Ad agosto, complice il caldo che rallenta il ritmo e la voglia di viaggiare che accelera, certe notizie passano quasi inosservate — eppure meritano una sosta. Come quella del Hollywood Premiere Motel, appena diventato monumento storico di Los Angeles.
Nonostante le recensioni online lo dipingano come un’esperienza che nemmeno il più avventuroso dei viaggiatori consiglierebbe, il Consiglio Comunale l’ha voluto salvare. Non per i suoi materassi o la colazione (inesistente), ma per la sua anima: quella che profuma di anni ’60, di piscine azzurre viste dalla strada e di insegne al neon che promettevano “Vacancy” con l’ottimismo di un’epoca in cui l’auto era simbolo di libertà.

La nascita di un’icona: il motel
I motel nascono negli Stati Uniti negli anni ’20 come “motor hotels” — una soluzione veloce ed economica per i viaggiatori in auto. Ma è nel secondo dopoguerra, tra anni ’50 e ’60, che esplodono davvero: il boom dell’automobile, le autostrade appena costruite e il desiderio di libertà creano il terreno perfetto.
Il Hollywood Premiere Motel, costruito negli anni ’60 dall’architetta Joyce Miller, ne è un esempio perfetto: due piani di camere disposte a U, parcheggio centrale, piscina protetta da un basso muro in cemento traforato, insegna Googie-style che sembra voler competere con le stelle del cielo di Los Angeles. Era funzionale, riconoscibile, immediato. Un luogo di passaggio che, come molti motel di quell’epoca, puntava più sull’impatto visivo che sul lusso.



L’estetica Googie dei motel e l’ottimismo americano
Lo stile Googie, nato in California negli anni ’40, era un inno all’era spaziale: forme geometriche ardite, colori vivaci, frecce e curve che sembravano puntare al futuro. Nei motel significava insegne giganti, lettere luminose, colori saturi e promesse scritte in maiuscolo: “POOL”, “VACANCY”, “AIR CONDITIONED”.
Era un linguaggio architettonico pop, pensato per attirare l’occhio dei guidatori a distanza, prima ancora che decidessero dove fermarsi.
E così, chilometro dopo chilometro, quei neon hanno segnato l’immaginario di intere generazioni. I motel sono diventati scenografie perfette per film, serie TV e videoclip: dal Bates Motel di Hitchcock, simbolo di inquietudine, alle atmosfere sospese di Twin Peaks, fino alle fughe polverose di Thelma & Louise o alle visioni oniriche di Paris, Texas. Il Hollywood Premiere Motel, in particolare, ha fatto da sfondo a Fargo, NCIS: Los Angeles e persino a un videoclip di Justin Timberlake.

Il fascino della decadenza
Oggi molti motel vivono in una condizione ambigua: non abbastanza moderni per competere con le catene, non abbastanza “autentici” per il turismo di lusso. Alcuni vengono ristrutturati e trasformati in boutique hotel dall’aria vintage, altri restano immobili, come foto sbiadite di un’epoca che non tornerà.
Eppure proprio questa patina di decadenza li rende irresistibili: l’insegna con metà delle luci spente, la piscina vuota, la macchina parcheggiata davanti a una porta chiusa da tende spesse. Luoghi che sembrano pieni di segreti.
Il consiglio comunale di Los Angeles, dichiarando monumento il Hollywood Premiere Motel, ha salvato non solo un edificio, ma un simbolo. Perché i motel non sono solo posti dove dormire: sono frammenti di paesaggio americano, custodi di storie anonime, a volte allegre, a volte cupe.



Perché ci piacciono ancora
Nell’epoca delle prenotazioni con cancellazione gratuita e delle recensioni da cinque paragrafi, i motel restano un’esperienza diversa. Non li scegli per la colazione a buffet o il centro benessere, ma per quello che rappresentano: la libertà di fermarti quando vuoi, l’idea che il viaggio sia ancora pieno di possibilità.
Come ha detto un consigliere comunale di L.A. a proposito del Hollywood Premiere Motel: “Può avere 1,7 stelle su Tripadvisor, ma non giudichiamo i nostri monumenti dal numero di fili del lenzuolo.”
E forse vale anche per i nostri viaggi: non li misuriamo dal comfort, ma dalle storie che ci portiamo a casa.