Nel mese passato il video è stato protagonista di appuntamenti interessanti non solo italiani ma anche esteri, confermando quanto questo linguaggio sia oggi uno dei principali motori di innovazione, sperimentazione e dialogo interdisciplinare. Festival, mostre e fiere lo stanno riportando — finalmente — in primo piano, coinvolgendo anche un pubblico più ampio, spesso in passato distante da questo medium.
Un altro aspetto interessante è che, a differenza di molte forme artistiche più tradizionali, il video risulta più facilmente fruibile e recuperabile. Perché se non lo si guarda dall’inizio alla fine, l’esperienza non è la stessa: un singolo frame non basta. Anche per questo, alcuni dei protagonisti degli appuntamenti imperdibili della stagione (spesso gli stessi artisti che ritroveremo nelle prossime mostre in Italia) hanno sviluppato piattaforme interattive che facilitano la ricerca, la scoperta degli autori e, in alcuni casi, la visione delle opere presentate. Un ottimo punto di partenza per segnare date ed eventi del prossimo anno.
LOOP BARCELLONA : 18-20 novembre, Barcellona Spagna
Loop è l’inizio di tutto. Da 23 anni, una delle più originali in Europa, dedicata esclusivamente alla video arte. Non ci sono stand ma camere d’hotel, non ci sono pareti espositive ma schermi e proiettori.
La sede è l’Almanac hotel di Barcellona che viene completamente trasformato in uno spazio d’arte, permettendo agli esperti del settore di incontrarsi, vedere opere, condividere tendenze, lontano dall’asetticità di molte fiere contemporanee. Attiva dal 2003, Loop nasce come contraltare, con una prospettiva dichiaratamente contemporanea, alla più tradizionale ARCO Madrid. Ogni galleria dispone di una stanza: i visitatori possono sedersi su letti, poltrone o divani ed esplorare le nuove direzioni dell’arte digitale, da formati più classici a soluzioni installative.
Tra i lavori più interessanti si distingue Automated Refusal (2025) di Salvatore Vitale, presentato da Ncontemporary (Milano, Venezia). L’opera affronta il tema del lavoro a chiamata, analizzando meccanismi di ranking, sorveglianza, riduzione del tempo libero e la lotta per il riconoscimento dei lavoratori, spesso privati della propria dimensione privata. Il progetto si inserisce in una più ampia ricerca dell’artista sugli effetti della digitalizzazione in Sud Africa.

Salvatore Vitale
Ncontemporary, Loop Barcelona Festival
Anche Videoart at Midnight, nato come appuntamento di video arte a mezzanotte al cinema Babylon di Berlino e divenuto poi casa di produzione accessibile, porta a Loop un’opera di Annika Kahrs. In a Big Year, l’artista si confronta con l’eredità dell’ornitologo Ted Parker III (1953-1993), il cui udito straordinario gli permetteva di identificare oltre 4.000 specie di uccelli dal solo canto. Esplorando come l’ascolto scientifico, la percezione collettiva e la traduzione si intreccino, e come la passione di Parker per il suono sia indissolubilmente legata a questioni più ampie di memoria, transitorietà ed effimerità dell’archivio.

