In un momento in cui la quotidianità è sempre più segnata da sovrastimolazione e affaticamento emotivo, Serotonin – The Chemistry of Happiness prova a trasformare un processo biologico in esperienza spaziale.
L’installazione firmata da Sara Ricciardi, presentata durante la Milano Design Week 2026 in collaborazione con American Express, occupa il loggiato della Pinacoteca di Brera con una struttura gonfiabile immersiva che lavora su percezione, ritmo e sensorialità.

Il progetto Serotonin prende forma attraverso una serie di volumi gonfiabili che si espandono e si contraggono lentamente, creando una coreografia continua che richiama il respiro e il battito cardiaco.

Luce, colore e suono si sincronizzano in un flusso costante, trasformando lo spazio in un sistema dinamico più che in un’installazione statica.

Come spiega Ricciardi, l’idea è quella di una “scultura organica”, un ambiente vivo che non si limita a essere osservato ma che coinvolge il corpo in modo diretto.

Il visitatore non guarda: entra dentro.

La felicità come stato temporaneo

Uno degli aspetti più interessanti del progetto è il modo in cui ridefinisce il concetto di felicità.

Non qualcosa di stabile o raggiungibile una volta per tutte, ma una condizione fluttuante, che emerge, si intensifica e poi si dissolve.
Questa dimensione temporale è resa attraverso il ritmo dell’installazione: un continuo alternarsi di espansione e contrazione che suggerisce un equilibrio mai definitivo.

Anche la percezione visiva viene messa in discussione. Superfici riflettenti, gradienti cromatici e pattern ottici alterano la profondità dello spazio, rendendo difficile distinguere confini e volumi.
Il risultato è un ambiente in cui il corpo viene assorbito dal colore e dal movimento.

Serotonin in dialogo con l’architettura

Una parte centrale del progetto è il contrasto con il contesto.

Da una parte la rigidità e il peso della pietra della Pinacoteca di Brera, dall’altra la leggerezza e la mutabilità della struttura gonfiabile.
Questo dialogo tra opposti – solido e morbido, statico e dinamico – non è solo formale, ma diventa parte del significato dell’opera.

Ricciardi inserisce il progetto in una riflessione più ampia sulla contemporaneità: un contesto in cui gli stimoli sono costanti e spesso eccessivi. L’installazione lavora su una soglia sottile: troppo stimolo genera saturazione, troppo poco porta a una perdita di intensità.

Il punto sta nel mezzo.

È qui che entra in gioco la metafora della serotonina: non come elemento esterno, ma come qualcosa che può essere attivato anche attraverso esperienze semplici e dirette.

Serotonin: Sara Ricciardi porta la “serotonina” alla Pinacoteca di Brera