Nel cuore del programma J’Adore Napoli 2500, nato per celebrare i due millenni e mezzo della città, prende forma Napoli Infinita, il progetto editoriale e visivo ideato da Sabato De Sarno e realizzato da cratèra in collaborazione con NSS Edicola. Un libro–oggetto che non si limita a raccontare Napoli: la ascolta, la attraversa, la interroga. E, soprattutto, ne restituisce il respiro.

Da 2.500 anni ciò che chiamiamo Napoli è un organismo vivo, un nodo di memorie, una città plasmata da persone che hanno intrecciato in essa i propri gesti, i propri desideri, le proprie ferite. Tutto questo ha sedimentato un mistero: un enigma difficile da trattenere, fatto di mille voci. Nel tempo, questa complessità si è cristallizzata in immagini e cliché sempre più richiesti dal turismo globale, fotogrammi da cartolina che rischiano di ridurre l’immaginario partenopeo a una sintesi comoda e ripetuta.

Napoli Infinita nasce contro questa semplificazione. De Sarno prova a “sfogliare i sedimenti” di una città che non si lascia comprendere, ma solo attraversare; che non si giudica, ma si osserva. “Napoli è radice e contraddizione, invenzione e memoria. È un luogo che trattiene e allo stesso tempo lascia andare”, scrive nel manifesto del progetto. È il punto di partenza di un viaggio che si affida alle arti come metodo di indagine: la fotografia che incide e ferisce, la musica che incendia le notti, la scrittura che si fa carne, le immagini che diventano corpo.

Napoli infinita: una polifonia di sguardi

Il progetto riunisce alcuni tra i più interessanti artisti napoletani contemporanei, tutti legati al territorio per nascita o per scelta: la musicista La Niña, il regista Edgardo Pistone, il duo Bianco–Valente, l’artista Fabrizio Vatielli, i fotografi Ciro Battiloro ed Eleonora D’Angelo, le poesie di Francesca Colaps. Le loro visioni, divergenti e convergenti allo stesso tempo, compongono una polifonia che affonda nella memoria e nella materia della città.

Napoli appare così come un “teatro senza pareti”, un luogo dove il corpo è linguaggio primario, dove la gestualità è narrazione e il quotidiano performance involontaria. De Sarno, camminando come un flâneur tra musei, vicoli, palazzi e periferie, si apre alle vite degli altri: ascolta, accoglie, osserva. E in questo movimento lento e radicale trova un “piacevole stordimento”, quasi una sindrome di Stendhal, che gli permette di entrare nel ventre umano della città.

Tra parola e immagine: un libro come esperienza

Designer attento alla parola quanto all’estetica visiva, De Sarno costruisce un volume dove testo e immagine non sono elementi distinti, ma parti di un unico corpo narrativo. “La poesia è parola che evoca mondi immaginari e in questo libro tutto si fonde”, racconta. Napoli Infinita diventa così un oggetto da sfogliare e da abitare, un dispositivo sensibile che permette al lettore di percepire non solo ciò che Napoli mostra, ma ciò che trattiene.

Per De Sarno, che con questo progetto torna alla sua città d’origine, il libro è anche un atto personale: una ri-scoperta delle radici, uno sguardo rinnovato sul proprio luogo emotivo. Se dovesse descrivere questa esperienza con una parola sola, sceglierebbe “futuro”. E l’immagine che lo accompagna è una sola: «la folla», quel flusso incessante che anima Napoli e la rende un organismo in perpetuo dinamismo.

Una lettera d’amore che invita a guardare

Alla fine, Napoli Infinita è una dichiarazione d’amore. Un invito a guardare la città con occhi nuovi, senza aspettative né preconcetti, senza forzare definizioni. È un atto di fiducia in un luogo irriducibile ed eterno. Un racconto che non si chiude, perché Napoli non è mai la stessa.

È un canto millenario che continua a parlare. Basta fermarsi, e ascoltare.

Napoli Infinita: la città-mondo di Sabato De Sarno, un canto che non smette di risuonare