Ogni tanto, dalla frenesia dei live estivi emerge un’esibizione che ha il peso simbolico di una fine e l’energia vertiginosa di un nuovo inizio. È il caso di EMMA, che abbiamo incontrato sotto palco al MI AMI Festival 2025, il giorno stesso dell’uscita di “ERA L’INIZIO”, il terzo e ultimo capitolo della trilogia “ERA”: un progetto artistico e personale che fa dell’esposizione, della vulnerabilità e del coraggio una dichiarazione d’intenti.

Sul palco EMMA non canta soltanto: si spoglia, implode, si lascia attraversare. “!!!UCCIDI EMMA!!!” – il titolo del live – non è solo una provocazione, ma un rito, un atto liberatorio. Una fine, sì, ma anche un gesto che apre la possibilità del rinascere. E mentre l’industria corre, cataloga e consuma, EMMA resiste, risponde, rifiuta. E trasforma tutto questo in suono.

Lo abbiamo raggiunto subito dopo il live per un’intervista. Ne è nato un dialogo intenso, in cui la musica incontra il corpo, la paura si mescola alla consapevolezza e la morte artistica si rivela – forse – solo un nuovo inizio.

EMMA abita, rifiuta, distrugge, ama il palco attraverso le sue verità laceranti e intime. Cuce sé al pubblico con il filo universale dell’amore, e la sua musica risulta cruda e sincera.

EMMA nasce in cameretta, mentre ora si mostra e si spoglia davanti a centinaia di persone, anche fuori dall’Italia. Da cosa è nato il bisogno di abbattere le quattro mura intorno a te, di creare qualcosa di più grande?

In realtà non è nato da un bisogno preciso, è stato un passaggio naturale. All’inizio l’idea di salire su un palco mi spaventava, ma allo stesso tempo era un sogno che portavo con me fin da bambino. Quando facevo musica nella mia stanza, immaginavo già di portarla live. I concerti per me non sono mai stati qualcosa di costruito a tavolino: sono nati spontaneamente, e col tempo ho capito che stavano generando un legame autentico con chi veniva ad ascoltarmi. Da lì è scattata la voglia di fare le cose in modo diverso, più profondo. E questo percorso mi ha fatto crescere tanto, anche come persona.

I tuoi live sono momenti intensi, carichi di un amore a tratti dolce, a tratti disperato. Il pubblico partecipa attivamente di questo, come partecipa di EMMA. Tu che rapporto hai con chi ti ascolta?

È qualcosa che va oltre le parole. Sono sicuro che tra chi mi ascolta e la mia musica, non dico con me, c’è una connessione fortissima, speciale. La sento nel profondo. C’è un amore viscerale, e mi accorgo che sono persone capaci di restare in contatto con le proprie emozioni. Non c’è distinzione per me tra artista e ascoltatore: siamo parte della stessa esperienza, ci muoviamo sullo stesso livello emotivo.

Sempre a riguardo dei live, le tue performance sono estremamente fisiche, momenti in cui il tuo corpo vibra come una corda e si fa cassa di risonanza. Che ruolo ha, appunto, il corpo nel tuo immaginario musicale e performativo?

Un ruolo centrale. Sono una persona profondamente emotiva, e vivo la musica attraverso il corpo. Ho proprio bisogno di muovermi per liberare ciò che sento. La mia è una musica “corporea”, che inquieta chi è tranquillo, e invece tranquillizza chi è inquieto. Questo è sempre stato il mio modo di viverla, anche da solo, in cameretta. E oggi quella stessa energia la porto sul palco. È bello vedere che, quando mi lascio andare, anche il pubblico si sente libero di farlo. A volte mi chiedono: “EMMA ma perché chi ti ascolta è pazzo?”. Io in realtà penso che le persone che mi ascoltano siano in realtà molto passionali.

Le dinamiche del mercato musicale possono essere soffocanti e consumistiche. Che spazio e che posizione vuole ritagliarsi EMMA all’interno di questo mondo? Senti di poter avere un ruolo di ribaltamento?

Io semplicemente non ci penso, mi incazzo quando gli altri ci pensano. Non mi sento in competizione con nessuno, faccio musica per tutt’altro motivo, per esprimermi, per dare me stesso al mondo. Quelle dinamiche mi mettono un’ansia terrificante, non sopporto il fatto che in questa società si misuri il valore di un determinato contenuto soltanto in base ai numeri che fa. I numeri sono solo numeri, per me valgono soltanto le persone a cui tocco il cuore, ma è un numero che non si può sapere.

In Era la fine hai ucciso una canzone, perché non la volevi. Ora hai ucciso EMMA. Ma cosa concima questa morte, per te? Di cosa Era l’inizio?

Per me la morte è sinonimo di accettazione. Accettazione di ciò che ho fatto, di ciò che ho scritto e creato. Il mio è un percorso molto personale, come guardarsi allo specchio: può essere doloroso. Quelle canzoni erano difficili da affrontare, e in un certo senso ho avuto bisogno di “ucciderle” per poterle lasciare andare. Questo disco rappresenta proprio questo: la consapevolezza che mi permette di fare un passo avanti. È un modo per chiudere un cerchio e ricominciare.

Una produzione BMB Live Studio
Intervista a cura di Maria Francesca Begossi
Foto di Maria Francesca Begossi

Sotto palco con EMMA: live al MI AMI 2025