Nel deserto di sale più grande del mondo, in Bolivia, cinque caravan Airstream diventeranno delle suite di lusso progettate per scomparire nel paesaggio. Samkani Camp è Il nuovo progetto di A&K Sanctuary e aprirà alla fine del 2027.
Nel Salar de Uyuni, in Bolivia, quasi 12.000 chilometri quadrati di sale cambiano aspetto con le stagioni, passando dalla geometria delle superfici esagonali a un’immensa distesa riflettente, quando l’acqua trasforma il deserto in uno specchio. Qui il paesaggio non ha bisogno di essere completato dall’architettura. Al contrario, è l’architettura a dover trovare il modo di entrarci senza interromperne la scala.
È da questa condizione che nasce Samkani Camp, il nuovo progetto di A&K Sanctuary che dovrebbe aprire alla fine del 2027 direttamente sul Salar de Uyuni. Il campo sarà composto da appena sei caravan Airstream: cinque saranno trasformati in suite indipendenti, mentre il sesto funzionerà come spazio comune per pranzo, cena e momenti di pausa.
Sei Airstream nel mezzo del salar
La scelta dell’Airstream è forse l’elemento più interessante del progetto. Non si tratta di semplici caravan posizionati nel deserto, ma di unità progettate per funzionare come vere e proprie suite e, soprattutto, per dialogare con l’ambiente circostante.
All’esterno, il metallo riflette la luce, il bianco del sale e il cielo. L’intenzione dichiarata è quella di fare in modo che le strutture si inseriscano nel paesaggio senza imporsi su di esso. Una scelta quasi paradossale: utilizzare un oggetto immediatamente riconoscibile e fortemente caratterizzato proprio per farlo arretrare visivamente, fino a renderlo parte della distesa che lo circonda.
All’interno il progetto cambia registro. Le superfici metalliche lasciano spazio al marmo blu boliviano, agli elementi cromati e a un ambiente pensato per mantenere tutti i comfort di un soggiorno di lusso. Il contrasto tra l’esterno essenziale e quasi mimetico e l’interno più costruito diventa così parte dell’esperienza: fuori l’immensità del salar, dentro uno spazio raccolto e controllato.


Un’architettura che non vuole diventare protagonista
Il progetto riprende l’esperienza di A&K nella realizzazione di campi mobili a basso impatto in Africa, adattandola a uno degli ambienti più esposti e remoti del Sud America. Qui la mobilità non è soltanto una caratteristica pratica: diventa una risposta alla natura stessa del luogo.
Samkani non costruisce un edificio permanente capace di competere con il paesaggio, ma un piccolo sistema di unità autonome che può essere letto quasi come un accampamento contemporaneo. Cinque stanze private e un unico spazio comune con una scala volutamente ridotta rispetto all’immensità che lo circonda.
È una modalità di abitare molto diversa da quella dei grandi resort, che non cerca di creare una destinazione separata dal territorio, ma di rendere possibile una permanenza dentro il territorio stesso.


Dormire dove il paesaggio cambia forma
Il Salar de Uyuni è un ambiente che modifica continuamente la propria percezione. Durante la stagione secca la superficie appare come una gigantesca composizione geometrica di esagoni; durante la stagione delle piogge, l’acqua crea invece uno specchio quasi continuo, capace di cancellare la distinzione tra terra e cielo.
Samkani sfrutta proprio questa condizione di instabilità visiva: il campo si trova in una zona in cui gli ospiti potranno essere, normalmente, a 20–30 chilometri da qualsiasi altra presenza umana. La distanza diventa così uno degli elementi architettonici e il vero spazio comune del progetto è il paesaggio.
Anche il nome lo suggerisce. Samkani deriva dall’Aymara, lingua indigena dell’Altiplano boliviano, e significa “colui che sogna”. Un riferimento che assume un significato particolare quando, dopo il tramonto, la superficie bianca del salar lascia spazio a un cielo visibile a 360 gradi, lontano dall’inquinamento luminoso.


Il lusso, questa volta, è la distanza
Ogni soggiorno comprenderà una guida e un autista privati e oltre trenta esperienze possibili nel salar, dalle isole nascoste alle grotte vulcaniche fino alle sessioni di osservazione delle stelle. Ma anche qui il progetto sembra funzionare meglio quando l’offerta si ritrae e lascia spazio alla geografia.
Perché la vera particolarità di Samkani non è ciò che aggiunge al Salar de Uyuni, ma ciò che permette di togliere: rumore, edifici, traffico, riferimenti urbani. Rimangono cinque Airstream, una piccola struttura comune e una superficie di sale che continua ben oltre il campo.
Samkani Camp dovrebbe accogliere i primi ospiti alla fine del 2027. Più che un nuovo modo di costruire un hotel, sarà un esperimento sul modo in cui possiamo abitare un paesaggio senza cercare di modificarne la scala.