Un viaggio immersivo, meccanico, evocativo ed evanescente allo stesso tempo: questa è la Torino che prende forma tra le linee degli scatti di Riccardo Moncalvo. Nella Project Room di Camera trovano spazio 60 stampe vintage provenienti dall’Archivio Riccardo Moncalvo e da collezioni private.
Basta un primo sguardo per capire che Moncalvo ha compreso come usare la macchina fotografica in giovane età. Nato nel 1915 e scomparso nel 2008, ha lasciato un archivio ricco di storie da valorizzare. La costruzione delle immagini è didascalica ma i soggetti si compongono sinuosi nella griglia formale dell’immagine. Sono i dettagli a rendere questi scatti estremamente interessanti: da una bambina vestita di tutto punto al bordo dell’inquadratura, a due operai che spiccano sul reticolato del cemento armato; da una traccia lasciata in un campo di neve appena sedimentata, ad un’ombra che prende il sopravvento.

Bianco e nero coesistono con il colore, così come l’architettura ed i corpi umani. I titoli dei singoli scatti sono semplici e descrittivi: “in alto”, “scalinata”, “pioggia e sole”, non hanno bisogno di riferimenti concettuali perché bastano le forme nette e piene degli scatti a raccontare una storia che va ben al di là del titolo assegnato.
Nei suoi lavori coesistono fotografie per l’industria e fotografie di studio. Questo dualismo dinamico gli ha permesso di elaborare un linguaggio ben distinto caratterizzato da una forte sensibilità per la modernità.



Come molti autori che hanno attraversato il ‘900, anche Moncalvo ha subito il fascino del colore, liberando le forme dal monocromatico e permettendo alla realtà e alle sue inquadrature di raccontare nuove poesie. Utilizza il colore in ambito creativo e non documentaristico, dimostrando che
“Riccardo Moncalvo è stato un fotografo professionista, anche quando è stato un fotografo amatoriale. Questa apparente contraddizione deriva dalla considerazione che, se mai ha ritenuto se stesso un artista, ha condotto la propria ricerca espressiva con lo stesso rigore tecnico che applicava nelle vesti di professionista.”

La mostra Riccardo Moncalvo. Fotografie 1932-1990 lascia spazio all’osservatore per entrare nel mondo intimo del fotografo, il percorso di visita è suggerito ma non obbligato, due teche raccolgono diversi documenti fotografici e lo sfondo sonoro del video delle diapositive accompagna lo spettatore creando un ambiente in qualche modo onirico.
La parabola stilistica di Moncalvo ci prende per mano e ci accompagna in un mondo di forme e linee, dove ritrattistica e astrazione si mescolano in un tempo sospeso.