fondatrice di Bevilacqua Architects; dall’altra Laura Ambroseno, imprenditrice italo-americana basata a San Francisco. L’incontro avviene nel periodo immediatamente successivo alla pandemia, quando il centro storico romano – svuotato dal turismo e dalle attività commerciali — rivela improvvisamente la propria fragilità ma anche una possibilità diversa di esistenza.



Una seconda possibilità
Passeggiando nel rione di Via Giulia, Laura si trova davanti a una sequenza di botteghe chiuse, insegne spente, spazi abbandonati che raccontano silenziosamente la trasformazione della città. Da lì nasce il desiderio di recuperarne uno e restituirgli una funzione nuova, senza cancellarne la memoria. Non una “seconda casa”, ma una seconda possibilità.
Il progetto architettonico parte infatti proprio dall’identità originaria del luogo. Prima ancora di essere una lavanderia o una bottega artigiana, lo spazio custodiva tracce ipogee probabilmente legate a strutture termali. Bevilacqua Architects sceglie quindi di lavorare in sottrazione, lasciando emergere la materia e il carattere dell’ambiente: archi a tutto sesto, tonalità terrose alternate a cerulei polverosi, luci basse e raccolte che restituiscono una dimensione quasi domestica, lontana dalla freddezza iperilluminata di molti spazi contemporanei.


Anche l’acustica diventa parte integrante dell’esperienza. Le boiserie e le pareti attrezzate assorbono il rumore e trasformano gli ambienti in luoghi di concentrazione e ascolto. È una scelta che racconta bene la natura di MALA: uno spazio pensato per rallentare, stare, lavorare, incontrarsi.
Ma la parte forse più interessante del progetto è il suo rapporto con il tessuto artigiano romano. MALA nasce infatti con l’idea di creare connessioni tra designer contemporanei e manifattura locale, commissionando a designer emergenti e affermati pezzi sperimentali realizzati insieme agli artigiani della città. Un tentativo concreto di tenere viva una tradizione produttiva spesso invisibile, sottraendola alla semplice dimensione nostalgica.



MALA prova così a costruire un luogo profondamente legato al proprio contesto, ma aperto a linguaggi contemporanei e internazionali. Non una replica del classico “creative hub”, ma uno spazio che conserva ancora qualcosa di autenticamente romano, nella penombra, nei materiali, nella lentezza, nella stratificazioni ed è forse proprio questa la sua forza più interessante.