All’Orto Botanico di Torino, tra serre, silenzio e frammenti di materia viva, Vittoria Mazzonis ha concretizzato un sogno nel cassetto, intrecciando un dialogo con un contesto a lei profondamente congeniale. La sua mostra, Radicati in uno sguardo lontano, si è sviluppata come un percorso di ascolto e prossimità — una costante del suo modus operandi — in cui ogni elemento, che sia una radice, un seme, la punta di un’antica cancellata arrugginita o una traccia d’acqua, trova una nuova identità perché guardato con occhi rinnovati.

Frutto di un anno di immersione nell’Orto e nel suo quotidiano, questo progetto propone una riflessione sullo sguardo e sul gesto del “radicarsi”: non solo come appartenenza, ma come atto di cura e reciprocità. Le installazioni site-specific che abitano questi spazi invitano a rallentare, a osservare accostamenti, a cogliere i linguaggi nascosti. In De rerum botanica, ad esempio, le composizioni fotografiche sono piccoli mondi autonomi, costruiti con elementi apparentemente estranei che condividono il contesto in cui sono stati ritrovati, fino a diventare simbiotici, in un nuovo equilibrio formale.

Racconta Vittoria: “Questo progetto è iniziato un anno fa, quando ho preso contatto con Consolata Siniscalco e Loic Mingozzi per raccontare il mio percorso e motivare il desiderio di strutturare qualcosa in collaborazione con l’Orto Botanico. Ho avuto carta bianca, e “Radicati in uno sguardo lontano” ha preso forma passo dopo passo, partendo da un assunto: non siamo più capaci di guardare la natura e di connetterci con ciò che ci circonda. Siamo troppo frenetici, superficiali, sovrastimolati. Come possiamo cambiare il nostro sguardo? Esercitandoci a stare, cambiando il modo di osservare. Radicandoci, appunto, e mettendo in atto strategie ed esercizi che modifichino il nostro approccio alla natura.”

Un esercizio che Vittoria stessa ha praticato, raccogliendo tracce di ogni tipo – botaniche e non – legate a questo luogo, mettendole in dialogo e allestendo “ad arcipelago”, con un gioco di macro e microfotografie che invita i visitatori a muoversi nello spazio, avvicinandosi o allontanandosi dalle immagini. “Nelle mie opere parlo spesso di stratificazione, una costante del mio lavoro: da un lato nella scelta consapevole degli elementi, dall’altro nell’osservazione di come questi vengono influenzati dal mutare di uno spazio vivo – come la serra Sudafrica dell’Orto. Nei mesi di mostra cambieranno luci, colori, temperature, e con essi cambieranno anche le opere e la percezione dei visitatori.”

In Abitare la terra come un poeta, un gazebo di legno e canapa al centro dell’Orto invita il visitatore a interagire con gli elementi, modificando e completando l’installazione, offrendone ogni volta una nuova lettura.

Infine, con Lascia che appaiano per poi scomparire, l’artista mette sul tavolo – letteralmente – ciò che ha raccolto in questo anno di lavoro, trasformandolo in un punto di partenza per future ricerche. È un libro aperto che il pubblico può leggere, immerso in un’atmosfera rarefatta, accentuata dall’umidità della serra tecnica che la ospita. “Parlo di esploso del mio processo creativo perché su questo tavolo c’è traccia di ogni passaggio: appunti, bozzetti, studi di ramificazione, botaniche spillate, oggetti, disegni stratificati… Ho sempre conservato tutto, ma gli elementi naturali, ormai secchi e inutilizzabili, ho deciso di bruciarli” – spiega l’artista, riferendosi al contenuto di una delle scatole in alluminio presenti sul tavolo – “per dare nuova forma a questi capitoli della mia ricerca, che in futuro probabilmente diventeranno un’unica installazione.”

Visita la mostra Radicati in uno sguardo lontano

La mostra Radicati in uno sguardo lontano è visitabile da domenica 5 ottobre a domenica 16 novembre presso gli spazi dell’Orto Botanico di Torino, in Viale Mattioli 25.

Orari: venerdì, sabato e lunedì dalle 14:30 alle 18:00; domenica dalle 10:00 alle 18:00. L’artista sarà presente tutti i lunedì pomeriggio.

Nei sabati 11, 18 e 25 ottobre, dalle 11:00 alle 13:00, si terranno tre workshop curati da Vittoria Mazzonis insieme a Marzia Bonsangue, Francesca Crudeli e Alina Mistretta, dedicati rispettivamente a illustrazione, composizione botanica e arte-danza terapia.

I posti sono limitati; è richiesta la prenotazione scrivendo a radicati.ortobotanico@gmail.com.

Radicati in uno sguardo lontano all’Orto Botanico di Torino: un esercizio di dialogo e prossimità