Non possiamo evitarla, e forse nemmeno lo vogliamo. Le pubblicità sanno come convincerci, conoscono i nostri punti deboli, mirano proprio lì, alle nostre emozioni. La musica è una componente fondamentale della pubblicità, quest’ultima sfrutta la prima per poter giungere alle nostre emozioni. Basta una melodia familiare, una canzone azzeccata, e il messaggio pubblicitario si imprime nella nostra mente. Alcuni jingle diventano iconici, certe colonne sonore evocano immediatamente un marchio, un prodotto, un’emozione.
Senza musica, la pubblicità perderebbe gran parte del suo potere persuasivo.

Il motivo per cui la musica classica trasmette calma, mentre la musica rock ci faccia sentire energici, ha una base biologica. Possiamo scegliere cosa guardare, perché il senso della vista è sotto il nostro controllo, ma non possiamo scegliere cosa ascoltare.

Non possiamo non ascoltare l’ambulanza che passa, il rumore delle macchine, il ticchettio di un orologio. Di conseguenza non possiamo evitare l’ascolto di una pubblicità, che venga trasmessa in radio o in televisione. Questo significa che, se veniamo improvvisamente esposti ad un brano che stimola un’emozione piacevole, anche solo per un attimo, finiremo involontariamente per associare quel sentimento a un determinato oggetto.

La musica crea un’identità emotiva per il prodotto, influenzando la percezione del pubblico. È tutto calcolato, le aziende scelgono con cura i brani, sia in base a quale tipo di emozione voglio creare, sia anche sulla selezione del  tipo di pubblico a cui vogliono arrivare. Vari studi e ricerche negli corso degli anni, hanno classificato la musica pubblicitaria in tre categorie:

1. Brani originali
2. Cover
3. Inediti

Le prime due categorie comprendono brani già esistenti che sono considerati storicamente e culturalmente importanti. Si tratta perciò di brani conosciuti da ogni generazione, o perché tramandati in quanto canzoni folkloriche, o perché sono delle hit famosissime. 

Sono molto utilizzate anche cover di canzoni, queste vengono infatti rallentate, rese più veloci o reinterpretate per adattarsi al messaggio da trasmettere.

Nella categoria degli inediti sono presenti brani musicali creati appositamente per una determinata pubblicità. Questi possono essere dei frammenti solo strumentali o veri e propri jingle capaci di riassumere il concept del prodotto in pochi secondi. Si pensi, ad esempio, al motivetto “I’m Lovin’ It” di McDonald. 

Ma quali generi musicali vengono associati a quale tipo di pubblicità? Ogni genere musicale trasmette sensazioni diverse: il rock comunica energia, forza, quel tocco di ribellione e carattere; la musica classica richiama eleganza e raffinatezza, spesso utilizzata per prodotti di lusso o destinati a un pubblico elitario; il jazz evoca relax e atmosfera sofisticata, mentre il pop è sinonimo di modernità, leggerezza e festa. Ogni brano musicale è usato per i riferimenti e i significati che richiama al di fuori del testo. 

Un caso particolare ed emblematico sono le pubblicità di prodotti culinari. In queste, l’accompagnamento musicale è spesso affidato a grandi artisti del jazz e del soul, come Etta James, Ella Fitzgerald o Frank Sinatra. Questo solleva una domanda: perché questi generi musicali vengono costantemente associati a questa tipologia di prodotti? D’altronde, sarebbe insolito trovare brani rock o canzoni dei Black Eyed Peas a supporto della promozione di un nuovo robot da cucina tecnologico.

La scelta musicale nelle strategie di marketing non è casuale, ma segue dinamiche precise, rispecchiando schemi consolidati della percezione musicale e rispondendo a codici metafisici legati ai cliché e alle regole standard della comunicazione pubblicitaria. Siamo invasi da annunci pubblicitari, ed è quasi impossibile non lasciarsi coinvolgere dallo status sociale che questi prodotti incarnano. 

Il potere invisibile della musica nelle pubblicità