Poco più di una settimana fa Joan Thiele ha pubblicato il suo ultimo album, Joanita, frutto di contaminazioni e sperimentazioni stratificate che riflettono l’essenza poliforme dell’artista stessa. E’ un disco che sembra sospeso nel tempo, tra immagini istintive ed un ricercatissimo studio delle musiche da film. Ecco che a Roma, negli studi di Umiliani, i suoni sono stati campionati e le note risuonate, in un eterno ritorno al mondo delle colonne sonore italiane degli anni ‘60 e ‘70.
Ma se la musica permea tempi e luoghi anche molto diversi tra loro – pensiamo a Crepuscolo sul mare, conclusione musicale firmata da Piero Umiliani per il film La legge dei gangsters (Siro Marcellini, 1969) e ripresa dopo più di 50 anni in Ocean’s Twelve (Steven Soderbergh, 2004) – potremmo noi pensare ogni brano come la scena di un film?
1. La forma liquida – Joan Thiele
I corpi presentano tracce di violenza carnale (Sergio Martino, 1972)
L’album si apre con La forma liquida, brano dall’interessante rapporto tra testo e suono. La necessità di un amore svincolato da rigidità, sincero, poggia infatti su un senso di disagio che l’ascolto della melodia evoca, rendendone credibile l’immagine complessiva.
Nel film I corpi presentano tracce di violenza carnale (Sergio Martino, 1972), la bellezza estetica dell’attrice si scontra con la crudezza del mondo, frammento di un’indagine oscura e sensuale tra le ombre di un giallo all’italiana: un corpo galleggia nell’acqua, segreto di un desiderio spezzato.
2. Veleno – Joan Thiele
Furiosa: A Mad Max Saga (George Miller, 2024)
Come nel brano precedente il basso regge l’intera canzone, trascinandoci questa volta in un mondo desertico e polveroso, dove un motore ruggisce ed una vendetta prende forma.
In Furiosa: A Mad Max Saga (George Miller, 2024), nel caos infuocato, lei è veleno e sopravvivenza.
3. Bacio sulla fronte – Joan Thiele
Westward the Women (William A. Wellman, 1951)
Polvere, tuoni, cavalli intrappolati nella sabbia e una disperata lotta per la sopravvivenza. Westward The Women (William A. Wellman, 1951), è un film western che mette al centro l’esperienza femminile di un duro viaggio, nel quale l’amore sembra essere un miraggio.
Bacio sulla fronte riflette la fierezza di essere donna nonostante tutto, nel glorificante ritratto di una conquistata verità.
4. Tramonto – Joan Thiele
I segreti di Brokeback Mountain (Ang Lee, 2005)
Il brano evoca l’atmosfera di un tramonto che cala lentamente, portando con sé il peso di un amore silenzioso e profondo.
In I segreti di Brokeback Mountain (Ang Lee, 2005), il paesaggio montano diventa il testimone di una relazione che sfida il tempo, mentre il silenzio tra i due protagonisti è carico di parole non dette.
5. Acqua blu – Joan Thiele
Il talento di mr. Ripley (Anthony Minghella, 1999)
L’acqua che scintilla nel mare, sotto il caldo sole estivo, riflette i dubbi di un amore agli albori. La melodia è leggera, ma carica di tensione.
Nel film Il talento di Mr. Ripley (Anthony Minghella, 1999), le acque cristalline sulle quali un amore non corrisposto viene svelato diventano il riflesso di un inganno sofisticato, immerso nel lusso dei viaggi di un’estate italiana.
6. Occhi da gangaster – Joan Thiele (feat Frah Quintale)
Peccato sia una canaglia (Alessandro Blasetti, 1954)
Il brano esplora il gioco di seduzione e potere, dove “l’occhio del gangster” è lo specchio di un’anima pronta a tutto per sentirsi bene un’altra volta ancora.
Peccato sia una canaglia (Alessandro Blasetti, 1954) si fa strada tra ironia e inganno, in un mondo dove l’amore e la delinquenza si intrecciano in un gioco pericoloso.
