Finisce febbraio e si conclude questa edizione di Sanremo 2026, l’ultima con la direzione artistica e conduzione di Carlo Conti che ha passato il testimone al suo pargoletto Stefano De Martino. Un’annata un po’ noiosetta e forse più in sordina delle altre, ma proviamo a tirare un po’ le fila prima di lasciarci il teatro Ariston alle spalle.

FLOP: la vittoria di Sal Da Vinci
Che l’ironia dei festival di Amadeus non ci fosse più l’avevamo accettato, ma qui siamo tornati indietro di decenni. Nulla da togliere a Sal Da Vinci, ma tra tutte le belle canzoni in gara Per sempre sì era davvero la vincitrice? L’ovazione del pubblico dell’Ariston ad ogni ingresso di Sal sul palco doveva essere un monito chiaro e in effetti bisogna ricordarsi che l’Italia è un Paese un po’ agée. Peccato non vada più in onda Il castello delle cerimonie, altrimenti sarebbe diventato il cavallo di battaglia di Donna Imma,, grande Sal Da Vinci.

TOP: Fulminacci, in tutto
Per essere una fan di Fulminacci dall’uscita di Borghese in borghese non sarò pienamente imparziale, ma è evidente il riscontro positivo che ha riscosso Stupida sfortuna. Dalla sfilata sul green carpet di Sanremo 2026 con in mano un cartellino con il suo nome, all’ingresso all’Ariston passando sotto una scala, fino al raffinato duetto con Francesca Fagnani sulle note di Parole, parole di Mina, Filippo in questa settimana in riviera si è fatto amare da tutti. Forse devo mettere da parte la gelosia ed accettare che ormai Fulminacci è diventato uno dei grandi, lasciando spazio solo all’orgoglio.


FLOP: i rapper che tentano il cambiamento
Tra le innovazioni dei Sanremo di Amadeus c’è sicuramente l’inclusione dei rapper nella scelta dei fantastici big. Ma perché tentare la via melodica quando il genere è un altro? Perché J-Ax a Sanremo 2026 è diventato la versione tatuata di Buffalo Bill? Perché Luchè non ha scelto le barre invece delle stecche?


TOP: Ditony (e tutta Ditonellapiaga)
PREMESSA ANNESSA DI UNPOPULAR OPINION: non sono così fan di Tony Pitony come sembrano esserlo tutti ultimamente, quindi il mio giudizio non è smosso dall’entusiasmo mediatico, ma se Sanremony ha vinto la serata delle cover un motivo c’è. Ditonellapiaga è una professionista incredibile (si merita certamente un TOP anche il suo brano in gara Che fastidio!) e la competenza musicale di Tony Pitony pure: più che una cover di The Lady Is A Tramp insieme hanno creato un vero e proprio piccolo show, con tanto di balletto, teatralità e humour con il caco su palco finale. Finalmente un po’ di divertimento

FLOP: la retorica e l’apologia del dolore
La retorica non è mai mancata a Sanremo. Ma nel 2026 abbiamo ancora bisogno di sdoganare la disabilità indossando magliette con la scritta “sono come te”? Viene ancora considerata un taboo? Di certo le guerre non smetteranno dopo la cover di Heal the world di Laura Pausini insieme al Coro dell’Antoniano, ma almeno era meglio del duetto cantante israeliana – cantante palestinese dell’anno scorso. Tutto questo pietismo smielato cozza poi con il rigido tempismo della scaletta che Carlo Conti rispetta con un serrato rigore e ciò che rimane è solo un compitino buonista.


TOP: Sayf
Sayf poco più di un anno fa era conosciuto solo dai pochi, oggi per solo un 0,3% di voti non vinceva la 76esima edizione del Festival di Sanremo. Il suo sorriso sempre un po’ stranito nel trovarsi lì ha intenerito tutti, e la scelta di portare la mamma sul palco ha fatto breccia in tutti i cuori, chissà magari un giorno spodesterà Achille Lauro e diventerà lui il preferito delle signore. Alla serata delle cover ha regalato anche un piccolo assaggio dei suoi live, suonando la sua amata tromba e divertendosi insieme ad Alex Britti e Mario Biondi.


FLOP: l’inutile polemica sui figli di papà
In molti hanno giudicato la scelta di Tredici Pietro di duettare nella serata delle cover con suo papà, Gianni Morandi, come una furbata, ma essere figli d’arte non deve essere per forza una croce se hai talento. Pietro ha scelto di condividere quel palco con suo padre per un ricordo indelebile ed è ammirevole che abbia riconosciuto la forza di quel momento, soprattutto cantando insieme Vita, omaggiando il celebre duetto di Lucio Dalla e Gianni Morandi dell’88. Chissà se ci fossero stati i social nel 1989 quando la conduzione del Festival di Sanremo fu affidata a Rosita Celentano, Paola Dominguín (figlia di Lucia Bosè e sorella di Miguel), Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi, la cosiddetta edizione dei figli di.



TOP: È Sanremo è Sanremo
Perché Sanremo è Sanremo. Con tutti i suoi pregi e i suoi difetti è sempre divertente unirci e dedicare una settimana all’anno alla musica e all’intrattenimento, quando finisce dispiace sempre un po’. Ora ci ascolteremo le canzoni ancora per un bel po’.