La rubrica “Manifesti in pillole” di Sofia Caprioglio nasce con l’obiettivo di ricreare quella prima curiosità di quando la cartellonistica ha iniziato a comparire nella società, riportando alla memoria alcune casistiche e grafiche iconiche che hanno fatto la storia. Dopo aver analizzato il Caso Olivetti, la quarta puntata analizza la figura di Henri de Toulouse-Lautrec e come i suoi manifesti raccontano non solo la sua arte ma la sua vita.

Nella Belle Époque di fine Ottocento, le notti parigine si animano di luci, suoni, colori che avvolgono e trattengono i nottambuli fino all’alba. Teatri, cabaret e cinema si riempiono di borghesi, di artisti, di dame dai vestiti e cappelli ingombranti, tutti sciacalli assetati di piacere e divertimento. In questo contesto eccentrico ed esuberante, Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) fa il suo ingresso e ne viene completamente risucchiato, e insieme a lui la sua arte.

Chi era Toulouse-Lautrec

Aristocratico sulla carta, bohèmien nell’anima, Toulouse-Lautrec è stato un talentuoso pittore post impressionista, che con solo una trentina di manifesti ha rivoluzionato la concezione artistica della grafica, permettendo, quindi, di iniziare a parlare di “arte del manifesto”. Ogni litografia “toulousiana” è il frutto del suo genio creativo e della sua storia, mescolando creatività ed emozioni, immagini e vita vissuta. Ciascun manifesto, infatti, può essere letto come la pagina di un libro che racconta ciò che vedeva, che conosceva, che ammirava, e che immaginava, traendo ispirazione soprattutto dalle relazioni che instaurava nei café-chantants di Montmartre, luogo ben lontano dal mondo nobiliare cui appartengono le sue origini e in cui, finalmente, si era potuto sentire libero di esprimersi.

Henry Toulouse-Lautrec

1. Il primo manifesto di Toulouse-Lautrec: Moulin Rouge. La Goulue (1891)

Il primo approccio di Toulouse-Lautrec alla litografia porta la nascita del manifesto Moulin Rouge. La Goulue (1891), commissione data dal direttore del locale all’artista francese per pubblicizzare lo spettacolo di can-can che vedeva protagonisti la ballerina soprannominata La Goulue e il suo partner Valentin le Désossé. Nonostante sia il primo esperimento litografico, il risultato non solo soddisfa il cliente, ma una volta affisso per le strade parigine attira notevolmente l’attenzione dei passanti e la firma dell’artista inizia a essere conosciuta.

Quest’opera grafica dà inizio non solo al rapporto Lautrec-litografia, ma introduce anche una nuova composizione visiva: l’originalità, infatti, consiste nel taglio fotografico di tutta la scena, che nasconde il proseguimento delle figure fuori dal foglio. Come se si guardasse una fotografia, ci si trova di fronte a una finestra dalla quale, affacciandosi, si ammira il dialogo danzante di due ballerini e tutt’attorno una folla di gente che segue lo spettacolo. Il risultato è una sequenza di piani da cui emergono parole che seguono il movimento di figure dominanti dal taglio esasperato e che si contrappongono a silhouette più piccole poste sullo sfondo.

2. Ambassadeurs. Aristide Bruant (1892)

La vita sfrenata dell’artista lo accompagnava assiduamente dei locali parigini, dove veniva catturato dalla frenesia e dalla sregolatezza di tutti gli avventori che, come lui, si rifugiavano in questi angoli di piacere per fuggire dalla marginalità sociale. Ed è tra bicchieri di assenzio e balli slanciati che Toulouse-Lautrec conosce altre anime anticonformiste, tra cui il cabarettista Aristide Bruant, con cui nasce un sincero legame di amicizia e una serie di manifesti realizzati per pubblicizzare il cantautore. Nella litografia più famosa, intitolata Ambassadeurs. Aristide Bruant (1892), come un viaggiatore che mira alla sua meta, il cabarettista viene rappresentato con aria fiera e convinta per promuovere il suo spettacolo nel locale Les Ambassadeurs, uno dei più rinomati a quel tempo nel sobborgo di Montmartre.