7. Eco – Joan Thiele
Il mio nome non è nessuno (Tonino Valerii, 1973)
Una eco di passi nel deserto ed una melodia che riecheggia come un duello solitario, segnato dalla leggenda.
Il mio nome non è nessuno (Tonino Valerii, 1973) racconta la storia di un uomo che cammina senza nome, senza meta, in solitudine, ma con un destino che risuona tra le dune. E se alla fine il west non è più quello dei duelli e della solitudine, ma l’inizio di un’era schietta e sincera, allora occorre una nuova morale.
8. Joanita – Joan Thiele
La fortuna di essere donna (Alessandro Blasetti, 1956)
La melodia si intreccia con il gioco di sguardi e desideri, raccontando il potere (e la condanna) della bellezza.
In La fortuna di essere donna (Alessandro Blasetti, 1956), la protagonista naviga tra ironia e seduzione, un destino che sfida la società e la propria condizione. Il brano accompagna questa danza sottile ed arabeggiante, tra ciò che è e ciò che potrebbe essere.
9. Cruz – Joan Thiele
Kill Bill Vol.1 (Quentin Tarantino, 2003)
Il brano è una dichiarazione di rabbia, il momento preciso e letale della presa di coscienza del proprio valore.
In Kill Bill Vol.1 (Quentin Tarantino, 2003), il sangue scorre tra colpi rapidi e violenti, e la melodia amplifica la determinazione di chi non dimentica. La scena è una danza di furia e giustizia, dove ogni passo è un colpo verso il passato.
10. XX L.A. – Joan Thiele
Malizia (Salvatore Samperi, 1973)
L’estate calda porta con sé il desiderio, sguardi furtivi e momenti d’innocenza perduta.
La tensione tra realtà e frammenti di sogni non può che farci pensare a Malizia (Salvatore Samperi, 1973), commedia sexy all’italiana con Laura Antonelli (icona erotica del decennio) dove l’inganno si mescola con l’emozione, l’attrazione con l’ossessione, e la melodia ci guida attraverso la scoperta e il cambiamento che segneranno per sempre i protagonisti.
11. L’invisibile – Joan Thiele
Paris, Texas (Wim Wenders, 1984)
In Paris, Texas (Wim Wenders, 1984), la scena del viaggio verso Houston alla ricerca della moglie ben si sposa con il brano L’invisibile. La melodia è sottile e malinconica, come il ricordo di un tempo ormai perduto e del dolore di un passato che non si riesce a dimenticare, chiave di un dramma che non si può esprimere a parole.
12. Dea – Joan Thiele
Little Women (Greta Gerwig, 2019)
La melodia è un sensuale inno alla forza interiore della donna quanto essere autopoietico.
In Little Women (Greta Gerwig, 2019), la protagonista sceglie di seguire se stessa, tra sfide e sacrifici, con coraggio. La musica è un accompagnamento potente al viaggio di autodeterminazione che segna la sua vita.
13. Volto di donna – Joan Thiele
8 e 1/2 (Federico Fellini, 1963)
Il testo segue un flusso di pensiero, la melodia riprende un mondo onirico e seducente.
Proprio come in questa scena di 8 e 1/2 (Federico Fellini, 1963), la ricerca di equilibrio si scontra con una confusione esistenziale: l’ambiguità dei sentimenti e dei desideri, il volto di una donna – simbolo di tutte le incertezze di un uomo in crisi-, fanno eco ad una sonorità che sembra rispecchiare questa ricerca impossibile tra sogno e realtà, sospesa tra passione e tormento.
14. Pazzerella – Joan Thiele
Totòtruffa ’62 (Camillo Mastrocinque, 1961)
In Pazzerella, una risata spensierata ci trascina in una Napoli vivace e ironica, chiudendo l’album. Questo brano, leggero e folkloristico, non può che farci tornare in mente una famosissima scena “pazzerella” della commedia all’italiana: l’inganno di Totò nel film Totòtruffa ’62 (Camillo Mastrocinque, 1961), icona di una città autoironica ed astuta.