Miley Cyrus ha sempre fatto della trasformazione un’arte. Ora, con la nuova campagna Autunno/Inverno 2025 di Maison Margiela, porta questa sua attitudine al limite: diventa tela vivente. Negli scatti di Paolo Roversi, la cantante indossa i capi della nuova collezione ma appare anche dipinta di bianco, come se il suo corpo fosse un prolungamento dei tessuti. In alcune immagini emergono i celebri stivali Tabi e la borsa 5AC, che si intrecciano con l’iconico bianchetto introdotto da Martin Margiela negli anni Ottanta: cancellare per ricostruire, consumare per dare nuova vita.
“Standing naked for a fashion campaign felt major… Margiela and I became one,” ha raccontato Miley. Ed è proprio questa fusione a rendere il progetto potente: la maison, oggi guidata da Glenn Martens, sta cercando nuove connessioni con la cultura pop, senza perdere la sua anima concettuale. Miley Cyrus, icona camaleontica che ha attraversato fasi punk, glamour, rock e couture, è la musa perfetta per incarnare questa dialettica tra memoria e metamorfosi.
Non è la prima volta che la moda diventa parte della narrazione di Miley. Dai look ribelli con cui ha rotto col passato Disney alle scelte audaci sul palco e ai Met Gala, l’artista ha sempre usato i vestiti come linguaggio, come dichiarazione identitaria e politica. Margiela, con i suoi capi che mostrano cuciture a vista, segni d’usura e pieghe come tracce del tempo, parla la stessa lingua: quella della verità dietro l’apparenza, della bellezza che non teme l’imperfezione.
Il risultato è una campagna che non si limita a mostrare abiti, ma interroga lo spettatore. Chi è Miley Cyrus se non un’icona capace di rinascere infinite volte? E chi è Margiela se non una maison che fa dell’anonimato e della trasformazione la sua essenza più profonda? In questo incontro, corpo e tessuto si fondono, e la moda si fa arte della memoria.