Dopo la panoramica dello scorso anno, dal 15 al 19 gennaio 2026 il design internazionale torna a farsi centro pulsante di innovazione a Maison&Objet, il salone parigino che intercetta il futuro del design contemporaneo. Sotto il tema principale “Past Reveals Future”, la manifestazione esplora il modo in cui tradizione artigianale e ricerca tecnologica si intrecciano per dare forma a un nuovo lessico progettuale.
Quentin Hirsinger e matériO’ a Maison&Objet
Tra i protagonisti di questa riflessione c’è Quentin Hirsinger, fondatore di matériO’, la più importante biblioteca mondiale dedicata ai materiali innovativi. Da anni Hirsinger lavora sul confine tra scienza, design e industria, mappando materiali in costante mutazione. Il suo approccio non è mai puramente tecnologico: per lui il materiale è un racconto in potenza, un punto di incontro tra istinto, ricerca e immaginazione. Non a caso parla di material instinct: una forma di conoscenza che nasce tanto dall’osservazione scientifica quanto dalla curiosità primordiale verso il nuovo e inesplorato.



Translucidity di Hirsinger
Per Maison&Objet 2026, Hirsinger è curatore di Translucidity, uno spazio concepito come un moderno “cabinet of curiosities”: non una semplice esposizione, ma un laboratorio sensoriale e mentale. Qui i materiali non vengono presentati per ciò che sono, bensì per ciò che evocano, per il modo in cui interagiscono con la luce, con il corpo, con l’ambiente circostante. Il concetto di “translucidity” nasce dall’unione di trasformazione e lucidità: una condizione intermedia, fluida, che evoca la duttilità del materiale di saper interagire e trasformarsi mutevolmente. Una metafora anche del nostro tempo, incerto, indefinito, illuminato solo parzialmente dalle effettive complessità del vivere contemporaneo.


Uno sguardo ai materiali
Tra i materiali in primo piano spiccano alcuni tasselli chiave del futuro del design.
Il mycelium, la struttura radicale dei funghi, si afferma come una delle biomaterie più emblematiche di questa nuova era. Naturale, biodegradabile, coltivabile senza sprechi, il micelio può essere modellato in forme complesse e leggere, trovando applicazione nell’architettura, nell’arredo e negli oggetti.
I pigmenti batterici rappresentano un’altra frontiera radicale: colori generati da organismi viventi, capaci di sostituire i tradizionali coloranti petrolchimici, spesso altamente inquinanti. Qui il colore smette di essere un rivestimento e diventa un processo biologico mutevole, capace di mettere in discussione l’idea stessa di permanenza estetica.
Le alghe e le biomasse marine si impongono come risorsa ecologica trasversale: dalla costruzione alla moda, fino agli oggetti di uso quotidiano. Crescono senza consumo di suolo fertile, assorbono CO₂, non richiedono acqua dolce e offrono una materia prima sorprendentemente versatile. In Translucidity, queste biomaterie raccontano un design che guarda agli oceani non come riserva da sfruttare, ma come ecosistema da interpretare e proteggere.


Maison&Objet come laboratorio di idee
Accanto a queste, fibre vegetali, biocompositi e materiali riciclati di nuova generazione compongono un panorama che segna una rottura netta con l’approccio “usa e getta”. La loro presenza a Maison&Objet non è decorativa né simbolica: è la manifestazione concreta di una transizione verso cicli produttivi più responsabili, circolari e rigenerativi.
Come afferma lo stesso Hirsinger, i materiali non sono più superfici passive da dominare, ma interlocutori protagonisti del progetto: reagiscono alla luce, all’umidità, al tempo, introducendo nel design una dimensione quasi relazionale.
Maison&Objet 2026 si conferma così non solo una fiera di tendenze, ma un laboratorio di idee radicali, dove il materiale diventa narratore e ponte tra passato e futuro. In un’epoca in cui estetica e sostenibilità non possono più essere disgiunte, l’innovazione materica non è un orpello del futuro, ma il nuovo cuore pulsante del design contemporaneo.