Da tre anni TRIP Festival trasforma il modo di abitare e attraversare il quartiere di Barriera di Milano, a Torino, costruendo intorno al design una geografia temporanea fatta di studi, atelier, gallerie, attività commerciali e luoghi normalmente estranei ai circuiti espositivi. Un progetto che, edizione dopo edizione, ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, interrogandosi non soltanto sul design e sulle sue pratiche, ma più in generale sul modo in cui produciamo, condividiamo e attraversiamo gli spazi della città.

L’edizione 2026 di TRIP

Il tema dell’edizione 2026 è stato Oltre: una parola che diventa un invito a superare confini disciplinari, spaziali e percettivi, mettendo in discussione la separazione tra spazio pubblico e privato, tra luogo della produzione e luogo dell’esposizione, tra chi produce cultura e chi la attraversa. È soprattutto nel rapporto tra opere e luoghi che questa idea prende forma: studi, laboratori, spazi produttivi, gallerie, attività commerciali e ambienti normalmente non destinati all’arte diventano temporaneamente luoghi di incontro e di visione.

Il quartiere tra identità e trasformazione

TRIP si configura così come un dispositivo curatoriale situato e community-based, nel quale il contesto non rappresenta un semplice contenitore, ma diventa parte integrante dell’esperienza. Il quartiere non viene utilizzato come sfondo, ma interrogato nella sua identità e nelle sue trasformazioni. Le opere entrano in relazione con architetture, attività e comunità preesistenti, producendo una lettura della città che nasce dalla sovrapposizione di pratiche differenti.

TRIP Festival: una costellazione di soggetti e luoghi

È proprio questa dimensione relazionale a distinguere il festival da una convenzionale manifestazione diffusa. TRIP sembra infatti muoversi nella direzione di una curatela dell’incontro: più che costruire un percorso lineare, mette in connessione una costellazione di soggetti e luoghi, lasciando che siano gli attraversamenti del pubblico a costruire possibili narrazioni. In questo senso, la dimensione urbana diventa anche uno strumento curatoriale: uscire dallo spazio espositivo significa accettare l’imprevedibilità del contesto, confrontarsi con la sua storia, con le sue funzioni quotidiane e con chi quegli spazi li abita e li utilizza.

A cura di Lucrezia Nardi, TRIP nasce con la volontà di collegare, mettere in dialogo e approfondire ciò che ruota intorno a una concezione diffusa del design.

Eugenia Ingegno
Katya Kabalina

Come si è strutturato

Per due giorni, studi d’artista, gallerie, atelier e spazi di natura diversa hanno aperto le proprie porte, costruendo una mappa temporanea che ha attraversato più aree della città. Tra le location dell’edizione 2026 ci sono state Docks Dora, Gagliardi e Domke Contemporary, Magazzini Tessili, Cervino 28 con la collezione di Stefano Rastrelli, EDIT Loft, Seed Medical, Velvet Studio / Concreto, Spazio Ventre ed Estemporanea.

Lux Aeterna (Torino, 2003)

L’espansione di TRIP Festival e le novità

La crescita del progetto ha raccontato, più ancora dei numeri, la possibilità di costruire un festival attraverso una logica cooperativa. Dalla prima edizione del 2024, che coinvolgeva 23 artisti e 13 location, TRIP è arrivato nel 2026 a coinvolgere circa 90 artisti e designer e oltre 25 spazi. Un’espansione che mette in evidenza come un progetto culturale possa crescere non necessariamente attraverso una struttura centralizzata, ma attraverso una rete di soggetti che scelgono di mettere in comune spazi, competenze e pubblici.

Anche la scelta della partecipazione gratuita assume, in questo contesto, un significato preciso.

Tra le novità dell’edizione 2026 c’è stata la TRIP Reading Room, nata all’interno di Velvet Studio / Concreto, in via Cervino 24. Aperta sabato 3 e domenica 4 ottobre, dalle 15.30 alle 19.30, la Reading Room ha raccolto fanzine, pubblicazioni indipendenti, libri, materiali d’archivio, edizioni e pezzi unici, proponendosi come uno spazio liberamente consultabile.La Reading Room può quindi essere letta come un’estensione della filosofia di TRIP: un luogo in cui la conoscenza non viene semplicemente esposta, ma messa a disposizione, affinché il pubblico possa costruire autonomamente connessioni tra materiali, persone e pratiche.

Quando la comunità fa il festival: il weekend di TRIP