Cosa succede quando un oggetto non è ciò che sembra? Il design si fa lookalike – inganno visivo, illusione delle nostre aspettative, gioco percettivo. In un’epoca in cui il reale è continuamente manipolato, il design risponde con la stessa moneta: non più semplice forma-funzione, ma una messinscena che inganna, diverte e invita a riflettere sul significato delle cose, oltre il visibile. L’apparenza diventa narrazione complessa, un gesto che disillude le aspettative e affascina, proprio come un trucco di magia. 

Ecco sette progetti che incarnano questo spirito illusorio, un modo per spostare lo sguardo, per rompere la routine visiva e far emergere un senso nuovo. Dove un tappeto diventa rigido e può diventare tavolo, il sale può farsi cemento, e un lingotto può smettere di essere simbolo di potere per diventare semplice seduta. 

1. Alessandro Isola – Stumble Upon Coffee Table

Il tappeto è un corpo fluido, si adatta alla superficie e ne nasconde le crepe. Stumble Upon di Alessandro Isola, invece, diventa una piega del libro che emerge da terra, per diventare tavolo. L’inciampo, una piega, diventano gesti progettuali per Isola che trasforma un tessuto in struttura rigida: è lì che l’illusione collassa e si ricompone come design funzionale. Un’illusione che invita a riflettere su quello che è nascosto, letteralmente, sotto il tappeto.

2. Anne Deppe – Viie Vases

Il minimalismo nordico si confonde con una delicata fanciullezza. In Viie Vases di Anne Deppe la ceramica si maschera da caramelle, in corpo leggero e spensierato. Le pieghe morbide, quasi tessili, si increspano attorno alla forma solida, ingannando l’occhio con un effetto trompe-l’œil. La materia elegante, che confonde senso e tatto, ridisegna l’idea stessa di oggetto decorativo.

3. Jinil Park – Drawing Series

Qui il paradosso è visivo e concettuale. Jinil Park realizza sedie, tavoli e lampade che sembrano usciti da uno schizzo a penna. Le linee sottili in metallo nero imitano con perfezione la casualità di un disegno fatto a mano, con tanto di tratteggi e “errori” intenzionali. L’effetto è straniante: ci si aspetta che l’oggetto svanisca alla prima folata di vento, che sia incorporeo, bidimensionale, lo scarabocchio di un bambino. E invece, è lì. Funzionale, tridimensionale. Un’illusione che vive tra bidimensionalità e realtà.

 4. Muddycap – Graffiti Chair

Graffiti Chair vive a metà tra l’arte di strada e il design sperimentale. Linee bold, colori saturi, ironia pop: la sedia sembra un murales staccato da un muro e piegato in tre per accogliere il corpo. È ribellione estetica e dichiarazione di stile, ma è anche un’illusione: una forma astratta, un’illusione che gioca con la prospettiva e che invita ad osservare le cose da vicino, perché da lontano niente è ciò che sembra.

5. Erez Nevi Pana – Salts

L’apparente fragilità che trasforma sgabelli in nuvole, grazie ad un processo chimico complesso e sorprendente. Il designer Erez Nevi Pana ha costruito sgabelli assemblando pezzi di legno tenuti insieme da una colla vegetale estremamente debole. Una struttura instabile, deliberatamente fragile, immersa nelle acque del Mar Morto. Il sale ha ricoperto le superfici, cristallizzandole fino a renderle solidissime. Così, ciò che sembra fragile diventa solido, ciò che è scarto diventa bellezza, e l’illusione si fa maestra di ingegno e sostenibilità.

6. Atelier Biagetti – Lingotto (Gold Series)

L’ossessione del denaro: il tema centrale di Lingotto, della serie GOD, di Atelier Biagetti, che si svela essere una semplice panca. La forma è monumentale, il design pulito e provocatorio, un messaggio che si presenta nella sua essenza senza mezzi termini: un oggetto funzionale che diventa simbolo critico. Il lusso qui è dissacrato, ironizzato, esageratamente ridondante.

7. Nika Zupanc – Melt Me per Driade

La collezione Melt Me è un carnevale pop in miniatura: rossetti oversize diventano portagioie, ciliegie dimezzate si trasformano in vassoi, mezzi cuori trafitti nascondono zuccheriere. Nika Zupanc si muove tra femminilità caricaturale e citazionismo pop, confezionando oggetti che sembrano usciti da una favola futurista. L’illusione è doppia: estetica e simbolica. Ogni pezzo è un gioco, una sfida alla logica, un pretesto per interrogarsi sulla natura dell’oggetto e sul ruolo dell’immaginazione nel design.

In tutti questi progetti, l’illusione non è mai fine a sé stessa. È un modo per spostare lo sguardo, per rompere la routine visiva e far emergere un senso nuovo. Perché, in fondo, l’illusione più grande è credere che le cose siano solo quello che sembrano.

Lookalike: il design delle illusioni