Abbiamo avuto il piacere di intervistare Whitemary, una delle voci più promettenti e innovative della scena musicale contemporanea. Con il suo stile unico che mescola sonorità moderne e un’intensità emotiva che non lascia indifferenti, Bianca ha saputo portare la sua musica su nuovi livelli, arrivando dritta al cuore del pubblico. Dietro la sua arte si cela, però, un mondo fatto di emozioni, esperienze e una costante ricerca di autenticità. Abbiamo avuto l’opportunità di conoscere più a fondo l’artista esplorando le sue ispirazioni e le visioni che l’hanno guidata all’interno nel suo cammino musicale.

I live di Whitemary sono veri e propri viaggi sensoriali: atmosfere shoegaze si mescolano a pulsazioni da club, in un flusso sonoro che non conosce interruzioni. Ogni performance è un’esperienza collettiva e intima al tempo stesso, dove la ricerca musicale si unisce all’istinto più puro, trasformando il palco in uno spazio libero di emozioni e connessioni. Un momento di immersione totale che rispecchia il percorso artistico di Whitemary: in costante evoluzione, sempre sincero.

La tua musica è fortemente influenzata dalla scena elettronica, ma allo stesso tempo ha una componente emotiva molto intima. Come concepisci la musica elettronica in generale e come ti rapporti con questa scena in continua evoluzione?
La musica elettronica è uno spazio che non ha ancora ceduto del tutto a limiti invalicabili. Per quanto ci sono delle sonorità e delle strutture ormai riconoscibili, tutto può essere parte di un processo di rielaborazione. Le novità sono sempre tante ed è una musica che sta entrando in dinamiche di mercato. Io cerco di trovare dischi e artisti che ho voglia dia ascoltare per più di una settimana, ma magari per un anno intero, affezionandomi, senza consumare e passare oltre.


La scena del clubbing è un mondo molto particolare, dove si vive un’esperienza collettiva unica. Come descriveresti il tuo rapporto con questa scena da fruitrice e come ti fa sentire come artista?
Ho alcuni club o festival del cuore dove so che mi sentirò accolta e nel mio habitat, ma spesso il mio approccio è sempre molto curioso. Spesso sono occasioni dove arricchirsi umanamente e musicalmente, è linfa vitale per un musicista.
La tua musica è chiaramente concepita per il club, ma quando si passa al live il tuo approccio assume toni più shoegaze e atmosferici. Come riesci a fondere queste due dimensioni apparentemente così distanti, e cosa cerchi di trasmettere al pubblico durante le performance dal vivo?
La cosa più importante per me è non interrompere il flusso e quindi non concepire mai i pezzi come singoli eventi che si susseguono, ma come sensazioni che fluiscono una dentro l’altra. La fase di arrangiamento è fondamentale per capire come trasportare l’ascoltatore da un mondo all’altro senza sentirsi strattonato. Poi sul palco cerco di dare tutto e recepire quello che mi torna indietro, dal ballo alle parole fino al suono di synth piu acido e penetrante.

Il jazz ha una lunga tradizione di improvvisazione e sperimentazione ed è anche parte della tua formazione musicale. La musica jazz ha influenzato la tua scrittura e ha mai fatto parte della costruzione delle tue tracce elettroniche? C’è un particolare legame tra questi mondi che senti di esplorare?
L’approccio jazz e di improvvisazione c’è tantissimo nella fase compositiva. Nel jazz non si gioca molto solo tra melodia e armonica ma anche con le forme e le strutture. Ci sono dei canoni che sono stati individuati più per essere rotti che per essere ripetuti. Trovo infinite connessioni tra mondo jazz e elettronico, anche a livello culturale.


Ad oggi è sempre più evidente come la musica possa giocare un ruolo fondamentale nella vita di chiunque, lanciare messaggi o fare semplicemente “staccare la testa” per qualche attimo di leggerezza. Qual è, per te, il compito che ha la tua musica?
Sento che la mia musica ha un duplice scopo, quello personale e quello collettivo, e spero sia così sia per me che per l’ascoltatore. In solitudine il testo e la musica si insinuano nell’inconscio, svelano sentimenti difficili, liberano pensieri a volte inaccettabili. Nel collettivo ci guardiamo l’un l’altro e di questa umanità ne ridiamo. Il ballo serve ad alleggerire tutto, a rompere quelle barriere in cui il pensiero ci rinchiude.
Nel tuo ultimo disco “New Bianchini” parli molto del concetto di “sprofondare” negli “Abissi” (uno dei titoli peraltro dell’album). Sono emozioni davvero forti che vengono racchiuse in un insieme di singoli dal concept impattante. Ti va di raccontare come sei arrivata a racchiudere queste emozioni all’interno di esso?
C’è stato un lungo lavoro di introspezione e poi di selezione delle parole. Le emozioni erano forti e chiare, ma spesso me le perdevo tra le righe. La scelta lessicale ha guidato molto anche poi in fase successiva la scelta sonora.

“New Bianchini”: “New” per te racconta un punto di arrivo del tuo estro artistico (una cartella che è stata finalmente completata) oppure lo vedi come un capitolo di partenza, una trasformazione nel tuo fare musica?
È assolutamente un punto di partenza. La sensazione che stavo elaborando una versione new è stata benzina per la scrittura. Una versione nuova che però si riuniva ad una vecchia, ho rimescolato me stessa in questo disco e non ne è uscita una versione “definitiva” quindi il gioco continua.
Sono passati due anni dall’uscita del tuo scorso album “Radio Whitemary”: se dovessi uscire a cena con la te di due anni fa avresti qualche consiglio da darle?
Pensandoci bene forse non le direi nulla, è stato tutto formativo, forse necessario. Potrei chiedere un’opinione dal passato sul futuro, e quindi su New Bianchini!

Whitemary ci ha raccontato non solo del suo percorso artistico ma anche di quali sono le particolarità che rendono la sua musica così innovativa all’interno del panorama contemporaneo. Bianca ci ha permesso di vedere la sua visione più da vicino, esplorando le emozioni e le esperienze che hanno plasmato il suo nuovo album, “New Bianchini”. Un viaggio introspettivo e intenso che ha condiviso con noi e condivide ogni volta che sale sul palco anche con il suo pubblico.
Una produzione BMB Live Studio
Intervista a cura di Francesca D’Amora e Erica Oliveri
Foto di Francesca D’Amora e Erica Oliveri
Video di Samuele Di Rienzo