Undici tracce, il loro secondo EP. Ho messo su “Recreate Patterns, Release Energy” dei Planet Opal a lavoro, mentre montavo uno dei tanti contenuti da piano editoriale.
Prima traccia: Visioni Sottovetro. Il titolo mi faceva pensare a qualcosa, ma non riuscivo ad completare l’associazione. Quel synth, la voce in sottofondo, gli attacchi: è come se stessi sentendo scie di Cosmo in b2b con Aphex Twin, gli LCD Soundsystem e i Kraftwerk.


Poi la seconda traccia, Connection Overdrive, la terza, la quarta e così via; passa un’ora e non me ne accorgo nemmeno, nel frattempo monto qualcosa di decente e mi chiedo: è già finito l’album? Mi sono lasciata trasportare dal flusso del suono? Ok, lo riproduco ancora, mi mette troppe belle vibes, comincio a capirlo.
Ogni track è una sensazione differente, come un capitolo di un racconto: Montagne a Colori come una visione, un sogno non nitido in cui i colori si palesano a seconda delle angolazioni.
Sdraiato dentro a un igloo
Quattro giri d’ago
È liquido e in movimento
Montagne a colori
Da dietro un vetro
Luce fra i rami
È un fiume di sogni

Una nitida reference al nome del gruppo, Planet Opal richiama proprio l’opale, un minerale che assume diverse sfaccettature di colore a seconda di come si infrange la luce al suo interno. Opalescenza, quindi, il fil rouge che accomuna il duo composto da Giorgio Assi e Leonardo De Franceschi rendendo l’asse Bergamo-Berlino uno dei progetti più interessanti della scena elettronica contemporanea.


Il parallelismo è chiaro. Diversi i colori, diversi i mood: la loro musica è, infatti, un continuo divenire che si plasma a seconda delle vibrazioni che emettono, travolgendo l’ascoltatore nel loro viaggio intimo e mistico verso sentieri cromatici tutti da scoprire. Una chicca firmata da Dischi Sotterranei che arricchisce il panorama dell’elettronica sperimentale italiana in modo del tutto sorprendente e, personalmente, anche inaspettato.
L’influenza berlinese, la ricerca delle sensazioni e la descrizione realistica dei dettagli visivi aprono la strada a nuovi panorami sonori fatti non solo di numeri e like, ma di introspezione e collettività che hanno sempre reso lo scopo della musica ineguagliabile.
Ascolta ora “Recreate Patterns, Release Energy” dei Planet Opal