Sono le 20.40 circa del 9 maggio 2018. I Nu Genea stanno chiudendo il loro dj set a Chiaia. Un gommone carico di sette-otto persone si avvicina alla rotonda Diaz: bomber, cappuccio, bandana sul volto. Chi Sono? O meglio, chi è? Liberato.

Parte Live is Life degli Opus (wink wink a Maradona).

Sale sul palco il frontman: “Uè uè uè ma comm cazz sit bell!”
La folla si accalca sugli scogli della riviera: giovani, soprattutto di Napoli, ma venuti anche da fuori città. Parte Nove Maggio, pezzo simbolo del progetto musicale uscito nel febbraio 2017. Tutti sanno le canzoni a memoria: dopo 9 maggio, la hit Intostreet e Je te voglio bene assaje in medley con Quanno chiove di Pino Daniele. Tra un semplice set luci, basi e voci effettate, lo spettacolo procede con Me staje appennenn’ amò. Le sonorità house fanno ballare i corpi accalcati e accaldati e, all’apice dell’hype, il concerto finisce.

Liberato, o i Liberato, salutano il pubblico alzando il pugno sinistro e salgono di nuovo sul gommone per ritirarsi.

I ragazzi e le ragazze che stavano ballando fino a pochi momenti prima, un po’ sudati e frastornati dalle casse, si allontanano dalla rotonda Diaz mentre si fa buio. Molti di loro pubblicano un video, o una storia: l’allure di mistero intorno a Liberato e questo concerto così raw sono molto instagrammabili. Liberato funziona, non solo ma anche, grazie a questo. 

Un po’ Bansky, un po’ Daft Punk, il progetto Liberato mixa musica e viralità, lasciando comunque uno spazio rilevante alla prima. Il parco musicale dell’artista partenopeo ha, de facto, dato una scossa al pop italiano. Il debutto con il brano 9 Maggio, pubblicato su YouTube senza alcuna promozione, e il video girato tra i vicoli di Napoli hanno bucato la parete grazie ad una narrazione visiva potente e all’utilizzo di in un napoletano moderno, vivo e contaminato.

Il recupero degli elementi della romanticità (fin dal primo singolo, uscito il giorno di San Valentino – la cover art con una rosa rossa), l’anonimato, la mescolanza di dialetto e influenze trap ed elettroniche sono elementi che restituiscono al progetto universalità. Liberato parla a tuttə e per tuttə, di amori urbani interrotti o difficili, servendosi di una lingua metropolitana. Come la città, non serve coglierla e capirla per forza per intero. Quel che ti arriva è quello che ti doveva arrivare. Liberato rappa fluido e noi che balliamo realizziamo che siamo tuttə in bilico tra sentimentalismo e disillusione.

Nessuna intervista, nessun volto, solo silhouette e figure incappucciate nei videoclip: l’elemento narrativo dell’anonimato ha alimentato molte teorie sull’identità di Liberato. C’è chi ha pensato a Emanuele Sibillo (un’ipotesi poi smentita e condannata per l’erroneo accostamento a un contesto criminale), chi ha ipotizzato Livio Cori, Gennaro Nocerino o addirittura un collettivo di artisti con la regia di Francesco Lettieri, autore dei suoi videoclip.

È infatti quasi sempre Francesco Lettieri a firmare i video di Liberato, tra i quali ricordiamo per esempio i cinque corti di CRV (Capri Rendez-Vous), che accompagnano gli inediti del primo album, o un Liberato vestito da Cimarosa che omaggia i Borbone e gli antichi sfarzi, nel video di Partenope. Il loro sodalizio artistico è ricambiato dalla realizzazione della colonna sonora del film «Ultras», nel 2020, nella quale spicca il singolo “We Come from Napoli” con la partecipazione di Robert Del Naja dei Massive Attack. 

Il grande successo del primo live, il concerto (quasi) segreto di Chiaia del 9 maggio 2018, ha dimostrato l’efficacia di questa narrativa e segnato un punto di svolta nella carriera di Liberato: il misterioso artista è diventato fenomeno culturale, capace di riappropriarsi degli spazi pubblici e restituirli a una narrazione nuova, poetica e popolare. Dopo questo successo, Liberato inizierà ad esibirsi live, sia in festival rinomati come il Sonar di Barcellona, che in tour europei e concerti un po’ estemporanei, come il live gratuito del 20 luglio 2022 a Procida. Ricordiamo le due date sold out del 25 e 26 aprile 2020 a Milano, annullate (e poi recuperate nel 2022) a causa della pandemia da Covid-19, annunciate enigmaticamente attraverso delle scritte su cartoni della pizza in giro per la città.

Il 9 maggio è diventata una data simbolica per l’artista. Dal lancio del singolo omonimo (in realtà uscito il giorno di San Valentino del 2017) ogni anno proprio il 9 maggio Liberato ha pubblicato una nuova canzone, un nuovo album o un nuovo video («sapevo che il 9 maggio sarebbe accaduto qualcosa, come so che il 25 dicembre è Natale», cit.). È il 9 maggio 2019 che, a sorpresa, pubblica il suo primo album omonimo Liberato. Nella stessa data, nel 2022, pubblica il secondo album Liberato II, composto da sei brani inediti e una reinterpretazione elettronica della tarantella Cicerenella. L’anno scorso, in questa data, è addirittura uscito un film, Il segreto di Liberato. Opera del regista Francesco Lettieri, collaboratore di lunga data, integrava i filmati del concerto a Piazza del Plebiscito a Napoli, elementi di animazione e testimonianze documentarie da parte di una serie di personaggi. L’attesa, quest’anno, è stata, da un lato, interrotta dalla pubblicazione a sorpresa del terzo album Liberato III il 1° gennaio 2025, dall’altro corroborata da alcune storie sul profilo Instagram di @liberato1926, con un vero e proprio countdown fino a oggi, viennarì 9 maggio

Feticci, numeri, giochi di parole: il 9 maggio è diventato un appuntamento rituale, un invito a tornare nei luoghi simbolici della città e nei propri sentimenti, anche quelli più contraddittori. Il 9, nella Smorfia, ha un’istintiva e potente carica immaginativa: “’a figliata”, conduce ad un’immediata idea di pluralità, all’atto di mettere al mondo più bambini. Come Napoli, anche Liberato è plurale e generativo, su una sottile linea tra nascondiglio e mis-en-scène. Musica sia, quindi! Il resto – l’identità, le ipotesi, le estetiche – è quasi secondario.

Il Nove Maggio è Liberato