In mezzo al rumore assordante del benvenuto partenopeo al 2025, c’è una voce nostalgica che si avvicina al Golfo di Napoli e canticchia piena di gioia il suo ritorno a casa. È quella di LIBERATO che, senza grandi annunci, pubblica il terzo capitolo della sua storia all’alba del nuovo quarto di secolo e torna, così, a casa.

Il cantante apre “O Diario” (che è anche il titolo del pezzo di chiusura), e riprende il racconto da dove l’aveva interrotto l’ultima volta, ma non prima di riportarci al luogo dove tutto era, è e sarà: Napoli. Il primo degli otto brani più uno, Lucia (stay with me), edito da maggio dello scorso anno, è proprio Turnà: un reminder alla geografia del suo amore, dei suoi affetti, dei suoi dolori e delle sue dipendenze; una delle tante dediche alla sua città, composta campionando un verso della cantante partenopea Teresa de Sio sul giro di accordi di “Don’t cha” delle Pussycat Dolls, che è tutto il suo universo. Forse perché ben conscio che, se non esistesse Napoli, non esisterebbe nemmeno lui.

Stavolta LIBERATO apre ancora di più le porte del suo mondo interiore e delle sue fragilità, invitandoci a passeggiare sul lungomare insieme a lui per una chiacchierata tra inguaribili romantici. Perché se c’è una cosa che le sue strofe non perdono mai, nonostante le delusioni cocenti, è la speranza che tutto possa avere ancora una possibilità.  

E così anche brani apparentemente malinconici, primi fra tutti “A ‘Mbasciata e Novembre“, esorcizzano più che lamentano, e finiscono per lasciare addosso a chi li ascolta un segno dolce e luminoso. Dopotutto, se LIBERATO è Napoli e, simbolicamente, anche un po’ viceversa, la sua musica non può che esplorare il fascino delle contraddizioni e raccontarci il caos, l’ingiustizia e la paura su atmosfere uptempo che, alla fine, ci fanno stare bene.

Liberato torna a casa, anche se non se ne era mai andato