Siamo stati alla data di BLANCO dell’8 maggio all’Unipol Arena di Bologna. Un palazzetto pienissimo, persone che cantavano ogni pezzo dall’inizio alla fine e un live che, ancora una volta, conferma quanto Blanco riesca a creare qualcosa di molto più emotivo di un semplice concerto.

La data bolognese arriva durante “Il primo tour nei palazzetti”, il primo vero tour indoor della sua carriera, costruito attorno a MA’, il disco pubblicato ad aprile. Un album molto personale, che dal vivo prende una forma ancora più intensa e diretta.

Sul palco Blanco alterna continuamente momenti più fragili ad altri completamente esplosivi. Corre, urla, si lascia trascinare dai pezzi senza dare mai l’impressione di voler controllare tutto. Ed è probabilmente proprio questo che rende i suoi live così riconoscibili: sembrano sempre succedere davvero, senza filtri.

In scaletta convivono i nuovi brani – “Piangere a 90”, “Maledetta Rabbia”, “Ricordi”, “Anche a vent’anni si muore” – insieme ai pezzi che ormai sono diventati generazionali, da “Blu celeste” a “Notti in bianco”, fino a “Mi fai impazzire” e “Brividi”, cantati dall’arena intera come un unico coro.

Anche visivamente il live resta molto essenziale. Poche sovrastrutture, luci dirette e una band che accompagna Blanco in una direzione sempre più rock e fisica. Tutto sembra costruito per lasciare spazio soprattutto all’impatto emotivo delle canzoni e del pubblico.

A Bologna si aveva continuamente la sensazione che il confine tra palco e platea sparisse. Non soltanto per quanto il pubblico fosse coinvolto, ma perché Blanco continua ad avere un modo molto istintivo di stare sul palco: sporco, emotivo, a tratti caotico, ma mai distante.

Più che cercare la perfezione, il live sembra voler cercare un contatto. Ed è probabilmente questo il motivo per cui, ancora oggi, i concerti di Blanco riescono a lasciare addosso qualcosa anche dopo che le luci si spengono.

Foto a cura di Arneaux

Siamo stati alla data bolognese del primo tour nei palazzetti di Blanco