Cosa significa essere un artista in residenza? Non si tratta soltanto di avere uno studio temporaneo in un contesto diverso dal proprio, ma di lasciare che la propria ricerca venga – per un periodo almeno – influenzata e catalizzata dalla scoperta di un territorio e della sua comunità, lasciando che l’esperienza diventi parte integrante della produzione artistica che ne consegue. A Germinale – Monferrato Art Fest, festival diffuso di arte contemporanea che fino a domenica 12 ottobre anima 22 comuni del Basso Monferrato, questa dimensione prende corpo attraverso sette spazi selezionati e messi a disposizione di giovani artisti under 35 perché possano osservare, sperimentare e restituire al pubblico la propria visione di ciò che li circonda.

Foto di Chiara Ferrando
Fra loro c’è Lisa Fontanari, classe 2002, che a Cocconato ha trasformato un’ex bottega in un laboratorio aperto, luogo di raccolta e sedimentazione di memorie. “Raccogliere ciò che il tempo disperde” è il titolo che apre al suo progetto: un invito a soffermarsi su tracce, frammenti e resti che la quotidianità tende a dimenticare, ma che nelle sue mani diventano materia poetica e occasione di contemplazione.


Il suo percorso a Germinale rende evidente cosa voglia dire, in concreto, lavorare in residenza: partendo dall’osservazione e dalla raccolta, Lisa si è messa in ascolto del paesaggio e dei ritmi del luogo, lasciando che da questa relazione emergessero forme nuove da elementi naturali, capaci di dialogare anche con lavori già in essere – le sue cianotipie – sempre portando con sé la bellezza del transitorio.
Se da un lato le parole e le opere di Fontanari restituiscono la dimensione poetica di questa esperienza, dall’altro l’artista in residenza è anche una figura concreta, che deve confrontarsi con bandi, accordi, tempi e spazi messi a disposizione. Come funziona davvero questo percorso? Quali sono le condizioni pratiche, le opportunità ma anche i limiti che si incontrano quando si accetta di vivere e lavorare in un contesto temporaneo come quello offerto da Germinale?


Ne abbiamo parlato con Lisa e con Francesca Canfora, curatrice del festival.
Potresti raccontarmi com’è avvenuta la presentazione del tuo progetto a Germinale? Avevi già definito un concept oppure la selezione è avvenuta su base del portfolio, per poi innestare su percorsi già iniziati (penso a quello presente in mostra, i cianotipi) un nuovo parallelo legato proprio al territorio, a Cocconato?
Lisa: “Sono partita presentando un progetto non del tutto definito, che portava avanti la mia ricerca sui concetti di delicatezza e fragilità. Nel corso della residenza ho però sentito l’esigenza di cambiare direzione: ho mantenuto questi stessi principi come filo conduttore, ma li ho tradotti in un progetto diverso da quello inizialmente pensato, capace di raccontare Cocconato come luogo di scambi e stratificazioni, in dialogo con il passato e con il presente.”
L’idea di raccogliere ciò che il tempo disperde ha preso forma sul posto oppure era già in essere?
Lisa: “Era un’idea già presente nella mia ricerca. Prima della residenza avevo iniziato a lavorare sul concetto di sedimentazione, sperimentando con materiali semplici e facilmente reperibili. L’esperienza di Germinale mi ha permesso però di dare a questa riflessione una dimensione strettamente legata al territorio. Ho scelto infatti di lavorare con elementi che raccontano in modo diretto la storia e l’identità di Cocconato: la terra argillosa, che ne costituisce le fondamenta; i fossili di conchiglie, testimonianza tangibile di un passato remoto in cui questa zona era sommersa dal mare; e la Lunaria annua, una pianta originaria dell’Oriente che, grazie al clima particolarmente mite, qui cresce in abbondanza. Non è un caso che il territorio sia conosciuto anche come “Riviera del Monferrato”: un paesaggio in cui natura, storia e memoria si intrecciano e continuano a sedimentarsi.”


Quanto tempo hai trascorso sul territorio, hai previsto un periodo di ricerca o questa è avvenuta durante Germinale?
Lisa: “La ricerca si è svolta interamente durante Germinale. Non ho voluto preparare nulla in anticipo: preferivo lasciarmi guidare dalle sensazioni che il luogo mi trasmetteva. Le prime settimane le ho dedicate soprattutto a lunghe passeggiate e a conversazioni con gli abitanti, per capire cosa il paesaggio e le persone potessero restituirmi.”
È prevista una restituzione a Germinale, intendo come opere che entrano a far parte di una collezione del festival?
Lisa: “Sì, una delle opere realizzate durante la residenza sarà donata e entrerà a far parte della Quasi Fondazione Carlo Gloria, come testimonianza e restituzione del percorso sviluppato a Germinale.”
Hai avuto a disposizione un budget per materiali e montaggio?
Lisa: “No, non era previsto un budget per i materiali. Questa condizione si è rivelata stimolante: mi ha portata a utilizzare ciò che avevo già con me e a lasciarmi orientare dal paesaggio, trasformando i suoi elementi in parte integrante del progetto.”



Se guardiamo poi alla prima edizione di Germinale dell’anno scorso, si nota come le residenze d’artista siano aumentate significativamente, passando da tre a sette. Abbiamo chiesto a Francesca Canfora, curatrice insieme a Carlo Gloria di questa iniziativa, quanto sia importante investire nelle residenze e perché, quale sia stata la loro esperienza in questi due anni di lavoro.
Francesca: “Lo sforzo richiesto a noi curatori del Festival per attivare sette residenze a partire da altrettanti luoghi – valutandone criticità e potenzialità, tenendo conto delle complessità tecniche e della gestione ordinaria di sette giovani artisti in permanenza per oltre un mese – è stato ampiamente ripagato da quanto sono stati capaci di costruire. Il rapporto stretto con la comunità, il modo in cui la loro ricerca si è sviluppata e ramificata, la produzione – in molti casi quasi frenetica, sostenuta dalle possibilità offerte da spazi di grandi dimensioni e dal tempo dedicato a disposizione – è una testimonianza che verrà restituita non solo sotto forma di opera (qualcosa del percorso resterà alla Fondazione, al Comune o ai privati che hanno reso possibile la residenza, ogni caso é a sé) ma anche e soprattutto sotto forma di racconto, nel prossimo ultimo week end di questa seconda edizione di Germinale.” (ndr Germinale è ancora visitabile sabato 11 e domenica 12 ottobre)
Pensi che le residenze saranno ancora di più il prossimo anno?
Francesca: “Mi piacerebbe che aumentassero. Credo che offrire ai giovani artisti l’opportunità di vivere un’esperienza fuori dal loro contesto abituale, insieme al supporto alla produzione – come ti raccontavo – e ai contatti preziosi che si creano in un mese di scambio con un pubblico attento, sia uno dei veri punti di forza di Germinale. È un evento che genera valore concreto, qualcosa su cui vale davvero la pena investire.”