Sopravvivenza: thx to our body

Durante la morte non possiamo fare altro che – far vibrare il corpo.
In maniera estenuante, fino alla fine. Continuare.

Le unghie rosse dei piedi, quelle delle mani – affilate, un maglioncino verde a costine. 

Mentre ci sediamo a terra, in cerchio intorno alla scena, un corpo trascina un altro corpo semi-morto. Il volto di quello trascinato è coperto da un casco dorato, riflettente – medievale, attuale. 

Sono due i performer sulla scena, c’è una pedana, un microfono arrotolato perfettamente e, fuori campo, un grosso sound system. 

Il ritmo parte. 

Un ritmo anomalo, asimmetrico, ostinato e zoppicante.

Short Theatre 7 settembre 2026
Foto di C. Pajewski

Gli schemi ritmici di Mirlitons

Si tratta del settenario, gli odd rhythms. Il fulcro e insieme la sfida tecnica di Mirlitons sono proprio questi schemi ritmici a sette tempi come mi accenna Hainaux alla fine dello spettacolo vicino al banchetto in cui vendevano i loro componimenti poetici e il poster del tour italiano (che mi sono fatta autografare da fan che non sono mai). 

Nella danza e nella musica occidentale siamo abituat* a pensare in due o in quattro; il sette introduce invece una stortura, qualcosa che non torna mai del tutto e che costringe il corpo a stare all’erta.

Il sette viene scandito contemporaneamente attraverso due estremità anatomiche opposte, da un lato i piedi di Chaignaud che martellano il pavimento con tacchi e punte ferrate, e dall’altro, l’apparato vocale di Hainaux, dove le labbra percuotono il microfono per le azioni attivate dal diaframma, i respiri, colpi: il beatbox.

La forza esplosiva di Hainaux e Chaignaud

Aymeric Hainaux è il ritmo melodico vivente, il sound designer live in scena. François Chaignaud è il contro-ritmo e il movimento; Hainaux il contro-movimento. 

È nella compresenza dei due che la resistenza dei loro corpi si incontra, nella loro forza esplosiva. 

I loro corpi sono allenati, forti, presenti, vivi, capaci, pieni. Sono il fulcro di tutta la questione drammaturgica di Mirlitons. Il fatto stesso di mettere tutte queste abilità dentro un dispositivo-corpo ci rende magnificamente consapevoli della ricchezza e dell’esuberanza che possiamo ancora avere, nonostante i tempi che ci sfiniscono. 

Short Theatre 7 settembre 2026
Foto di C. Pajewski

Il caos ipnotico di Mirlitons

È un lavoro sulla necessità fisica di fare, battere, resistere e produrre rumore, tra contaminazioni di teatro, circo, troubadours, artisti* di strada, flamenco, tip tap, concerto punk e medioevo polifonico a due voci – dove Chaignaud risuona attraverso i piedi (e poi un bastone) e Hainaux con la voce e un’asta colma di campane e campanelli. 

La drammaturgia sembra avanzare per contrasti, il corpo che prima era trascinato alla fine trascinerà l’altro. La durezza del ritmo sparirà nella delicatezza del canto a cappella. Per poi tornare, nel finale, a sfinire i performer fino alla chiusura dietro il soundsystem. 

Esplorano la fisicità della produzione sonora entrambi impegnati nella creazione del suono ma completamente in dialogo condividono lo stesso spazio, lo stesso tempo e la stessa fatica, fino a rendere quasi indistinguibile il tutto. 

Un caos ipnotico che si scioglie nel momento in cui arriva l’acqua che bagna i corpi (già molto sudati) e ossigena gli stessi.

Mirlitons è dunque potente: ed è riconosciuto dal pubblico che applaude entusiasta, continuando sempre più all’arrivo del cagnolino di Chaignaud, che, non troppo spaventato, è abituato al successo dello spettacolo.

Mirlitons di François Chaignaud e Aymeric Hainaux a Short Theatre 2026