Quante volte, ascoltando una canzone, avete avvertito un tonfo nella pancia, gli occhi inumiditi o la pelle d’oca non appena una particolare sequenza di parole è stata pronunciata su una serie di note? Quante volte avete pensato stupiti “questo brano parla di me” e quante volte, con altrettanta sorpresa, sentendo per la prima volta il testo di una canzone, avete trovato sollievo e una risposta ai pensieri che vi si arrovellavano nella mente? È la magia della musica, o, come la definiscono semiologi ed esperti di teoria della narrazione, è l’effetto della semiotizzazione.
La capacità della musica popular di emozionare e di suscitare identificazione è infatti legata ad una precisa caratteristica dell’essere umano e del suo modo di leggere la realtà: quella di pensare e di assegnare un senso al mondo attraverso narrazioni, concatenazioni logiche di fatti, storie.

Perché il mondo ha senso: nozioni di semiotica
La disciplina della semiotica, definibile come la scienza generale dei segni e dei modi in cui si comunica e si significa qualcosa, ha al cuore delle sue teorie un concetto fondamentale: gli esseri umani attribuiscono continuamente agli oggetti e alle cose da cui sono circondati dei significati, cosicché la realtà appaia loro identificabile e categorizzabile, invece che caotica e indefinita. Questa è la semiotizzazione del mondo.
Seguendo le teorie dei semiologi Guido Ferraro e Antonio Santangelo (che riprendono a loro volta il lascito di Claude Lévi-Strauss), la mente umana opera raggruppando caratteristiche pertinenti degli oggetti reali sotto un significante che collega ad un significato mentale: in poche parole, riconosce dei segni nelle cose del mondo – segni che fanno parte di “vocabolari” ecodici condivisi in una stessa cultura, motivo per cui “vogliono dire” per tutti la stessa cosa.
È lo stesso principio con cui funziona, ad esempio, il codice stradale: gli italiani che girano per strada sanno all’istante che un cartello triangolare vuol dire “pericolo”, perché quella particolare forma è stata abbinata a quel particolare messaggio.

La cosa interessante è che il significato dei segni molto spesso deriva da storie: è come se venissimo educati con in mente “una sorta di template, pronto in anticipo per farci guardare ai fatti, e avere il piacere di inserirli in uno schema preesistente, e concludere che, dunque, “hanno un senso””, scrive Ferraro in Semiotica 3.0 (Roma, Aracne editrice, 2019). Detto in un altro modo, gli individui riescono a trovare un ordine alla propria esistenza, se applicano ad essa una logica narrativa, se si raccontano una storia di cui sono protagonisti. Le storie, dal canto loro, funzionano in modo molto simile ai segni: un insieme di fatti viene narrato con una particolare concatenazione logica, quindi con una forma precisa, una struttura narrativa riconoscibile, ed è proprio a tale struttura che corrisponde un valore simbolico mentale, un senso.



Le strutture narrative nelle canzoni popular
Che siano romanzi, film, fumetti e – aggiungiamo noi – canzoni, la cultura è colma di testi, discorsi e storie. In questi discorsi, le persone ritrovano esattamente le strutture narrative di cui parlavamo sopra: se esse coincidono con quelle impiegate per interpretare la propria esperienza di vita, allora succede la magia, e scatta l’identificazione. Oppure, se ciò che rintracciano sembra loro essere una valida chiave di lettura del mondo circostante, possono farlo proprio e magari cambiare anche la propria visione delle cose.
Tutto questo conferisce alla musica popular, spesso liquidata come “commerciale”, “leggera”, o “di consumo”, un potere davvero grande (per quanto riguarda la parte testuale, secondo la nostra analisi), e spiegherebbe, almeno in parte, la motivazione che spinge gli individui a spendere tempo, denaro ed energia per seguire i loro artisti preferiti, a tatuarsi versi di canzoni sul corpo o, come dicevamo, a commuoversi veramente all’ascolto di un brano.


Musica pop e identificazione: come ci raccontiamo la nostra vita
Se migliaia di individui si emozionano insieme a Sally, Iris, Anna e Marco, e via dicendo, è dunque perché quelle storie particolari riflettono il modo con cui loro si raccontano la propria esistenza o con cui vogliono raccontarsi la propria esistenza. E se pensiamo che queste storie rientrano spesso in grandi narrazioni comuni a più persone in un determinato periodo storico, capiamo come tali testi siano rilevanti per una cultura, e come siano in grado di comunicare qualcosa di importante su una precisa epoca.
Altro che musica leggera: la canzone popular è un grande strumento di interpretazione del mondo in mano alle persone, al punto da farci affermare che sì, siamo la musica che ascoltiamo.