Annika Kahrs
Allo stesso tempo, la struttura della fiera prevede anche momenti di discussione, come il Loop Symposium dove il cinema d’artista viene pensato, discusso, concettualizzato e immaginato nelle sue molte forme, insieme fragili e potenti. Il tema del 2025 è stato Trusting, Caring, Collaborating: Practices for Artists’ Cinema scelto dalla curatrice della fiera Filipa Ramos, con l’intenzione di sviluppare un contesto di approfondimento intimo, dove si può avere un dialogo diretto con alcuni protagonisti come Beatrice Bulgari, Andrea Lissoni, Carolyn Christov-Bakargiev.
Uscendo dall’Almanac, la città si anima con City Screen, una rete di proiezioni diffuse che permette di avere una visione ancora più ampia sulle evoluzioni del video e, allo stesso tempo, di riscoprire luoghi iconici della scena artistica spagnola attraverso nuove prospettive.
VIDEO SOUND ART: 28-30 Novembre, Milano
È da 15 anni che Laura Lamonea trasforma luoghi insoliti di milano piscine, cinema e alberghi in spazi dedicati al video. Quest’anno per la XV edizione siamo scesi sotto terra, nei tunnel dei Magazzini Raccordati, adiacenti alla stazione centrale di Milano, per esplorare le sfaccettature del tema NEVER GROUND, in cui il mondo sotterraneo è protagonista.
Il titolo dell’edizione prende ispirazione dall’opera di Natàlia Trejbalovà, una discesa ininterrotta verso le viscere della terra e l’improvvisa risalita verso un corpo celeste, con echi di richiamo a Viaggio al Centro della Terra di Jules Verne. Un tema che parla del nostro passato e del nostro presente: il sottosuolo è infatti l’ambiente con la più alta densità di vita sul pianeta, ma anche il luogo della conservazione archeologica. Un patrimonio invisibile e prezioso, che richiede tutela.

Spirits Talks

Never Ground

Spirits Talks
I lavori di Adele Dipasquale, Andrea Mauti e Nicoletta Grillo ampliano il tema spostando l’attenzione verso un piano più emotivo che considera il sottosuolo come un insieme di voci e presenze sepolte.
Il festival è stato anche un momento di scambio e approfondimento grazie a talk, workshop e alla presentazione del progetto dell’Open Call curata da Francesca Colasante, avviata quest’anno da Video Sound Art. Il progetto vincitore, Tuning Relationships. Pratiche di Speleologia Somatica di Sofia Salvatori, è stato sviluppato in seguito a una residenza a Pollinaria.
RECONTEMPORARY: Extinction Story di Claudia Larcher 26 Novembre – 17 gennaio
Negli spazi di Recontemporary a Torino ha inaugurato la mostra dell’artista austriaca Claudia Larcher con la prima presentazione inedita del lavoro Extinction Story selezionato nel programma di collaborazioni internazionali di Phileas – The Austrian Office for Contemporary Art.
Extinction Story è un racconto sul collezionismo e insieme una storia intima e personale, legata alle radici familiari di Claudia Larcher. Suo nonno, Josef Schreiber, cresciuto tra le Alpi austriache, circondato da montagne e foreste, si innamorò del collezionismo fin da giovane. La sua più grande ossessione era la raccolta di uova di uccelli, tanto che la sua intera abitazione si trasformò in una sorta di archivio vivente: categorie, scatole, colori e forme popolano i ricordi d’infanzia dell’artista stessa.
Partendo dalla collezione di famiglia, Claudia ripercorre la storia del nonno attraverso vecchie fotografie, la propria voce e le bramate uova, cercando di trovare la sua strada narrativa tra le luci e ombre dell’antenato.


Foto di Alessandro Santi

Foto di Alessandro Santi

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La camera fissa permette di procedere lungo la storia, di conoscere Josef ma anche Claudia, le storie nascoste dentro i gusci d’uovo. Le uova infatti si rivelano elementi contraddittori che combinano significati di origine e di assenza. Custodiscono un archivio di luoghi, epoche ed errori, legami e perdite. La scelta di creare all’interno dello spazio di Recontemporary una sorta di moderna Wunderkammer rafforza questo intento, sovrapponendo elementi di epoche diverse, mescolando oggetti antichi e contemporanei e enfatizzando un dialogo che attraversa il tempo.
Nel processo creativo di Larcher, AI e analogico di intrecciano, sottolineando come il dato può agire come elemento che crea vicinanza, svelando un terreno comune che si rivela quando più storie personali vengono messe a confronto. É un atto di confronto dei nostri spazi irrisolti, di cambi di prospettiva, di raccontare come modo per guarire ferite. Larcher fa sua la pratica del condividere senza possedere, del colmare il vuoto, del trasformare l’osservazione in un atto di cura, invitando lo spettatore a ripensare al significato delle proprie categorie.