È il 14 marzo 2021 quando The New Abnormal vince il Grammy Award come miglior album rock. Passano cinque anni, l’attesa si fa infinita, finché il 24 luglio esce Reality Awaits, ultimo album dei The Strokes. Dopo pezzi come Brooklyn Bridge To Chorus e At The Door, che ci avevano fatto innamorare di un sound indie-rock pulito, malinconico, ricco di synth scintillanti e melodie sognanti, il gruppo torna con un tono a tratti più sperimentale, e con effetti vocali marcati sulla voce del frontman Julian Casablancas.
Il pubblico si divide subito, puntando il dito contro l’uso esagerato dell’autotune. Per noi, invece, è esattamente la voce che ci aspettavamo. E vi spieghiamo perché.

Nel 2009 esce Phrazes For The Young, album debutto per la carriera solista dell’artista che, dopo il successo planetario di Is This It (2001) e You Only Live Once (2006), inizia a coltivare in proprio un gusto per l’elettronica destinato a diventare centrale.
L’elettronica e la collaborazione con i Daft Punk
La conferma ci arriva nel 2013, questa volta attraverso una collaborazione: i Daft Punk lo chiamano per il nuovo album Random Access Memories e nasce Instant Crush, il brano che tutti conosciamo, con quella voce passata per la prima volta al vocoder davanti al grande pubblico. Da quella stessa session nasce anche un secondo pezzo che il duo francese sceglie di non pubblicare: Infinity Repeating, registrato con la partecipazione strumentale dei The Voidz, che resterà chiuso in un cassetto per dieci anni. Uscirà solo nel 2023, come bonus track per il decennale dell’album: un fantasma che anticipava già allora la direzione sonora del frontman.

Il debutto dei The Voidz, autotune e effetto robotico
Nel 2014 esce Tyranny, debuttano così i The Voidz: il progetto parallelo di Julian che diventa il vero laboratorio per queste sonorità robotiche. È qui che troviamo Human Sadness, un brano in cui l’autotune viene spinto fino al punto in cui il testo diventa incomprensibile: la forma supera il contenuto, le parole del brano tratte da una poesia persiana del 13esimo secolo diventano un pretesto per portare il suono in un’altra dimensione.
A nostro parere è poi nel 2018, con Virtue, che raggiunge la piena maturità artistica: l’effetto robotico si fonde completamente con l’identità della band e diventa ufficialmente una firma stilistica. Poco dopo arriva il Grammy The New Abnormal, dove quella stessa sonorità torna, più contenuta, in brani come At The Door. Il mezzo non serve a correggere una voce già straordinaria: cantare come un algoritmo diventa, semplicemente, una cifra stilistica.


La critica dell’autotune tredici anni dopo
Ed eccoci qua, tredici anni dopo quella session mai pubblicata con i Daft Punk, a Reality Awaits: appena uscito il singolo Falling Out Of Love, l’artista viene subito criticato per l’eccesso di autotune. Noi, però, ce lo aspettavamo esattamente così: due anni prima usciva Like All Before You, ultimo album dei The Voidz, dove brani come 7 Horses e Square Wave anticipano quasi nota per nota ciò che ritroviamo oggi in Psycho Shit e Dine N’ Dash.