La resa determinata del viso dello chansonnier rappresenta la sua vera personalità in quanto Bruant si impose sul proprietario del locale, accettando l’invito nel suo café-chantant solo se avesse promosso lo spettacolo con il disegno del suo amico pittore e cartellonista. Questa pagina del libro racconta che Toulouse-Lautrec non si limitava a ritrarre ciò che vedeva e conosceva, ma nell’atto del disegno inseriva anche una componente empatica, intima e psicologica.

Ed ecco che i suoi manifesti ritraenti gli artisti della notte si trasformano in ritratti introspettivi, da cui faceva trapelare tutte le sensazioni che quel personaggio gli lasciava. Di conseguenza, i manifesti fatti per Aristide Bruant mostrano tutti un uomo determinato, consapevole delle sue abilità da intrattenitore e, soprattutto, un fedele amico che innalza la sua arte ma anche quella degli altri.  

3. Jane Avril, 1893

I manifesti di Toulouse-Lautrec erano dominati da figure femminili, principalmente soubrette di locali dove si esibivano e dove l’artista stesso si dilettava. Jane Avril fu una delle stelle più celebri del Moulin Rouge, e incantava uomini e donne con il suo can-can. Degli ammiratori faceva parte anche il pittore, attirato dai suoi movimenti danzanti: l’amicizia che nasce tra i due artisti è deducibile dai numerosi manifesti ritraenti la ballerina e da come la sua figura trionfa e regna nelle litografie firmate Toulouse-Lautrec.

Tra questi, il manifesto del 1893 a lei dedicato, la ritrae come unico elemento colorato durante uno dei suoi balli, facendo ricadere il focus principale su di lei nonostante non appaia in primo piano, dove, invece, è raffigurata la mano di un musicista che impugna uno strumento a corde e ingloba con una cornice tutto il palco, regno indiscusso della soubrette. L’utilizzo di pochi colori dovuti al processo litografico, unito a un’invenzione compositiva originale, rende la grafica un vero e proprio capolavoro dell’arte del manifesto.

4. Le Divan Japonais, 1893

Un’altra litografia dove Jane Avril compare protagonista dell’intera composizione è Le Divan Japonais (1893), altra firma al successo di Toulouse-Lautrec. Realizzato per l’omonimo locale sito in Montmartre, questo masterpiece raffinato fa emergere altri aspetti particolari legati all’arte “toulousiana”.

Ciò che caratterizza maggiormente questo manifesto non è il contenuto, quanto la forma: ispiratosi agli interni del locale di richiamo giapponese, stile molto in voga a quel tempo, l’artista ha voluto proiettare l’ambiente orientale in tutti gli elementi componenti della grafica, utilizzando forme sinuose e vertiginose. Anche il profilo della soubrette, che posta in primo piano domina la scena mentre si gode lo spettacolo in compagnia di un uomo, rimanda a quello stile elegante, delicato e serpentinato, insieme agli strumenti musicali in secondo piano. Ne consegue un punto di vista fotografico dinamico e animato da movimenti puliti suddivisi su diversi piani.

La ventata rivoluzionaria che Henri de Toulouse-Lautrec ha portato nel mondo della grafica e dei manifesti è stata così impattante da arrivare fino al contemporaneo, nonostante la breve vita dell’artista. Ciò che lo ha contraddistinto dagli altri geni creativi del suo tempo e di quelli futuri è stata la concezione dei suoi disegni: in essi lui non vedeva un progetto, ma delle anime bidimensionali dalla forte personalità che una volta esposte prendevano vita, uscivano dal foglio e invitavano i passanti a unirsi nella movida notturna, permettendo loro di sentirsi finalmente liberi.

I manifesti di Toulouse-Lautrec come pagine della sua storia