In esposizione dal 2 ottobre 2025 al 15 febbraio 2026, la più grande retrospettiva mai dedicata all’artista: Tate Britain celebra la figura di Lee Miller, icona della fotografia del ventesimo secolo.
La selezione di oltre 250 opere, che comprende materiali mai esposti e straordinari pezzi di archivio, permette di immergersi completamente nell’universo dell’artista, e costruisce il ritratto di una vita vissuta davanti e dietro la lente della fotocamera.


Permission for usage must be provided in writing from Scala
2. Lee Miller model (Elizabeth Cowell) wearing Digby Morton suit, London 1941
Copyright Lee Miller archives, England 2025
Lee Miller da New York a Parigi
Lee Miller (Poughkeepsie, 23 aprile 1907 – Chiddingly, 21 luglio 1977) inizia la sua carriera come modella nella New York degli anni Venti, diventando rapidamente uno dei volti più ricercati della scena: si trasferisce nel 1929 a Parigi, ed è nella ville lumière che lei stessa prende in mano la macchina fotografica, e inizia a sperimentare nel campo della fotografia surrealista d’avanguardia. Suo grande collaboratore è, in questo periodo, Man Ray, e il sodalizio artistico dei due dà vita ad alcuni dei lavori più interessanti della stagione surrealista.



Il periodo di Lee Miller al Cairo
Tra la collaborazione con Ray, l’ingresso nell’orbita di Vogue e la partecipazione al cinema surrealista di Jean Cocteau – in Le Sang d’un poète (1930), film di cui la mostra presenta alcuni spezzoni – l’energia creativa di Lee Miller conquista Parigi. Tornata a New York nel 1932, fonda qui il proprio studio fotografico, per poi spostarsi qualche anno dopo al Cairo: qui, la macchina fotografica diventa un vero e proprio strumento di esplorazione, e, tra viaggi e vita quotidiana, Miller cattura l’essenza dei luoghi che visita in scatti dal sapore unico.



Il periodo londinese
Nel 1939, poi, si stabilisce a Londra, tornando alla fotografia di moda e a lavorare per British Vogue. É, però, durante gli anni della guerra che la sua arte assume un valore del tutto nuovo, nello straordinario ritratto che Lee Miller fa della vita nella capitale inglese durante la guerra.

L’esposizione alla Tate Britain
La Tate Britain fa, sotto questo aspetto, particolare attenzione a trasmettere al visitatore il potere di immagini, quali You will not lunch in Charlotte Street today (1940), che raccontano l’assurdità e la crudità della quotidianità bellica: è così che la fotografa diventa una delle prime, e poche, croniste femminili del conflitto, raccontato in tutti i suoi aspetti, dalla vita civile sotto i bombardamenti fino alla liberazione dell’Europa.
A chiudere la retrospettiva, esposizione che racconta la vita di una donna e della sua arte, uno dei pochi autoritratti che Lee Miller ci ha lasciato: una fotografia che la ritrae, circondata da opere, nello studio londinese di Oskar Kokoschka.