Con SINCERO!, il suo terzo album, Rareș mette al centro un tema tanto semplice quanto difficile da praticare: la sincerità. Un disco che racconta la fine di un amore attraverso quattordici brani essenziali e luminosi, costruiti come una lunga lettera capace di trasformare un’esperienza personale in qualcosa di universale. Tra collaborazioni, immagini quotidiane e una scrittura sempre più asciutta, il cantautore rumeno di nascita e milanese d’adozione firma quello che lui stesso considera il lavoro più maturo del suo percorso.

Lo abbiamo incontrato per parlare di SINCERO!, del rapporto tra verità e canzone, delle influenze che hanno attraversato il disco e di quel piccolo ospite speciale che compare dall’inizio alla fine dell’album.

Guarda l’intervista completa qui sotto:

Hai scelto di intitolare il disco SINCERO! con un punto esclamativo. È una dichiarazione, una provocazione o quasi un promemoria rivolto a te stesso?

Tutte e tre le cose. È sicuramente una provocazione, è sicuramente un promemoria e, in qualche modo, è anche un programma che vorrei rispettare da qui in avanti.

Fino a che punto nella musica si dovrebbe essere sinceri? Ti capita mai di avere paura che una canzone sia “troppo personale” per essere pubblicata?

Sì, mi capita spesso di pensarci. Ne parlo molto con i miei amici e le mie amiche che fanno musica. Credo che esista un grado di verità oltre il quale una canzone smette quasi di essere leggibile artisticamente.

Per Rareș la sincerità non coincide con l’esposizione totale di sé.

La musica è arte e chi la ascolta non deve necessariamente assistere a una completa confessione di chi l’ha scritta. La sincerità è fondamentale, ma va dosata.

In questi anni hai collaborato con artisti molto diversi, da MACE a faccianuvola, passando per Mecna e la “Basta Session”. C’è una convinzione che avevi e che oggi hai abbandonato?

Lavorare con altre persone mi ha dato tantissimo. Mi ha aiutato ad allontanarmi da alcuni lati estremamente personali e ad abbandonare tante autoconvinzioni, sia musicali che non.

Il confronto, racconta, è stato determinante anche nel processo creativo.

Mi ha insegnato a eliminare le cose che funzionano meno, a tenere quelle più forti e soprattutto a fidarmi di un certo istinto.

Al primo ascolto di “Senza confini” ho pensato subito a “Estate” dei Negramaro. Quanto gli artisti che hai ascoltato nel tempo hanno inciso sulla genesi del disco?

Questa domanda l’aspettavo tantissimo, ride.

Quel tema l’abbiamo scritto insieme a Lorenzo Travaglini, che ha suonato tutti i pianoforti del disco. La cosa curiosa è che solo due persone, nell’ultimo anno, mi hanno fatto notare la somiglianza con Estate. E in effetti c’è.

Una somiglianza del tutto inconsapevole.

Io non ci avevo mai pensato. È successo e basta. Quindi grazie Negramaro per il punto di partenza involontario.

Tra Inizio e Fine compaiono il sole, la pioggia, i fiori, i gatti: il disco sembra costruire un piccolo vocabolario di immagini quotidiane. Parti da un’immagine per scrivere?

A volte sì. C’è quasi sempre una piccola cellula che dà il via al brano e molto spesso coincide con le prime parole che canto, che poi rimangono anche nella versione finale.

Non si definisce però un autore particolarmente visivo.

Non sono una persona immaginifica. Non credo che le canzoni nascano davvero da un’immagine precisa, anche se a volte succede.

Se dovessi scegliere un simbolo che racchiuda SINCERO! nella sua totalità, quale sarebbe?

La prima cosa che mi è venuta in mente è l’emoji dell’abbraccio, quella dei due omini blu che si abbracciano.

Sorride.

Mi fido del primo istinto. Direi proprio quella

Possiamo dire che la vera star del disco sia tuo nipote? Apre, chiude e ricompare anche a metà dell’album. Quando hai deciso che ne avrebbe fatto parte?

Intanto mi dispiace per tutti quelli che pensavano fosse mio figlio. Scherza.

L’idea è arrivata soltanto alla fine del lavoro.

Volevo tantissimo che la mia famiglia fosse presente nel disco. All’inizio pensavo di chiedere ai miei familiari di registrare delle note vocali, poi ho riguardato alcuni video che avevo con mio nipote mentre giocavamo insieme.

Da lì la scelta è stata naturale.

Mi è esplosa la voglia di usare proprio quei momenti. Parlavamo di musica, lui ha già un fortissimo senso del ritmo e alla fine gli ho anche dedicato il vinile. Spero che tra qualche anno gli faccia piacere.

È il tuo terzo album, dopo Curriculum Vitae e Femmina. Lo consideri in dialogo con i precedenti?

Credo sia una somma di tutto quello che ho fatto finora. Mi sento artisticamente più maturo e anche più sintetico, ma senza Curriculum Vitae, Femmina e tutto il percorso fatto prima non avrei mai potuto scrivere SINCERO!.

Più che un dialogo diretto, lo vede come una naturale evoluzione.

Tematicamente qualche collegamento c’è, ma i suoni sono completamente diversi. È semplicemente il percorso di una vita.

Immaginavi il successo e l’affetto che il disco sta ricevendo? Perché pensi sia arrivato proprio adesso? È cambiato qualcosa nel tuo modo di far suonare la musica?

È cambiato soprattutto il rapporto con me stesso e con la mia musica. Oggi la rispetto e la amo molto più di prima. Ho cercato di costruire un racconto che fosse leggibile. Se oggi le persone ci si riconoscono di più, credo sia perché questo è un disco che amo profondamente. E penso che questa cosa, in qualche modo, arrivi anche a chi lo ascolta.

Foto di Pippo Moscati
Video di ARNEAUX
Intervista a cura di Francesca Bergamaschi

Rareș: “La sincerità va dosata. Quando è troppa, smette di essere arte”