“Inquietante” è la prima parola che viene in mente quando si entra in contatto con la musica e l’immagine di Sofia Isella. Sul magazine “Wonderland” è riportata la sua risposta provocatoria a questa aggettivazione così specifica: “Come altro potrei comportarmi se non in modo inquietante?”; aggiunge “Nient’altro avrebbe senso. Scrivo degli aspetti più disturbanti della sfera femminile – non avrebbe senso comportarmi in modo normale mentre canto di ciò. L’esperienza è anormale, solo estremamente normalizzata.” e conclude con: “A me piace apparire brutta. Sono molto a mio agio nel mettere a disagio chi mi guarda.”


Lo stile dark e volutamente disordinato di Sofia Isella
Sofia Isella, se non fosse ancora comparsa sul vostro radar, è una cantautrice e artista ventenne californiana, che da bambina studia violino e, successivamente, la musica in modo più completo. Un’artista che con piglio feroce e affascinante satira dark scrive di violenza di genere e della condizione di disagio femminile, sfruttando provocatoriamente la sua penna affilata per comporre testi e sonorità dai caratteri duri e sinistri, a cui si accompagna perfettamente lo studio della sua estetica e presenza scenica.
Sofia Isella, infatti, risalta nel panorama musicale femminile grazie soprattutto al suo modo di presentarsi: i capelli disordinati, il trucco specificatamente volto a imitare macchie di sporco su viso e corpo, le movenze studiate ad hoc per accompagnare le variazioni nel tono e volume della sua voce durante le performance live sono tutti tratti peculiari e distintivi dell’artista, che la rendono interessante alle orecchie e agli occhi di molti già dal primo impatto.

Un nuovo approccio della donna artista
È stimolante assistere a questo “nuovo” approccio della donna artista, soprattutto considerando che i suoi sono brani pregni di denunce della realtà misogina in cui siamo immersi. Non possiamo però non riconoscere che tanto di quello che caratterizza l’immagine di Sofia Isella non è altro che un richiamo – meticolosamente studiato – all’immagine sovversiva di gruppi culturali legati al punk e alla loro rivalsa dal disagio sociale tramite un persistente anticonformismo esibito nei confronti della società alla quale si opponevano.
Lo stesso filo logico è alla base della cura estetica dell’artista in questione: il rifiuto dell’immagine della “clean girl”, ancora troppo soggetta allo sguardo guasto del patriarcato, è espresso proprio tramite il rigetto completo di ciò che può soddisfare quello stesso sguardo. Sofia potrebbe cantare le stesse cose con la messa in piega e il trucco perfettamente allineato alle ultime mode, e la sua musica sarebbe comunque notevole; eppure il fatto che la sua immagine sia così distinta, particolare, disturbante risulta essenziale tanto quanto le produzioni o i testi, specialmente se siete capitati di fronte a qualche suo video live dove si percepisce proprio una coincidenza perfetta tra tutti gli elementi.


L’emozione prima dell’immagine
Il suo è un progetto che ci appassiona profondamente proprio per le particolarità di cui sopra e per il modo diretto della cantante di comunicare. Usa modalità spesso pungenti e schiette, che colpiscono come un pugno allo stomaco che però – e qui finalmente citiamo il più grande pregio della musica di Sofia Isella – non rimangono solo una sensazione di pancia, intensa sicuramente, ma che comunque rischierebbe di rimanere solo superficiale. L’ascolto dei suoi brani porta più a fondo rispetto al mero shock dell’impatto, permette di lasciarsi emozionare e incendiare da un dolore così universalmente riconosciuto da essere – purtroppo – familiare, con una gran dose di rabbia, da circa la metà della popolazione mondiale.