Il 20 aprile 2018 il mondo della musica perdeva Avicii, nome d’arte di Tim Bergling, trovato morto a Muscat, in Oman, a soli 28 anni. A distanza di quasi dieci anni, la sua figura continua a sollevare fascino e grandi emozioni per una generazione cresciuta con la sua musica che ancora oggi risuona come colonna sonora di un’epoca.
Avicii dalle pubblicazioni su MySpace a Levels e i grandi palchi
Nonostante una carriera relativamente breve, iniziata ufficialmente nel 2007, Avicii ha accumulato un numero sorprendente di premi e riconoscimenti, diventando uno dei DJ più influenti degli anni ’10. Nato a Stoccolma nel 1989, figlio di Klas Bergling e dell’attrice Anki Lidén, cresce in un ambiente familiare già vicino al mondo della musica, che lo porta a sperimentare la musica house fin dall’adolescenza pubblicando alcuni mix online su piattaforme come MySpace. Una delle sue prime tracce,ManMan, attira l’attenzione del manager Ash Pournouri, che vede in lui un potenziale enorme. In poco tempo, Avicii passa dalla produzione casalinga ai palchi più importanti del mondo e con Levels (2011) che cambia davvero la storia dell’EDM: il brano, costruito su un sample di Etta James, diventa disco di platino negli Stati Uniti e domina le classifiche internazionali per mesi. Presentato all’Ultra Music Festival di Miami, consacra Avicii come uno dei protagonisti assoluti della scena globale.


Wake Me Up e le collaborazioni
Negli anni successivi arrivano brani come Wake Me Up, realizzato con Aloe Blacc, che raggiunge il numero 4 della Billboard Hot 100, e collaborazioni con artisti del calibro di Madonna, Coldplay, Lenny Kravitz e Leona Lewis. Le sue performance arrivano a valere fino a 250 mila dollari a serata, rendendolo uno dei DJ più pagati al mondo.
La fragilità dietro al successo di Avicii
Eppure, dietro il successo, si nasconde una fragilità crescente. Problemi di salute legati anche all’abuso di alcol portano a una grave pancreatite e a diversi ricoveri, fino alla decisione nel 2016 di ritirarsi dai tour. In una delle sue ultime interviste a Rolling Stone, dichiarava: «Cercavo il successo per avere altro successo… non ero più felice». Il suo ritorno alla musica avviene in modo più intimo, lontano dai riflettori, nella sua casa-studio.


I riconoscimenti
Sul fronte dei riconoscimenti emerge con forza l’impatto di Avicii: nel corso della sua carriera è stato nominato due volte ai Grammy Awards e ben otto volte ai Billboard Music Awards, vincendo nel 2014 nella categoria Top Dance/Electronic Song proprio con Wake Me Up. A questi si aggiungono due World Music Awards, un American Music Awards e quattro MTV Europe Music Awards, a conferma di un successo trasversale, capace di attraversare pubblico e critica.
Un altro dato significativo è la sua presenza costante nella prestigiosa classifica Top 100 DJs di DJ Magazine: dal 2010 al 2018 Avicii non ne è mai uscito, raggiungendo il terzo posto nel 2012 e nel 2013, nel pieno della sua ascesa globale. Anche dopo la sua scomparsa, i tributi non si sono fermati: nel 2021 la principale arena coperta di Stoccolma è stata ribattezzata Avicii Arena in suo onore, mentre nello stesso anno Google gli ha dedicato un doodle per quello che sarebbe stato il suo 32° compleanno. Nel 2022 è stata inoltre inaugurata Avicii Experience, un museo interattivo voluto dalla sua famiglia per raccontarne la vita e la musica.

Il racconto audiovisivo su Avicii
Questa centralità è stata riconosciuta anche attraverso il racconto audiovisivo della sua vita e della sua carriera. Il primo e più importante documento è Avicii: True Stories (2017) diretto da Levan Tsikurishvili. Il film, girato nell’arco di diversi anni, offre uno sguardo ravvicinato e spesso crudo sulla vita dell’artista, mostrando non solo l’ascesa fulminea ma anche le difficoltà personali e la decisione di ritirarsi dalle scene.
A distanza di anni, la sua storia è stata ulteriormente approfondita con Avicii – I’m Tim (2024), diretto da Henrik Burman. Questo progetto assume un valore ancora più intimo, costruito anche attraverso materiali d’archivio e la voce dello stesso Avicii, offrendo una narrazione più personale e riflessiva. Nello stesso anno è stato pubblicato anche Avicii: My Last Show, che documenta la sua ultima esibizione dal vivo a Ibiza nel 2016, restituendo uno degli ultimi momenti pubblici della sua carriera.


Cosa avrebbe fatto oggi?
Oggi, artisti contemporanei continuano a innovare l’EDM, ma è difficile non chiedersi quale direzione avrebbe preso Avicii. Avrebbe seguito nuove traiettorie sonore? Avrebbe anticipato le evoluzioni attuali del genere? Non lo sapremo mai. Ma una cosa è certa: più che una semplice stella degli anni 2010, Avicii resta una figura chiave. Per comprendere davvero il peso dell’eredità lasciata da Avicii, è utile collocarlo all’interno di quella ristretta élite di artisti che hanno segnato profondamente la musica elettronica contemporanea, non solo in termini di popolarità ma anche di riconoscimenti ufficiali. In questo senso,
David Guetta e Calvin Harris rappresentano due dei riferimenti più immediati per comprendere il successo globale dell’EDM, grazie alla loro capacità di rendere il genere accessibile e vicino al pop. Accanto a loro, artisti come Kygo, Zedd, The Chainsmokers, Martin Garrix e la Swedish House Mafia hanno contribuito a rinnovare il linguaggio, portandolo verso nuove direzioni e ampliandone il pubblico.
In questo contesto, Avicii si distingue per un ruolo più trasformativo: non solo ha reso l’elettronica popolare, ma ne ha ampliato i confini, mescolandola con altri linguaggi musicali e aprendo nuove possibilità espressive. L’eredità di Avicii non si misura solo nei successi o nei riconoscimenti, ma nella direzione che ha indicato. Una traiettoria interrotta troppo presto, ma ancora capace di influenzare il presente e, forse, anche il futuro della musica elettronica.