Dopo tre anni dall’uscita del suo primo progetto discografico e due anni di silenzio, ecco il suo manifesto artistico: una tela bianca e vuota è circondata da uno spazio ricoperto di colori e al suo fianco si trova l’artista, anch’egli vestito di bianco come la tela, ma ricoperto da schizzi colorati come lo spazio adiacente. È questa la rappresentazione iconografica di “Leon”, ora non conta più la sceneggiatura: invenzioni, fantasie, fiabe, miti e featuring lasciano spazio alla più intima presentazione di Leon Faun.
L’album, intitolato appositamente in maniera omonima con l’artista, è nato da una profonda esigenza di scrivere in modo sincero, di mostrarsi senza filtri nella semplicità di un ragazzo di vent’anni.
Ma era un ragazzo normale, un po’ goffo, un po’ strano a volte, di una banalità così tale che lo rendeva speciale, forse si dannava la notte, le storie lo cullavano, era più forte dell’arte, d’altronde. Ma era un ragazzo normale, ma troppo tardi lui se ne accorse.


Il viaggio comincia da Profezia e percorre varie tappe di rivelazione emotiva: partendo da una lotta di accettazione con la rabbia, arma a doppio taglio che in quest’album ha deciso di sfruttare quasi come una musa ispiratrice per la rivelazione di sé, prosegue scoprendo l’amore, la paura, l’incertezza, l’apatia.
Forse avrò un po’ di rabbia in corpo al funerale mio.
Il progetto è un giusto connubio di sensazioni e di generi: mantenendo il filone urban, emergono sfumature pop e hip hop, ma anche più profonde come nelle ballad “Fuga da Genova” e “Down”, brani in cui spiccano i sentimenti più tristi e malinconici della Canzone d’amore.

Privo di featuring, le uniche collaborazioni esterne sono nelle produzioni, volte a dare una sperimentazione variegata al disco e a mostrare una maturità nel suono grazie all’unione dei producer False e Duffy e alla collaborazione con Sick Luke in “Eterno”. L’esigenza di togliere le barriere in questo progetto gli permetterà di presentarsi al suo pubblico come Leon e non più come Fauno: tornare sul palcoscenico sarà un’emozione particolarmente importante per un artista sbocciato nel pieno della pandemia e attualmente si prospettano due appuntamenti live a Roma, il 10 maggio presso l’Orion Club, luogo della sua infanzia dove ha assistito a diversi concerti, e a Milano, il 12 maggio presso i Magazzini Generali.
Abituati a una frenesia di sceneggiature, di immagini splatter e surreali, di espressioni facciali estremizzate e virtuosismi artistici, ora Leon ci presenta la sua tela bianca da riempire con nuovi colori.